28 febbraio 2020
Aggiornato 02:30
MoVimento 5 Stelle

Grillo: 17 eurodeputati sono una vittoria, non una sconfitta

La batosta è stata troppo cocente per non lasciare tracce. Per Oliviero Toscani, Casaleggio e l’ex comico se ne dovrebbero andare. Ma anche dall’interno cominciano le prime crepe. L’on Currò accusa il cerchio magico intorno ai fondatori. Per Pizzarotti il 5 Stelle deve diventare più propositivo. Il «delfino» Di Battista ammette: «Abbiamo commesso tanti, troppi errori». Ma Grillo

Nello scegliere la parola d’ordine su come reagire a caldo alla sconfitta Beppe Grillo è ricorso all’ausilio della grande saggezza di Edoardo De Filippo: “a da passa’ a nuttata”, è stato infatti il  messaggio subliminale che il fondatore del Movimento 5 Stelle ha lasciato  trapelare attraverso una, finora, breve apparizione in video.

Da consumato attore com’è, ha poi condito il discorso della sconfitta con una buona dose di autoironia: strappare un sorriso alla truppa frustrata da un risultato negativo ottiene sempre un bell’effetto, e Grillo lo sa. Tutto questo il primo giorno del dopo elezioni.

Ma al secondo giorno la musica scelta dal duo Grillo-Casaleggio cambia completamente il   fraseggio e passa a guardare al bicchiere mezzo pieno, piuttosto che continuare a versare lacrime per quello mezzo vuoto.

Ed ecco che il blog del leader apre con le foto dei 17 candidati che il Movimento è riuscito a mandare in Europa con tanto di identikit. Per prima cosa, mette in risalto il blog “tutti sono incensurati e sconosciuti alle procure”. E fino qui niente di nuovo. Può sembrare strano che fra le caratteristiche da evidenziare ci sia l’essere ignoti alle procure, ma, qui ha ragione Grillo, siamo in un paese dove condannati e indagati possono sedersi comodamente in Parlamento e quindi è giusto rimarcare la differenza.

Ma rispetto al cittadino da giudicare nudo e crudo e non per le medaglie pregresse questa volta c’ è nel blog invece una particolare attenzione alle competenze degli eletti che il 5Stelle manda a Bruxelles: “hanno un’età inferiore ai 36 anni. sono giovani, laureati, imprenditori e liberi professionisti, c'è chi ha il master, chi un PHD, chi ha due lauree, chi parla due lingue e chi ne parla tre o quattro”, ci tiene a specificare l’organo ufficiale del Movimento, con un cambio di passo, rispetto alle competenze, che evidentemente è stato suggerito dall’accusa più frequente rivolta ai fondatori di voler affidare le sorti dell’Italia a persone assolutamente prive dei saperi indispensabili per poter affrontare i problemi di un paese industrializzato e di una società complessa. Infine, aggiunge il blog, dei diciassette, “9 sono donne e quindi siamo oltre le quote rosa”.

Basterà questa nuova lettura a placare i malumori che la sconfitta ha provocato fuori e dentro il Movimento?

Per quanto riguarda avversari, critici, e detrattori si può stare certi che difficilmente smetteranno di mettere il dito nella piaga. «Il problema di Grillo è Beppe Grillo» ha sentenziato Oliviero Toscani. Secondo il noto fotografo e pubblicitario «forse senza di lui il movimento si sarebbe imposto in maniera più sensata e più giusta. Non è vero - ha aggiunto Toscani - che senza Grillo non esisterebbe neanche il suo movimento, perché 5 stelle è molto più importante di quanto si pensi, e tra l'altro è internazionale perché sta prendendo piede anche all'estero. Ma Grillo e Casaleggio - ha concluso - sono due personaggi da eliminare».

Nessuno all’interno del Movimento arriva a chiedere, come fa Toscani, la testa di Grillo e Casaleggio, nemmeno quelli che a suo tempo furono espulsi, ma non mancano molti toni polemici da parte di chi in passato ha dovuto subire il peso dell’emarginazione per essersi lasciato andare a qualche critica: “Non è possibile che Grillo da un anno abbia sempre ragione. Se il dissenso non si manifesta è perché qualcuno lo considera un dio, o molto più probabilmente, perché c’ è molta paura delle conseguenze”, spiega il deputato Tommaso Currò che qualche mese fa si salvò dall’epurazione per il rotto della cuffia.

«C’è un cerchio magico intorno a Grillo e Casaleggio», accusa Currò, che spiega la sconfitta con «l’utilizzo di toni che hanno emarginato una componente dei deputati che avrebbe potuto portare una credibilità diversa. Io, che ho una mentalità più autonoma, sono fuori da un anno. A questo punto si prenda atto che si vuole un clan e si costruisca un clan, non un partito».

«Bisogna cambiare i toni. Quello che andava bene un anno e mezzo fa non è più efficace oggi. Ce lo dice il risultato», accusa Federico Pizzarotti, spesso sul punto di essere epurato da Beppe Grillo. «Non è un problema di dieci giorni. Forse l'atteggiamento propositivo, nei toni pacato, andava usato appena siamo entrati in Parlamento. Quel giorno dovevamo cambiare l'atteggiamento nei confronti delle istituzioni, dovevamo far capire ai nostri elettori che avevamo ricette e non solo propositi distruttivi», aggiunge il sindaco penta stellato di Parma.

«Forse la gente ha avuto paura. In molti si sono spaventati e hanno preferito il cambiamento soft di Renzi a quello radicale proposto da noi», cerca di spiegarsi Di Battista, il deputato M5S che spesso Grillo ha indicato come suo delfino. Di Battista assicura che lui e i suoi colleghi non molleranno, ma poi aggiunge una affermazione che sicuramente provocherà delle conseguenze : «Dobbiamo riflettere e imparare dai tanti errori commessi», lascia cadere sull’operato del Movimento.

Ora si tratterà di vedere chi e come ha commesso gli errori denunciati da Di Battista. E aspettarsi i provvedimenti per ripararli.