6 giugno 2020
Aggiornato 16:30
Roma ufficialmente nel mirino dello Stato islamico

L'Isis contro il «ministro crociato» Gentiloni

L'Italia nel mirino delle minacce dello Stato islamico in seguito alle dichiarazioni del ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, che annuncia la necessità di un intervento in Libia, dove, dopo la presa di Sirte da parte degli Jihadisti, la situazione degenera. Da una radio di Mosul - roccaforte dell'Isis - arrivano le minacce al ministro «dell'Italia crociata».

ROMA - «Il ministro degli esteri dell'Italia crociata». È così che al-Bayan, la radio ufficiale dello stato islamico, ha definito il numero uno della Farnesina, Paolo Gentiloni. Le dichiarazioni arrivano dalla radio che trasmette da Mosul, in Iraq, uno dei baluardi dei terroristi dell'Isis, e giungono in seguito a quanto il ministro degli Esteri italiano annunciava negli ultimissimi giorni rispetto ai probabili sviluppi della delicata situazione libica, con annessa possibilità di intervento da parte dell'Italia. Nell'edizione mattutina del giornale, trasmessa su internet, i jihadisti si rivolgono al «ministro degli esteri dell’Italia crociata», «dopo l’avanzata dei mujahidin in Libia ha detto che l’Italia è pronta a unirsi alla forza guidata dalle 'Nazioni atee' per combattere lo Stato Islamico» – dove per 'Nazioni atee' i terroristi dell'Isis si riferiscono alle Nazioni Unite.

NECESSARIO INTERVENTO IN LIBIA - Più esattamente, Gentiloni in un'intervista annunciava la disponibilità dell'Italia di mettersi alla guida di una forza dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, contro la minaccia sempre più concreta e impellente del terrorismo di matrice islamica dello Stato Islamico. L'annuncio era arrivato dopo l'avanzata dei jihadisti in Libia. Secondo il numero uno della Farnesina, l'Italia sarebbe pronta a «Combattere in Libia in un quadro di legalità internazionale», adducendo a giustificazione di ciò le ripercussioni dirette per il nostro Paese rispetto a quello che sta accadendo in Libia: «L'Italia è minacciata da quello che sta accedendo in Libia. Non possiamo accettare l'idea che a poche miglia di navigazione ci sia una minaccia terroristica».

L'ITALIA NON SI SOTTRAE A RESPONSABILITÀ - Il ministro, in occasione del suo intervento al convegno organizzato dal Pd Come cambia il mondo, ha affermato che è necessario che l'Italia non eluda le proprie responsabilità per motivazioni prettamente geografiche: «Già ora l’Italia è in prima linea nella lotta a terrorismo sul piano militare, politico, culturale questa battaglia dobbiamo farla anche in Libia di fronte alla minaccia terroristica che cresce a poche ore di navigazione. Certamente in una cornice Onu, ma non possiamo sottrarci alle nostre responsabilità per ragioni geografiche, economiche e di sicurezza». E continua, il ministro degli Esteri: «Nessuno pensa a fare interventi al di fuori di un progetto politico ma dobbiamo renderci conto che la situazione si sta deteriorando e il lavoro politico diplomatico deve essere una priorità». «Per navigare in questo mare in tempesta serve un grande impegno di governo e Parlamento».

RENZI: L'UE NON DORMA - A dare man forte al ministro degli Esteri è il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che sottolinea la necessità di un intervento in territorio libico: «L'Italia pronta a fare la propria parte nell'ambito di una missione Onu», affermato il premier, aggiungendo, in un'intervista rilasciata al Tg1: «Noi abbiamo detto all'Ue e alla comunità internazionale che non si può far finita di dormire. La Libia è qualcosa che riguarda tutti noi quindi ci vuole una missione più forte dell'Onu innanzitutto politica e democratica e l'Italia sarà pronta a fare la sua parte nella missione Onu per difendere l'idea di liberà e diritti». Anche il ministro degli Interni, Angelino Alfano, si esprime ai microfoni di RaiNews24, seguendo le orme di Gentiloni e Renzi, ponendo particolare attenzione sullo stato di emergenza del momento e auspicando un intervento repentino e mirato da parte dell'Onu: la Libia «deve essere una priorità assoluta, per tutta la comunità internazionale. O si spegne l'incendio o le fiamme possono divampare con rischi gravi per tutti».

JIHADISTI A SIRTE - Intanto a Sirte – città bombardata nelle ultime ore da aerei libici per la presenza di una 'colonna' di jihadisti dello Stato islamico –, secondo l'agenzia ufficiale Lana, i terroristi avrebbero conquistato una stazione radio e si sarebbero impadroniti degli edifici pubblici della città. L'informazione non è stata ancora ufficialmente confermata, ma parrebbe che impiegati governativi siano stati costretti da gruppi di guerriglieri ad abbandonare gli edifici in cui stavano lavorando. Inoltre, sempre secondo l'agenzia, le ormai note bandiere nere dello Stato islamico sarebbero state apposte sull'edificio dell'ospedale difeso dalle milizie del 'Central Libya Shield', ottenendone lo sgombero. Sempre a Sirte pare che l'Isis avrebbe iniziato a distribuire dei volantini in cui viene precisato che il prossimo obiettivo è la presa di Misurata, che dopo Bengasi e Tripoli, è la terza città più grande dello Stato libico.

LA SITUAZIONE CHE DETERIORA - Nei giorni scorsi, l'ambasciata italiana invitava i cittadini italiani a lasciare «temporaneamente» il Paese, vista la gravità della situazione. A proposito del drammatico sviluppo della vicenda, Gentiloni parlava di mediazione, prima di auspicare ad una soluzione diversa e più incisiva: «Al di là delle drammatiche vicende dell'immigrazione, con una terribile situazione di sfruttamento, la Libia è uno Stato fallito, e l'Is può avere un buon gioco. L'Italia insieme all'Onu promuove una mediazione tra le diverse forze, se non si ottiene l'obiettivo bisogna ragionare con l'Onu sul da farsi. L'Italia è pronta a combattere nel quadro della legalità internazionale, non possiamo sottovalutare la minaccia, in una situazione che si sta deteriorando»

Sostieni DiariodelWeb.it

Caro lettore, se apprezzi il nostro lavoro e se ci segui tutti i giorni, ti chiediamo un piccolo contributo per supportarci in questo momento straordinario. Grazie!

PayPal