12 luglio 2020
Aggiornato 08:00
La battaglia di MS5 per togliere il «premio» a corrotti e collusi

Nuti: «Basta con i vitalizi a chi ha avuto una condanna»

La grillina Laura Bottici, tra i Questori del Senato, invia una lettera al presidnete Pietro Grasso per sollecitarlo, ancora, a prendere in mano la situazione dei vitalizi ai senatori condannati per mafia e corruzione. A commentare la vicenda è il deputato M5s Riccardo Nuti: «Sui vitalizi noi stiamo conducendo due battaglie, una in Senato e una alla Camera».

ROMA«Sui vitalizi noi stiamo conducendo due battaglie: una al Senato negli uffici di presidenza per far sì che il Senato non eroghi più il vitalizio a politici condannati per mafia e corruzione; alla Camera una battaglia identica negli uffici di presidenza, dove inoltre insistiamo per impedire il vitalizio a politici condannati per mafia e corruzione che attualmente viene pagato dalla Camera». Il deputato del Movimento 5 Stelle Riccardo Nuti commenta al DiariodelWeb.it gli ultimi sviluppi in merito alla questione dello stop al vitalizio dei parlamentari condannati, più volte annunciato dalle istituzioni ma mai portato a termine. «E siccome possono esserci dei vitalizi erogati dalle Regioni, e eventualmente anche dalle Province, abbiamo presentato una proposta di legge, a mia firma, che semplicemente estende quella che è la normativa fatta durante il Governo Monti, che aboliva il vitalizio per i politici condannati per reati contro la pubblica amministrazione, a tutti coloro che hanno subito condanne per mafia», continua il deputato.

RIPARTE IL FUTURO, O FORSE NO - Il Movimento 5 Stelle aderisce a Riparte il Futuro, la più grande campagna digitale contro la corruzione mai organizzata in Italia, ma sono in tanti, sia al Senato che alla Camera, a non aderire tra le file di Pd, Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia. Perché? «Perché dei loro colleghi di partito o amici prendono questo vitalizio e può essere anche che in futuro qualcuno di loro si trovi in questa casistica – spiega il deputato grillino –. Magari al momento non hanno condanne di questo tipo, ma sanno di poterle avere. È una battaglia tra la normalità e legalità e la corruzione e le mafie. Purtroppo lo scambio dei favori che è stato fatto durante questi anni fa sì che molti politici ci pensino più volte prima di muoversi contro qualche collega o ex collega. Poi c'è anche la questione mediatica: più volte Grasso e Boldrini hanno tentato di intestarsi questa battaglia, che in realtà viene dal Movimento 5 Stelle. Quindi il gioco è spesso anche mediatico: cercare di far passare un messaggio, cioè che la proposta non arriva dal M5S, ma da altre figure. Un comportamento infantile, a mio parere. Questo si ripete anche in ambito della legge sul conflitto di interessi e sull'anti-corruzione», conclude Nuti.

BOTTICI CONTRO GRASSO«Desidero stigmatizzare fermamente la totale inerzia da parte del Consiglio di Presidenza del Senato nell’esaminare la proposta, avviata il 25 luglio 2014, concernente la soppressione dell’erogazione dell'assegno vitalizio ai senatori cessati dal mandato che hanno riportato condanne definitive per reati di particolare gravità». Era il 10 febbraio quando Laura Bottici, uno dei Questori del Senato del Movimento 5 Stelle, invitava Pietro Grasso, presidente del Senato, a volgere l'attenzione sul critico nodo dei vitalizi a senatori condannati per mafia, corruzione e reati contro la pubblica amministrazione.

LE PROMESSE MANCATE - La richiesta della grillina arriva, però, dopo l'inattesa promessa del presidente Grasso, che il 13 giugno 2014 scriveva: «Stop ai vitalizi per i senatori condannati per i reati che secondo la legge Severino comportano l’incandidabilità e la decadenza». Nella stessa occasione, Grasso affermava di aver chiesto «ufficialmente ai Questori di istituire le necessarie pratiche» affinché si andasse avanti sulla questione. Le conseguenze concrete di quelle parole, però, non sono mai giunte. La senatrice Bottici ha continuato a scrivere e sollecitare la più alta carica di Palazzo Madama affinché si mettesse in moto la macchina governativa per risolvere la questione, ritenuta di assoluta urgenza. Dai giorni subito successivi alle parole di Grasso, la Bottici si era mossa esortando il Senato a porre una delibera «quanto prima all’ordine del giorno del Consiglio di presidenza», per mettere nero su bianco «una serie di cause ostative» all'elargizione del vitalizio, interrompendo così l'assegno a quei senatori con «condanne definitive a pene superiori a due anni di reclusione» per i reati sopra indicati.

TANDEM BOLDRINI-GRASSO - A luglio Grasso apre una discussione in Senato che, però, si conclude in un nulla di fatto a causa della controversia nata in merito allo strumento giuridico da adottare per andare avanti nella risoluzione della questione. Due mesi dopo, l'Aula da l'ok ad un ordine del giorno in cui ci si impegna a «a concludere nel minor tempo possibile l’esame della proposta». La grillina Bottici interviene ancora scrivendo al presidente del Senato, invitandolo ad esaminare la questione con la presidente della Camera Laura Boldrini: «Al fine di pervenire ad una rapida ed efficace soluzione della questione che sta a cuore ad entrambi», a «interfacciarsi quanto prima con la presidente Laura Boldrini così da consentirci di poter esaminare tutta la documentazione inerente la materia già nella prossima riunione del Consiglio di presidenza fissata per martedì 30 settembre ». Nulla sembra muoversi ancora. Un mese dopo, il 26 ottobre, Boldrini scrive: con il «presidente del Senato, Pietro Grasso, abbiamo intenzione di portare all’attenzione dell’Ufficio di Presidenza delle Camere una proposta per togliere il vitalizio a questi parlamentari».

IL GIOCO DEL NASCONDINO CON LA LEGALITÀ - Alla luce dei continui rallentamenti e ritardi nella risoluzione della questione, il Movimento 5 Stelle si spinge ad una richiesta perentoria al presidente del senato Grasso: «Convocare con somma urgenza e non più tardi di martedì 17 febbraio il Consiglio di Presidenza del Senato». Sul blog di Beppe Grillo compare, inoltre, un post in cui, oltre ad essere illustrate le motivazioni che hanno spinto il M5S ad andare avanti sulla faccenda, vengono menzionati, uno per uno, tutti i membri degli uffici di presidenza di Camera e Senato che non si sono ancora espressi favorevolmente all'appello lanciato da Riparte il Futuro. Dal Partito democratico alla Lega nord, passando per Forza Italia e Fratelli d'Italia, in tanti ancora non hanno scelto da che parte stare, giocando «a 'nascondino' con la legalità».