26 giugno 2019
Aggiornato 19:30
La Lega risponde a Forza Italia

Fedriga: da soli, anche a costo di perdere le Regioni

Il patto per il Quirinale tra Ncd e Fi sembra preludere a scenari futuri: non solo l'entrata del partito dell'ex Cav in maggioranza, ma anche un accordo per le regionali. Massimiliano Fedriga, al DiariodelWeb.it, rivela i progetti della Lega in vista delle elezioni primaverili. In primis, non stringere alleanze con chi è «corresponsabile» delle politiche renziane. A rischio la roccaforte veneta?

ROMA - «Una squadra che vince non ha Alfano in campo». Così, pochi mesi fa, parlava Matteo Salvini a proposito di una possibile apertura, da parte di Silvio Berlusconi, a una larga coalizione di centrodestra, che comprenda anche Ncd. Nessuna disponibilità dalla Lega Nord a interloquire con chi è amico di Renzi, dunque. Eppure, ci si chiede se i nuovi equilibri politici nazionali possano determinare, per il Carroccio, l’infrangersi di alleanze a livello regionale, soprattutto in vista delle elezioni primaverili. Ci si chiede, cioè, se la determinazione della Lega a preservare la propria «purezza» rispetto agli «alleati» del premier possa far saltare qualche testa nelle grandi regioni leghiste: in primis quella di Zaia.

NESSUNA ALLEANZA CON CHI STA CON RENZI. NEMMENO A LIVELLO REGIONALE - In ogni caso, ribadisce Massimiliano Fedriga, vicepresidente della Lega Nord a Montecitorio, non ci sarà alcuna apertura nei confronti di chi «appoggia, sostiene e porta avanti le politiche di Renzi, che», dichiara, «noi riteniamo assolutamente nocive per il Paese». Poi, per quanto riguarda le Regionali, bisognerà valutare a seconda dei casi: «se anche sul territorio le varie forze politiche porteranno avanti quanto fanno a livello nazionale, ovviamente il dialogo non ci sarà», spiega. «Qualora invece, come avviene in Lombardia, Ncd di fatto smentisca le politiche di Alfano a livello nazionale, allora il dialogo potrà esserci. Ma quello lo decideranno autonomamente, rispetto alla situazione contingente del territorio, i responsabili del territorio stesso». Insomma, «chiunque voglia seguire una linea di coerenza contro questo governo, contro Renzi e contro le politiche che stanno massacrando i territori, chiunque voglia dialogare su questo è il benvenuto», sintetizza Fedriga; «chi invece pensa che si debbano appoggiare le politiche che tagliano agli enti locali, tagliano i servizi e aumentano le tasse ai cittadini, è chiaro che non potrà mai costruire un dialogo con la Lega», conclude. Un Carroccio determinato, insomma, pronto ad affrontare le conseguenze della sua coerenza.

REGIONALI, FI-NCD PRONTE A PRESENTARE CANDIDATI COMUNI - In effetti, l’accordo per il Quirinale tra Berlusconi e Alfano sembra non soltanto destinato a portare sul Colle un uomo apprezzato sia dai maggiori attori del patto del Nazareno, sia dall’area centrista Ncd-Udc. Ragionando in prospettiva, tale patto aprirebbe nuovi scenari proprio sulle elezioni primaverili, quando si voterà in ben sette Regioni: Veneto, Campania, Puglia, Liguria, Toscana, Umbria e Marche. Sembra infatti che le trattative tra Forza Italia e Ncd per presentare candidati comuni siano ormai in fase avanzata. Anzi, sul tavolo c'è anche l'ipotesi che, in una delle regioni date comunque per perse, il candidato presidente sia proprio un esponente di Ncd. Non è escluso, però, che Alfano possa decidere di passare la mano e conservarsi la possibilità di chiedere un suo candidato, se in Sicilia si aprisse la strada del voto anticipato (il fatto che Rosario Crocetta abbia cambiato 33 assessori in 24 mesi lo fa ben sperare). Un progetto da cui, però, la Lega, decisissima a non scendere a patti con chi «inciucia» con il Matteo fiorentino, pare assolutamente intenzionata a tirarsi fuori. Anche, forse, rischiando di perdere una regione fondamentale come il Veneto.

VICINI ALLA RINASCITA DI UN CENTRODESTRA COMPATTO? FORSE, MA SENZA LA LEGA - A detta dei più, anche a livello nazionale gli ultimi incontri tra Silvio e il suo «ex discepolo prediletto» Angelino, ora Ministro del governo Renzi, preludono a nuovi sviluppi comuni per Fi e Ncd. Da un lato, pare sempre più palpabile la possibilità che Forza Italia entri in maggioranza, nonostante le caute smentite provenienti proprio dall’area Pd e Fi. Lo stesso Paolo Romani, presidente dei senatori di Forza Italia, ha infatti dichiarato «assolutamente prematuro parlare di questo; c'è una maggioranza sulle riforme in cui Forza Italia è assolutamente decisiva». Dall’altro lato, appare sempre più vicino il ritorno di un centrodestra compatto e combattivo. Romani ha infatti sottolineato che il percorso delle riforme ha «fatto sciogliere molti nodi nei rapporti con Ncd». Lo stesso Alfano ha affermato che «questa posizione comune (con Forza Italia sul Quirinale) sulle riforme e la legge elettorale ha certamente un significato». Tra Forza Italia e Area popolare (l'insieme di Ncd e Udc), cioè, «c'è un patto per il Quirinale e, al tempo stesso, riteniamo sia importante allargare il consenso della base moderata». Lontani, i tempi in cui Berlusconi registrava, nell’attuale Ministro dell’Interno, la mancanza del «quid della gratitudine». Lascia pochi dubbi, in proposito, il tweet di Nunzia De Girolamo: «Positivo incontro con Fi, condividiamo radici e valori. Alfano e Berlusconi antepongono il senso dello Stato a eventuali incomprensioni personali». Sembrerebbe, insomma, che, nonostante le tensioni che sconquassano l'interno di Forza Italia, sia sempre più vicina la rinascita di un Centrodestra compatto, sigillato dalla scelta del nuovo inquilino del Quirinale. Un Centrodestra in cui, però, non ha alcuna intenzione di entrare la Lega, almeno a livello nazionale. Per sapere che cosa accadrà alle Regionali, dobbiamo invece pazientare. Resta certo che il Carroccio, pur di preservare la propria «purezza», sarebbe disposto a sciogliere alleanze, qualora queste li costringessero a correre con i «corresponsabili» delle tanto odiate politiche renziane.  Forse, anche a costo di far saltare per prima la testa di Zaia.