26 marzo 2019
Aggiornato 15:30
Rifinanziamento delle missioni all'estero

Il destino dei soldati italiani? Prima viene il voto per il Colle

Il prossimo mercoledì 28 gennaio il Consiglio dei ministri ri-finanzierà le missioni militari. Lo hanno fatto sapere fonti vicine a palazzo Chigi, spiegando che la misura sarà inserita nel decreto legge (dl) in materia di lotta al terrorismo

ROMA – Il prossimo mercoledì 28 gennaio il Consiglio dei ministri ri-finanzierà le missioni militari. Lo hanno fatto sapere fonti vicine a palazzo Chigi, spiegando che la misura sarà inserita nel decreto legge (dl) in materia di lotta al terrorismo.

DI DECRETO IN DECRETO - Si tratta dell'ennesimo decreto del governo Renzi in materia di stanziamenti per i nostri 7mila soldati impiegati in due operazioni in Italia (Strade sicure e Sorveglianza e sicurezza nel Mediterraneo centrale) e in 35 attività all'estero (le principali al novembre 2014 erano Afghanistan, Libano, Kosovo e Centrafica). Quello precedente è scaduto il 31 dicembre 2014 e aveva messo sul piatto 452,7 milioni di euro. Nulla di nuovo, anche il predecessore dell'attuale premier, Enrico Letta, preferì lo strumento del dl per foraggiare con 619 milioni gli uomini e le donne in mimetica, impiegati nei diversi teatri nazionali e non. Certamente è indiscutibile il carattere di straordinaria urgenza e necessità, previsto dall'articolo 77 della Costituzione italiana per varare un dl, in merito al ri-finanziamento delle missioni militari italiane essendo scaduto il decreto precedente. Se non si agirà in fretta i nostri soldati si troveranno a dover operare in zone anche molto «calde» senza mezzi. Detto ciò rimangono molti ma. Per prima cosa l'urgenza è dovuta dall'inerzia della politica, che come abbiamo visto rimanda di sei mesi in sei mesi la questione grazie allo strumento del dl. Poi manca un capo dello Stato in carica, che è il Comandante supremo delle forze armate.

ALTRI 6 MESI SENZA QUADRO STRATEGICO - Inoltre, come ha comunicato la ministra della Difesa, Roberta Pinotti, non abbiamo ancora potuto leggere il Libro bianco della Difesa perché «stiamo aspettando di poter fare il Consiglio supremo di Difesa che è presieduto dal presidente della Repubblica». Il Libro bianco infatti «è finalizzato alla definizione della strategia di evoluzione dello Strumento militare nei prossimi quindici anni», è scritto sul sito del ministero. La sua importanza inoltre è chiara in un'altro paragrafo, dove è spiegato che «attraverso un’attenta analisi dello scenario internazionale, dei rischi, delle esigenze di sicurezza e degli interessi del Paese, dovrà quindi ridefinire il quadro strategico di riferimento per lo Strumento militare, gli obiettivi che esso dovrà conseguire, i lineamenti strutturali ed organizzativi che dovrà assumere al fine di renderlo efficace ed efficiente nei confronti delle potenziali minacce che, oggi o in prospettiva, incombono sull’Italia e sull’Europa».

IL RUOLO PARLAMENTO - Grazie alle conclusioni contenute nel Libro bianco quindi, il Parlamento avrà nuovi strumenti per comprendere le necessità delle forze armate e per delineare gli interessi strategici italiani. Con il nuovo decreto invece, sarà il solo governo a decidere quali saranno le missioni da finanziare. Il Parlamento non potrà deliberare sulle singole missioni e magari decidere di diminuire l'impegno in alcune zone meno strategiche, o di aumentarlo in altre. A titolo di esempio il nostro Paese sta impiegando un contingente di circa mille unità in Libano, mentre nella vicinissima e travagliata Libia, da dove partono i tanti barconi della speranza carichi di immigrati, ne ha dispiegati solo 100.