27 settembre 2020
Aggiornato 19:00
Per M5S solo ora il PD si accorge che la Boldrini è di parte

Dadone: «Contro di noi la ghigliottina, ma sulla RAI Boldrini ha ragione»

La presidente della Camera, Laura Boldrini, ospite della trasmissione «DiMartedì» gela la fretta di Renzi nel procedere al decreto sulla riforma Rai: «Il decreto si deve fare quando c’è materia di urgenza». A commentare le parole della Boldrini, Fabiana Dadone, M5s: è un diritto della presidente esprimersi riguardo le riforme, ma avrebbe dovuto farlo prima.

ROMA«Sono due anni che di fatto non ha proferito verba», Laura Boldrini, «è stata anche una presidente che finora non ha mai praticamente tutelato le opposizioni», «avrebbe dovuto già dire qualcosa dall'inizio», preferendo, invece, assecondare il governo. A parlare è Fabiana Dadone, capogruppo M5s alla Camera, che, in un'intervista rilasciata al DiariodelWeb.it, 'difende' la presa di posizione di Laura Boldrini, che, ospite della trasmissione Rai 'DiMartedì' gela il premier sulla possibilità di decretare la riforma Rai.

BOLDRINI IN RITARDO - «Io dico che non toccherà a me difendere una presa di posizione della presidente Boldrini – continua la deputata grillina –, perché è stata anche una presidente che finora non ha mai praticamente tutelato le opposizioni. Anche quando avrebbe potuto esprimersi, ad esempio sull'Imu Bankitalia mise la ghigliottina, scegliendo lei di farlo. Detto questo, però, in effetti ci sono dei problemi che sono evidenti, sotto gli occhi di tutti e, quindi, è legittimo che una presidente della Camera esprima una posizione in merito. Anzi, avrebbe dovuto farlo molto molto tempo fa, in realtà. Lei segue la programmazione dei lavori della Camera, per cui si rende conto che c'è una decretazione che è esagerata e che, di fatto, il governo ingolfa costantemente i lavori. Sicuramente ci saremmo aspettati già due anni fa un atteggiamento tutelante nei confronti delle opposizioni e meno nei confronti del governo e della maggioranza».

COMPITO PRESIDENTE E' SUPERVISIONARE LAVORI - Quindi, in realtà, in qualità di presidente della Camera, Laura Boldrini con le considerazioni espresse in merito alla riforma Rai, starebbe facendo quello che dovrebbe fare: «Assolutamente sì. Lei avrebbe dovuto già dire qualcosa dall'inizio – spiega il capogruppo alla Camera di M5s –. Di fatto lei deve supervisionare l'andamento dei lavori della Camera, deve garantire un calendario dei lavori che tuteli le opposizioni. Mentre, di fatto, dei provvedimenti dell'opposizione non si sa mai praticamente nulla, proposte dirette dei parlamentari non ci sono perché il governo continua a fare decreti su decreti su decreti. È pur vero che compete al Capo dello Stato, non è proprio titolata lei a prorompere sulla decretazione d'urgenza, però è legittimo che possa esprimere un'opinione del genere. A me fa un po' ridere vedere che la maggioranza fino a ieri ha difeso la Boldrini soltanto perché non si era espressa, ha sempre fatto quello che loro si aspettano da lei, e a questo punto, invece, sono tutti attenti a tutelare le varie prerogative del presidente della Repubblica, della Cemera e dell'opposizione». Quindi le dichiarazioni della Boldrini possono essere inscritte nelle sue prerogative, costituzionalmente?​«Io direi che ci sono dei campi che sono molto regolamentati dalla Carta costituzionale e dai regolamenti, che vengono costantemente violati. In una fase come questa, a mio parere è legittimo che lei possa dire quello che pensa. Non ci vedo assolutamente niente di assurdo. Vorrei che prendesse a questo punto posizioni molto più nette quando si fanno le calendarizzazioni durante le conferenze con i capigruppo».

OPPOSIZIONI MAI TUTELATE PRIMA - Per la grillina, la presidente della Camera ha sempre evitato di tutelare le opposizioni, dunque, la presa di posizione dimostrata negli ultimi giorni non è altro che un atto dovuto: «Sono due anni che di fatto non ha proferito verba e quando c'è stato da prendere una decisione come quella dell'imu Bankitalia, lei ha scelto di mettere la ghigliottina e l'ha fatto senza preoccuparsi di nulla. Quindi ha scelto di porre fine a una discussione che le opposizioni avevano portato avanti nel rispetto del regolamento e la Boldrini di fatto ha preso una decisione arbitraria, che avrebbe potuto evitare, pur di non portare un decreto che non aveva i requisiti necessari, era competenza del presidente della Repubblica dire qualcosa in merito e ha aperto un precedente che di fatto rimarrà gravissimo nella prassi parlamentare», spiega la Dadone.

RENZI UOMO SOLO AL COMANDO, DAVVERO - Riguardo la questione del Jobs Act, la presidente della Camera ha definito il premier «uomo solo al comando», lanciando di fatto un segnale forte: «In realtà è una cosa abbastanza evidente. Chi segue i lavori delle due Camere o ciò che fa il governo sa che nei fatti è vero, perché Renzi emana continuamente decreti e li mette in calendario incastrati uno con l'altro in modo tale che le camere non possano fare nulla senza approvare questi decreti. Addirittura sulla riforma costituzionale, si è trattato di un decreto quando un decreto non era. È stata posta la seduta fiume dalla sua maggioranza. C'è sempre una maggioranza parlamentare, ma di fatto è la maggioranza che sostiene il governo. Ci voleva un tempo certo di chiusura addirittura con la riforma costituzionale. L'altra settimana con Milleproroghe abbiamo proposto l'approvazione di uno, due emendamenti per evitare che ponessero la fiducia, e si è arrivati alla 33esima fiducia. Sul decreto Ilva, questa settimana, di nuovo. Nei corridoi di Montecitorio si parlava di fiducia addirittura prima ancora che arrivasse il decreto. Mi pare evidente che la situazione sia quella», conclude la deputata pentastellata.