13 novembre 2019
Aggiornato 19:00
La crisi internazionale va combattuta con l'unità

Serracchiani e Latorre: «Nella lotta all'Isis le armi sono l'ultima risorsa»

Non basta l'azione militare per sconfiggere il piano terroristico dell'Isis. La governatrice del Friuli Venezia Giulia è convinta che le armi siano, infatti, l'ultima risorsa da mettere in campo per risolvere la questione dello Stato islamico. Anche Latorre è sulla stessa lunghezza d'onda: il progetto terroristico va combattuto con l'unità di cristiani, musulmani e laici.

TRIESTE - Il presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, alla presentazione del Calendesercito 2015, a Trieste, ha affermato che le armi non devono essere la sola risposta alle crisi internazionali. Ha concordato con la governatrice il capo di Stato Maggiore, Claudio Graziano, che ha presieduto la cerimonia, alla quale ha partecipato anche il sottosegretario alla Difesa, Domenico Rossi. «Certamente la guerra non deve essere la prima scelta», ha detto Graziano, serve semmai «per difendere gli ideali ed i valori del paese»

LE ARMI SONO L'ULTIMA RISORSA - In occasione della manifestazione dedicata al centenario della Prima Guerra mondiale, la Seracchiani ha affermato che «La grande guerra forse riuscì a far crescere la consapevolezza che le armi non sono la prima scelta, la sola risposta alle crisi internazionali, sicuramente sono l'ultima - ha sottolineato Serracchiani, attualizzando quanto accadde col primo conflitto mondiale -. L'impegno e l'impiego delle nostre forze armate sugli scacchieri internazionali rispondono a questo spirito». Il generale Graziano ha affermato che condivide quanto sostenuto dalla Serracchiani e ha ricordato che l'Italia si mobilitò, 100 anni fa, «come Paese, come nazione» affrontando con dignità sia la sconfitta che la vittoria. Serracchiani e Graziano hanno quindi condiviso che i soldati italiani oggi in Libano, Afghanistan e in Kosovo si sentono impegnati "con gli stessi valori e la stessa disponibilità al sacrificio».

LATORRE: IL PERICOLOSO PIANO DELL'ISIS VA CONTRASTATO CON L'UNITÀ -  Nicola Latorre, presidente della commissione Difesa a Palazzo Madama in un articolo pubblicato sul Corriere della Sera​, scrive: «Il messaggio di violenza, fanatismo e morte che caratterizza l'azione criminale dell'Isis ha una sua inquietante capacità di attrazione non solo nell'area in cui agisce ma anche in Occidente, e in Europa in particolare, come testimonia il fenomeno dei 'foreign fighters'. I rapporti insani tra gran parte dei popoli mediorientali e le loro dirigenze politiche ha prodotto l'esplosione di una crisi enorme in quelle società. E noi, l'Occidente, in virtù di una impressionante superficialità di analisi, ci siamo illusi che quella crisi potesse sfociare nel fenomeno delle primavere arabe». Continua, Latorre, scrivendo che «Oltre alle violenze e ai lutti cui abbiamo assistito, l'azione dell'Isis accresce la confusione nell'area e destabilizza politicamente in modo molto più profondo di quanto non colpisca militarmente. Di conseguenza - continua - è un pericolo serio per l'Occidente ma lo è innanzitutto per i paesi del Golfo. Non siamo dunque di fronte a uno scontro di civiltà ma in presenza di un pericoloso progetto politico che solo l'unità di cristiani, musulmani e laici potrà sconfiggere. Sul piano militare l'Occidente dovrà fare la sua parte ma questa guerra si vince se le grandi potenze di quell'Area ne saranno le protagoniste principali. La sfida sarà quindi lunga e faticosa - conclude Latorre - e non potrà risolversi solo nell'azione militare».