5 giugno 2020
Aggiornato 07:30
Ddl diffamazione: multe per il web

Bavaglio anche al giornalismo on-line

«Il Senato della Repubblica ha perso la grande occasione di tutelare il diritto dei cittadini ad avere una informazione libera, rispettosa della verità e delle persone»: lo afferma il presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino.

ROMA - L'assemblea del Senato proseguirà domani mattina a partire dalle 9,30 le dichiarazioni di voto del ddl sulla diffamazione a mezzo stampa, iniziate questa sera, dopo aver concluso il voto sugli emendamenti e sugli articoli della norma. Il voto finale sul provvedimento, in seconda lettura a Palazzo Madama, è atteso intorno alle 11. Scontata la terza lettura alla Camera, viste le modifiche già introdotte in commissione e quindi in Aula. I punti principali riguardano l'esenzione alle testate giornalistiche on line registrate, l'applicazione delle multe in caso di diffamazione; la riformulazione della pena accessoria dell'interdizione in caso di recidiva; l'approvazione, sia pure con una formula addolcita di un emendamento a firma del senatore Pd Felice Casson, in tema di querele temerarie, al fine di scoraggiarne il ricorso.

CASSON (PD): QUESTO DDL SI PUÒ MIGLIORARE«Nel testo sulla diffamazione ci sono norme positive insieme ad altre negative. Per la prima volta punite le querele e le liti temerarie. Per la depenalizzazione la battaglia continuerà. Il Senato ha perso un'ottima occasione per redigere un'ottima legge sulla diffamazione». Lo ha detto il senatore del Pd Felice Casson, vicepresidente della commissione Giustizia, in un'intervista al sito Ossigeno per l'Informazione. «E' certamente positivo - ha aggiunto - che finalmente venga eliminata la previsione del carcere per i giornalisti, così come appare positivo che per la prima volta siano state introdotte nel nostro ordinamento norme volte a impedire e punire le liti temerarie e le querele temerarie. Ciò che non convince è l'impostazione impressa al regime della rettifica, troppo rigido e potenzialmente limitativo del diritto all'informazione». Riguardo le nuove norme per l'online ha sottolineato che «l'intero settore relativo alle eventuali diffamazioni compiute attraverso testate web o blog è ancora da migliorare. Anzi, quest'ultimo settore avrebbe meritato valutazioni autonome e specifiche, considerata la sua complessità».

IACOPINO: IN ITALIA NON C'È LIBERA INFORMAZIONE - «Il Senato della Repubblica ha perso la grande occasione di tutelare il diritto dei cittadini ad avere una informazione libera, rispettosa della verità e delle persone. Si è limitato, per non incorrere nelle sanzioni dell'Europa, ad eliminare il carcere per i giornalisti». Lo afferma in una dichiarazione Enzo Iacopino, presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti. «Ma l'insieme delle norme mantiene tutto l'effetto intimidatorio con la previsione di una sanzione che può arrivare a 10.000 euro in caso di un errore. L'equivalente del compenso di 1.000 o più articoli per migliaia di giornalisti - aggiunge Iacopino -. Come si tuteli in questo modo la libertà dell'informazione è un mistero che solo le tortuosità della politica possono tentare di spiegare. Come si tuteli il diritto dei cittadini alla verità, prevedendo un obbligo di rettifica senza alcun commento da parte dell'autore dell'articolo, è un altro mistero: i ladri, i corrotti di turno, i mafiosi di ogni latitudine avranno la possibilità di suggestionare l'opinione pubblica con la loro ultima parola. Il giornalista dovrà tacere, limitandosi a fare da cassa di risonanza alla loro verità. Una vergogna», conclude.

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