5 aprile 2020
Aggiornato 03:00
Riforma TG, si inasprisce lo scontro

M5s rilancia: prepariamo la riforma, via i partiti dalla RAI

Il senatore Fi Maurizio Gasparri è pronto allo scontro aperto con viale Mazzini, che avrà luogo, afferma, se la Rai deciderà di ignorare le direttive parlamentari sulla riforma Tg. E mentre Capezzone paventa un ritorno al Cinegiornale Luce, il M5S è pronto a presentare la sua proposta di riforma: via i partiti dal servizio pubblico. Privatizzazione in vista?

ROMA - «Continuano a circolare le veline dei vertici Rai che indicano una linea in contrapposizione a quella emersa dalla discussione e dalle votazioni della Commissione di Vigilanza. Per quanto riguarda il Parlamento, l'autonomia delle testate giornalistiche e di tutto il servizio pubblico resta un principio non superabile. Si possono realizzare risparmi, attuare forme di riorganizzazione, sinergie. Ma non abolire testate o ridurre la loro autonomia editoriale. Di questo si è parlato con chiarezza in Vigilanza e lo ha affermato forte il relatore della risoluzione, Pisicchio». Lo ha dichiarato il senatore Fi, Maurizio Gasparri.

GASPARRI: CON RAI SCONTRO SENZA PRECEDENTI - «Se la Rai andrà in una direzione diversa, si realizzerà uno scontro senza precedenti - ha concluso -. Non consentiremo uno smantellamento di testate e professionalità, un piano illegittimo non potrà essere varato dalla Rai. In ogni caso la Vigilanza, che avrà l'ultima parola, andrà riunita per valutare la conformità delle decisioni della Rai all'atto di indirizzo del Parlamento». Insomma, la linea politica è chiara: o i vertici di Viale Mazzini recepiranno le direttive indicate dalla risoluzione Pisicchio, o si arriverà allo scontro frontale. D'altronde, la proposta del direttore generale Luigi Gubitosi di accorpare i vari tg in due uniche newsroom non è piaciuta al Parlamento, vero editore della Rai. Da qui, il documento preparato dal relatore Pisicchio, che esortava Viale Mazzini ad attuare politiche di rinnovamento e risparmio, salvaguardando, però, l'autonomia delle testate giornalistiche. Documento di carattere non vincolante, che sarebbe dovuto essere, a sua volta, una «proposta» in rispetto dell'autonomia dell'emittente. Eppure, se si arriva a parlare di «scontro», è impossibile negare l'assertività della risoluzione, e la tenacia dei partiti a perseguire la propria linea.

CAPEZZONE: CON RIFORMA TG, TORNEREMMO AL CINEGIORNALE LUCE - Gubitosi, in un'intervista a Repubblica, ha accusato qualche giorno fa la politica di farsi «partito della conservazione», annunciando la sua intenzione di proseguire sulla sua strada. Atteggiamento sanzionato, oltre che da Gasparri, anche da Daniele Capezzone, presidente della Commissione Finanze della Camera: «Chi parla non ha certo le caratteristiche del difensore dello 'status quo' né alla Rai né altrove. Com'è noto, sono un fautore della privatizzazione, e dell'uscita definitiva dei partiti dalla Rai. Se però altri intendono mantenere l'attuale modello di servizio pubblico, allora è impensabile l'idea del direttore unico, o comunque di una concentrazione eccessiva di potere, in qualunque salsa. Qualcuno ha in mente come modello il Cinegiornale Luce?»

FICO: MOMENTO GIUSTO PERCHÈ I PARTITI ESCANO DALLA RAI - Il momento giusto, per i Cinque Stelle, per presentare una proposta di totale riforma del sistema radiotelevisivo pubblico, che ne prevede l'uscita definitiva dei partiti.  «La riforma del M5S sarà presentata a breve», dichiara infatti il presidente della commissione Vigilanza Rai, Roberto Fico (M5S)​, «ed è una riforma che prevede il distacco definitivo tra qualsiasi tipo di potere e la scelta del CdA in RAI, che è uno dei temi che ha caratterizzata tutta la vita politica italiana con questo fenomeno terribile della lottizzazione dove i partiti dividevano anche le varie testate giornalistiche e le reti RAI che venivano date ai vari partiti. Ogni rete - sottolinea - aveva un riferimento culturale, ogni TG aveva un riferimento partitico e alla fine ci siamo trovati nella situazione attuale, ovvero che non è rispettato il pluralismo dell'informazione fino in fondo, è un pluralismo politico mentre dobbiamo tornare a un pluralismo culturale dove vengono trattati tutti i temi della società e la società venga raccontata in modo libero e laico, e cerchiamo di arrivare a questo». Attraverso una privatizzazione? «Attraverso innanzitutto il modo in cui si sceglie il CdA, attraverso i poteri nuovi del CdA, attraverso il distacco definitivo tra potere governativo, potere politico e la scelta del CdA che dovrà essere indipendente e non più individuato con un meccanismo di lottizzazione».

IN ARRIVO UNA PRIVATIZZAZIONE? - «Ad esempio - ricorda Fico - con la legge Gasparri, vengono individuati 7 consiglieri di amministrazione su 9 dalla Commissione di vigilanza. Prima che arrivassi io a presiedere la commissione sono stati eletti 7 consiglieri, ma cosa significa eleggere i consiglieri? Che i partiti si mettono d'accordo sui nomi da fare e li individuano». Senza privatizzare come si fa? «Non posso ancora parlare della metodologia perché la riforma M5S non è stata ancora presentata, ma sarà fatto davvero a breve, comunque con dei meccanismi, anche dei bandi di gara di evidenza pubblica, fai sì che i consiglieri di amministrazione non siano diretta emanazione dei partiti, ma siano emanazione rispetto a curricula, meritocrazia, rispetto a comprovata indipendenza, rispetto al fatto che magari il giorno prima non eri parlamentare e poi sei diventato Consigliere della RAI. Quindi con dei meccanismi di trasparenza e dei vincoli molto precisi su chi può diventare consigliere di amministrazione RAI e in questo modo rendi un consiglio di amministrazione libero, indipendente, e che vada a trattare tutti i nodi e le questioni della RAI».​

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