25 gennaio 2020
Aggiornato 20:00
La ragnatela della corruzione non soffoca solo Roma

La mafia è figlia delle partecipazioni statali

Si torna a parlare di inaspire le pene per combattere l'illegalità. Ma il fenomeno ha assunto proporzioni tali che magistratura e forze dell'ordine non possono bastare. Bisogna cacciare i politici dalla gestione della cosa pubblica

ROMA - Tangentopoli, parentopoli, affittopoli ed ora mafiopoli sono figlie di una unica madre che tutti danno per morta e invece e viva e vegeta il cui nome dice poco o nulla ai giovani, ma che rimanda a ladrocini di vecchia data tali e quali a quelli a cui assistiamo oggi. Questa madre si chiama: 'partecipazioni statali'.

LA RIVINCITA DEI CARROZZONI - La maggior parte degli italiani grazie alla cattiva informazione crede che carrozzoni come l'Iri, l'Efim o l'Egam siano spariti, ma non è così. Ci siamo scandalizzati nell'apprendere che alcuni di questi enti di democristiana memoria erano (o sono?) ancora in liquidazione, dopo quaranta o cinquanta anni, con tanto di dipendenti e commissari liquidatori. Ma non ci siamo accorti, purtroppo, che le partecipazioni statali avevano solo dismesso il costume a un pezzo per parcellizzarsi in mille bikini sparsi per l'Italia, minuscoli, ma non meno voraci.

UN FINTO MORTO PER MINISTERO - E' finito solo il ministero, ma non tutto il resto. Il clientelismo, la corruzione, l'assalto alla diligenza statale non solo non sono scomparsi, ma si ricomposti e stanno assumendo proporzioni tali da lasciare poco spazio all'illusione che basti un colpo di spugna della magistratura per vincere questa ennesima battaglia del Paese contro l'illegalità.

DEI DELITTI E DELLE (LIEVI) PENE - Naturalmente davanti alla gravità di quanto stiamo apprendendo in questi giorni come sempre è scattata la caccia al rimedio, primo fra tutti l'inasprimento delle pene. Giustamente si ricorda che recentemente il magistrato di 'mani pulite' , Piercamillo Davigo, analizzando con la docente Grazia Mannozzi i casellari giudiziari degli ultimi venti anni ha potuto stilare statistiche che la dicono lunga sull' incentivo a delinquere che può suggerire la lievità delle pene previste per i reati di concussione e corruzione. Per i primi, i condannati per concussione, sono il 78 per cento quelli condannati ad appena due anni con la condizionale. Una pena che negli ultimi decenni non ha superato la soglia dei due anni con la condizionale anche per il 93 per cento di quelli condannati per corruzione semplice (articolo 319).

IN USA BUTTANO LE CHIAVI- Di fronte a questo buonismo nei confronti di uno dei tumori che corrodono l'Italia è inevitabile che il pensiero vada agli Stati Uniti dove il bancarattiere Madoff non a caso è stato condannato a 150 anni di prigione: quei 150 anni sono infatti la garanzia che colui che ha messo sul lastrico migliaia di famiglie passi nelle patrie galere il resto dei suoi giorni nonostante gli sconti di pena di cui potrebbe usufruire. Vogliamo chiederci dove sono in questo momento i nostri bancarottieri, da Cragnotti, a Ricucci a Coppola, tanto per citare i più noti? A godersi i frutti del crac Cirio o dei crack immobiliari.

E' MEGLIO RUBARE UN MILIONE CHE UNA MELA - Ad una ladruncola che aveva rubato un paio di scarpe in un supermercato di Milazzo un giudice ha inflitto una condanna di 16 mesi di carcere. Esattamente il quadruplo della pena (quattro mesi) inflitta a Giorgio Orsoni, ex sindaco di Venezia, che ha confessato di avere avuto mezzo milione di euro di finanziamenti illeciti.

I CARABINIERI NON BASTANO PIU' - La domanda, da porsi dopo avere buttato un occhio sulle anomalie ad un unico senso delle nostre leggi anticorruzioni (senza dimenticare quel provvedimento contro l'autoriciclaggio che non riesce a prendere forma) rimane però la stessa: a debellare la ragnatela che sta soffocando l'Italia da sud a nord può bastare il lavoro di Polizia, Carabinieri e Pm? Per noi la risposta è dieci volte no. E' arrivato il momento di aprire gli occhi davanti alla realtà, di smettere di far finta di credere che le Partecipazioni Statali non esistano. Esistono e come, e si chiamano Partecipazioni regionali, provinciali, comunali. Si chiamano servizi, dai rifiuti ai giardinetti sotto casa. Ora sappiamo che si chiamano anche cooperative addette ai servizi sociali.

LIBERALIZZARE SELVAGGIAMENTE - Per disboscare queste metastasi che ci stanno rovinando economicamente, ma anche moralmente e culturalmente, è inutile sognare una nuova 'mani pulite' (ma poi erano veramente pulite per tutti?): l'unica strada a disposizione che ci è rimasta è una liberalizzare selvaggia. L'unico rimedio è cacciare letteralmente lo Stato (cioè i politici) dalla gestione della cosa pubblica. A partire dalla sanità. Qui non si tratta di santificare il privato nei confronti del pubblico. Si tratta semplicemente di arrendersi all'evidenza che il proprio tornaconto economico, sommato a quello politico, che garantisce leggi vantaggiose e immunità, sono una miscela esplosiva da far impallidire qualsiasi volontà speculativa o accaparratrice del peggiore dei privati. Naturalmente quando si dice privatizzare si deve sgomberare il campo da quelle farse delle fondazioni bancarie o degli enti diventati Società per azioni dove le nomine le fanno i politici.

BASTA ROMA LADRONA - Per una cura da cavallo di questo tipo sarebbero naturalmente indispensabili paletti e regole, pur nella consapevolezza che alcuni effetti collaterali indesiderati saranno inevitabili. Ma finalmente la smetteremo di assistere ai vertici di municipalizzate in mano a burattini manovrati dal pescecane politico di turno. Non vedremmo più un ex incarcerato per omicidio che fra le sbarre impara come funziona, mette in piedi una cooperativa per i detenuti e da questa arriva a fatturare 60 milioni di euro spalando le foglie in autunno o la neve a Natale. Grazie, naturalmente, agli appalti pubblici ottenuti con le tangenti ai politici. Non la chiamiamo 'mafia a Roma'. Chiamiamola 'festival della corruzione capitolina' dove, se continua così, quelli che non si arricchiscono illegalmente, in una città cinica come questa, finisce che fanno anche la figura dei fessi. 

O l'hanno già fatta?