12 marzo 2026
Aggiornato 11:39
Governo Letta

Legge di stabilità: i 14 euro ci sono, il futuro chissà

Grandi gruppi in crisi, e piccole imprese: il Governo impotente davanti alla deindustrializzazione

La legge di stabilità, è un po’ quello che volgarmente si chiama «il conto della serva», che in pratica si traduce nella raccomandazione:  » eccoti i soldi per la spesa, vedi di comprarci quante più cose possibili e al prezzo più basso». 

Ora chiunque abbia dimestichezza con quell’operazione che tutte le famiglie compiono ogni mattina recandosi al mercato, avrà notato che nell’invito ( o intimazione) rivolto più sopra alla «serva» ( cioè a noi stessi) manca una voce essenziale, e cioè la qualità. Una mancanza grave perché la qualità è una voce della quale non si può fare a meno, salvo correre il rischio, ignorandola,  di ritrovarsi sulla tavola una abbondanza di alimenti di pessima qualità, e quindi indigeribili, o addirittura scaduti e marciti.

Nel nostro caso, e cioè nella legge si stabilità inoltre la qualità della spesa ha una importanza fondamentale, perché è proprio da questa selezione che dipenderà se potremo ancora imbandire la nostra tavola o se, invece, rischiamo di restare all’asciutto. Quindi alla qualità della spesa non è solo demandato il soddisfacimento immediato delle nostre esigenze, ma anche il destino della spesa futura.

Avere introdotto il tema «futuro» , imprescindibile nelle famiglie come nella società, ci obbliga inoltre a porci un’altra domanda. Dato per scontato  che a tirare fuori i soldi per fare la spesa ogni mattina sia il padre o la madre di famiglia, l’imprenditore,  o lo Stato:  siamo sicuri che questi soldi continuerà ad averli anche nei giorni futuri?

Ecco questa è l’ottica con la quale va vista e giudicata la legge di stabilità sfornata dal governo.

Punto primo. Guardiamo ai  famosi 14 euro in più in busta paga. Hanno fatto male i commentatori a liquidare con l’ironia ( o disprezzo)  questi 14 euro. Se avessero voluto giudicarne l’effettivo valore, invece di liquidarli in fretta, avrebbero dovuto fare un gioco di memoria, riportando alla mente quel vecchio detto che ci avvisava come » il peggio non sia morto mai». Era un modo per dirci di essere cauti,  perché si può stare anche peggio di prima, anche quando si pensa che la posizione sia già parecchio scomoda.

Quindi, per tornare ai 14 euro, devono essere giudicati con realismo, non per quello che ci si può comprare, ma per la  per la direzione che indicano, che è quella unicamente di una inversione di tendenza. Se fosse così, altro che sarcasmo, sarebbero da salutare come una conquista.

Ma il punto da verificare è proprio questo: sono quei 14 euro una effettiva e duratura inversione di tendenza, o si tratta di un misero contentino dato ai passeggeri perché stiano  buoni e non disturbino il manovratore?

Punto secondo.

Deciso con la legge di stabilità dove dovranno andare a finire i soldi attualmente a disposizione, come ci stiamo garantendo che continueremo ad averne in egual misura, o, soprattutto come potremo guadagnarne un po’ di più per uscire dalle ristrettezze in cui ci stiamo dibattendo?

E’ questo il buco nero della legge di stabilità, del governo, delle larghe intese , delle forze politiche (compresa l’opposizione) , dalle quali dipende il futuro dell’Italia. Vi sfido a reperire nei dibattiti che sgorgano come un fiume in piena intorno alla legge di stabilità le parole, «innovazione», «informatica»«nuove tecnologie». Gli unici mercati di cui si parla sono quelli arcigni della finanza da tenere a bada, da ammansire con i nostri sacrifici. Nessuno parla di mercati da conquistare, dove far valere le competenze, il valore economico, ma anche culturale dell’Italia.

Voglio solo indicare una cifra che è testimonianza plateale dello scollamento fra politica e paese reale: Nell’ultimo semestre di quest’anno, sono dati Istat,  le esportazioni dei distretti industriali italiani sono aumentate di circa il 5,5 per cento. Il settore dell’ hi-tech è quello che ha fatto registrare il maggiore aumento , con oltre il 17 per cento.

Ci dovremmo attaccare a queste cifre come il naufrago alla zattera. Dovremmo scorporarle: per regione, per comparti, per aziende, per occupati. Ma avete sentito qualcuno dei nostri soloni  onnipresenti parlarne? Nemmeno una parola.

E’ per questo che i famosi 14 euro vanno visti con grande rispetto, ma anche con altrettanta apprensione. Perché loro, oggi, ci sono,  ma il futuro resta una grande incognita.