24 aprile 2019
Aggiornato 01:30
I fedeli di Grillo parlano di diserzioni a orologeria

Grande: I fuorisciti mentono, tutti condivisi i cambiamenti

Il Movimento 5 Stelle ancora al centro delle polemiche: dieci esponenti, nove deputati e un senatore, hanno annunciato oggi la fuoriuscita dal Movimento a causa del «negato dibattito e pluralismo» all'interno del gruppo. A commentare la vicenda la deputata M5S Marta Grande

ROMA - «Non pensassero che questo, a quattro o cinque giorni dalle votazioni, possa cambiare in qualche modo le sorti del Paese». Risponde così la deputata grillina Marta Grande alla domanda sulla fuoriuscita di dieci esponenti del Movimento 5 Stelle, annunciata oggi. «Non mi aspettavo che lo facessero così all'improvviso, ma d'altronde era da tempo che manifestavano la volontà di lasciare il Movimento», commenta Grande, alludendo alla repentinità con cui i dissidenti hanno deciso di abbandonare Grillo&Co. «E' la decisione di dieci persone adulte, noi ne prendiamo atto».

MOTIVAZIONI INGIUSTIFICATE - «Io in qualche modo capisco il discorso per il quale loro sostengono che ci siano stati dei cambiamenti nel M5S rispetto a quando siamo entrati: la struttura è stata creata, quindi è evidente che sia mutato, ma non credo che sia questa la risposta. Comunque non stupiscono né i nomi, né i modi», continua la deputata, per nulla convinta che quelle addotte dai dieci uscenti siano motivazioni sufficienti per compiere quel passo.  

TUTTO NELLE MANI DI GRILLO-CASALEGGIO - Ci risiamo. Il Movimento 5 Stelle è oggi nell'occhio del ciclone per la fuoriuscita di dieci membri, 9 deputati e un senatore. L'accusa è grave: è stato «negato dibattito e pluralismo», annuncia Walter Rizzetto. Dunque, ancora una volta, è in ballo la violazione dei processi democratici interni, in modo particolare rispetto al nodo delicato della corsa al Quirinale, che – secondo i dissidenti a 5 stelle – si concentrerebbe solo nelle mani dei leader Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.

NASCE «ALTERNATIVA LIBERA» - Questa mattina i dieci hanno presentato la questione «in modo ufficiale» in sala stampa a Montecitorio: «Noi vogliamo cambiare l'Italia e farlo con coerenza e responsabilità. Il Movimento 5 Stelle è nato per cambiare le cose e per questo oggi abbiamo rassegnato le dimissioni dal gruppo M5S. Vogliamo essere chiamati 'Alternativa libera', perché siamo un cantiere aperto». Queste le ragioni espresse dai deputati Tancredi Turco, Walter Rizzetto, Mara Mucci, Aris Prodani, Samuele Sagoni, Eleonora Bechis, Marco Baldassarre, Sebastiano Barbanti, Gessica Rostellato e il senatore Francesco Molinari.

NO AL DIRETTORIO - Questi si aggiungeranno ai vecchi fuoriusciti del Movimento e andranno a organizzare una conformazione che confluirà nel Gruppo Misto, poiché di numero inferiore e venti e dunque impossibilitati a costituire un gruppo a sé stante. La deputata Gessica Rostellato, prendendo la parola durante la conferenza stampa, afferma: «Noi diciamo 'no' a un direttorio nominato dall'alto e che sceglie per tutti». Il fulcro della discussione è quindi, per l'ennesima volta, quello di un binomio che, a dispetto di quella che è la spinta sotto la quale è nato il Movimento – quindi la necessità di essere tutti sullo stesso livello – continua a dettare regole. «Nel Movimento si sono negati il dibattito e il pluralismo, il blog ha ratificato decisioni già prese», continua la deputata.

LA STRADA STERRATA - I dieci erano già noti alle cronache per essere i 'ribelli' del Movimento, sempre sul punto di fuoriuscire, sempre pronti a denunciare la mancata democrazia interna e la presenza di quelle gerarchie verticali sempre condannate: «Tra non capire e rimanere in silenzio abbiamo deciso di ribellarci ancora una volta – continua Gessica Rostellato –. C'erano due strade da percorrere: quella comoda e sicura dell'indifferenza e quella che abbiamo scelto, difficile, complicata ma giusta, difendere i valori nei quali crediamo, una strada complicata per dire basta».

ASPETTATIVE DISATTESE - Le accuse della deputata ex grillina diventano più pesanti quando si parla di interessi personali ai quali il direttorio starebbe puntando: «Non si può tenere congelato il 25% dei voti per interessi personali. Siamo cittadini che hanno creduto in 'uno vale uno', senza gerarchie verticali. E a un certo punto non abbiamo più creduto a certi slogan: 'siete circondati', 'apriremo il Parlamento come una scatoletta di tonno'», conclude Gessica Rostellato.

SOLO RABBIA E VIOLENZA VERBALE - La deputata Mara Mucci sottolinea come, nel tempo, sia cambiato l'obiettivo del Movimento, come la metodologia di raggiungerlo: «Noi aspiravamo alla bellezza e non alla rabbia e alla violenza verbale in un clima cupo, fatto di sospetti e intrighi», e continua, ancora, la deputata: «Vogliamo essere chiamati 'Alternativa libera' perché siamo un cantiere aperto. Il nostro gruppo sarà aperto, inclusivo e orizzontale, un cantiere aperto per un progetto di cambiamento che possa offrire un'alternativa libera», conclude la Mucci.

PER IL COLLE NIENTE COMPROMESSI, MA APERTURA A RENZI - Anche rispetto alla questione delle consultazioni per il Colle, i dieci neofuoriusciti rompono con i dettami del direttorio e si dicono disponibili a vedere il premier: «Renzi non ci ha invitato alle consultazioni, ma se ci chiamano molto probabilmente ci andremo», dicendosi disponibili ad «appoggiare un nome che sia di garanzia per i prossimi sette anni». A tal proposito Walter Rizzetto evidenzia, però, che «non scenderemo a compromessi con nessuno» e spiega che «l'elezione del Presidente della Repubblica è la più importante dei prossimi sette anni. Il nome che eventualmente uscirà da queste cosiddette 'consultazioni' deve essere di specchiata moralità e deve essere garante, non un nome di questi che circola nelle ultime ore. Meno giochetti possibili e meno tatticismi». A dare man forte al compagno, ancora Mara Mucci: «Vogliamo contribuire al nome del Presidente della Repubblica senza inciuci e arroccamenti, dicendo al nostra per eleggere una figura che sia vicina ai cittadini e che rappresenti le istanze di cambiamento e trasparenza che consideriamo essenziali».