13 ottobre 2019
Aggiornato 23:00
Ddl missioni

M5s: Via i nostri dall'Afghanistan

Il senatore Pd Carlo Pegorer, membro della commissione Difesa, auspica una ristrutturazione della spesa militare in considerazione del ruolo svolto dall'Italia nelle missioni all'estero. Ma M5s e Ilic ritengono che il governo dichiari il falso a proposito del ritiro delle truppe dall'Afghanistan: che probabilmente sarà molto più lontano di quanto annunciato.

ROMA - «L'emergere di nuovi e più complicati scenari di crisi rendono la politica estera e di difesa dell'Italia un luogo dove tutte le forze politiche sono chiamate all'assunzione di più forti e inedite responsabilità», lo ha sottolineato il senatore del Pd Carlo Pegorer, componente della commissione Difesa a Palazzo Madama, a proposito del dl di proroga delle missioni oggi in discussione.

PEGORER (PD): LA SPESA MILITARE È DA RIVEDERE - «Il ruolo dell'Italia nelle missioni internazionali e nelle attività di cooperazione e stabilizzazione è ormai una scelta permanente e strutturale - ha sottolineato l'esponente Pd - con l'intento di operare fattivamente per la tutela del diritto internazionale e la promozione di un ordinamento globale in grado di assicurare pace e convivenza civile. La tipologia e la natura delle crisi in atto e delle nuove instabilità, a cominciare dalla minaccia del terrorismo jihadista, non solo è tale da mettere a rischio precisi quadranti geografici, ma potrebbe incidere negativamente - ha avvertito - sul sistema di relazioni e istituzioni internazionali che fino ad oggi, pur con lacune e difetti, ha comunque permesso di rafforzare gli strumenti in campo per una gestione multilaterale delle crisi».

COTTI (M5S): CI STANNO INGANNANDO - Sul ddl missioni interviene anche l'esponente grillino del M5s: Roberto Cotti. «Su un totale di 453 milioni stanziati per le missioni, meno di 2 milioni - afferma Cotti - saranno spesi per le armi all'Iraq . E le altre destinazioni? Inviamo e manteniamo le nostre forze armate in mezzo mondo per interessi di potere, di denaro e di controllo di risorse strategiche che uniscono vertici politici ed economici soprattutto nel settore delle risorse energetiche e fabbriche di armi, mezzi e tecnologie militari, vero motivo per cui si effettuano queste missioni. L'Italia è per Costituzione contraria alla guerra, eppure continua ad usare le nostre basi militari in Sardegna per l'addestramento all'uso di armi in giro per il mondo» conclude Cotti. E aggiunge: «Con questo decreto si dà il via in modo subdolo e non trasparente alla permanenza delle nostre forze armate ben oltre la scadenza delle missioni in Afghanistan prevista per il 31 dicembre di quest'anno»,  sostiene in una nota il senatore M5S, "è infatti già pianificata la nuova missione Nato 'Resolute support' che vedrà l'Italia - spiega - tra i principali attori, senza che nel presente decreto sia previsto un ritiro delle nostre truppe e dei nostri mezzi militari in Afghanistan»

BOCCHINO (ILIC): VIA I NOSTRI DALL'AFGHANISTAN  - «Non vorrei che, sebbene la missione Isaf sia in fase di passaggio delle consegne alle autorità afghane, a marzo del prossimo anno il Parlamento si ritrovasse a ratificarne una nuova, magari già iniziata. Come è accaduto con questo decreto. Senza possibilità di intervenire con un ritiro delle truppe o una loro rimodulazione ». A dirlo è il senatore di Italia Lavori In Corso (Ilic), Fabrizio Bocchino, durante la discussione in Aula del dl missioni. «Su questo punto serve subito una discussione franca in Parlamento. E' arrivato il momento di affrontare in maniera seria il tema della presenza in Afghanistan ma, soprattutto - incalza Bocchino - di decidere un ritiro graduale, in sei mesi, delle nostre forze. L'eventualità che ci ritroveremo ancora una volta a scodinzolare dietro i desiderata americani, infatti, è fondata. Basta leggere questo decreto che, all'articolo 2, prevede proprio la possibilità di rinnovare la missione in presenza di una richiesta del governo afghano e di concerto con le organizzazioni internazionali coinvolte. Insomma, a pensare male si fa peccato - conclude Bocchino - ma spesso ci si azzecca».