12 marzo 2026
Aggiornato 11:39
Conti pubblici

Brunetta: «No alla resa dei conti sulla legge di stabilità»

Il capogruppo alla Camera del PDL: «Sarebbe drammatico e da irresponsabili innescare uno scontro politico tutto ideologico sul piano finanziario 2014-2016. Non lo capirebbe l'Europa, non lo capirebbero i mercati, non lo capirebbero soprattutto gli italiani»

ROMA - Renato Brunetta, capogruppo del Popolo della libertà (Pdl) alla Camera, in un editoriale pubblicato da Il Giornale, ha invitato il governo alla responsabilità: «Sarebbe drammatico e da irresponsabili innescare dentro la legge di stabilità una resa dei conti tutta ideologica tra le forze che compongono l'attuale grande coalizione che sostiene il governo Letta-Alfano. Non lo capirebbe l'Europa, non lo capirebbero i mercati, non lo capirebbero soprattutto gli italiani».

DISOCCUPAZIONE UGUALE A 1929 - Il capogruppo ha ricordato: «Siamo di fronte alla più grave caduta del reddito dal dopoguerra a oggi. Consumi delle famiglie che sono crollati. Disoccupazione complessiva (disoccupati ufficiali + cassa integrazione) pari, se non superiore, a quella del 1929. Una condizione sociale disperata per la parte più debole del nostro paese. Un tasso di risparmio che si riduce, per far fronte alle necessità di mantenere, per quanto possibile, un tenore di vita decoroso».

PRESERVARE RIGORE IN CONTI PUBBLICI - Quindi ha incalzato l'ex ministro: «Nell'immediato ci aspettiamo che la legge di stabilità 2014-2016 inizi con l'affrontare una serie di temi centrali per l'economia italiana, per presentarsi forte al semestre di presidenza di turno dell'Unione europea, dal 1 luglio 2014. Il rigore dei conti pubblici va preservato. E in particolare, della regola cosiddetta 'della spesa', prevista dall'articolo 81 della Costituzione, come modificato lo scorso anno, con il voto unanime di tutta la maggioranza, e della regola 'del debito', introdotta dal Fiscal Compact. Ne derivano 2 domande, dalle risposte alle quali occorre partire per definire la strategia di politica economica del governo dal 2014 in poi, secondo gli impegni già presi dal presidente del Consiglio».

2 DOMANDE AL GOVERNO - Brunetta ha illustrato i suoi due quesiti: «Prima domanda: se si ipotizza di contenere la spesa pubblica italiana, secondo la regola costituzionale citata, e di riportare la pressione fiscale a livello medio europeo, di quanto deve essere lo sforzo fiscale necessario e con quale ritmo? Seconda domanda: essendo usciti dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, la regola 'del debito' scatterà nel 2016 (mentre per Francia e Spagna scatterà nel 2018). Nel 2013, il rapporto debito/PIL sfiorerà, stando ai dati della Nota di aggiornamento al Def (documento economia e finanza, ndr), il 130 per cento. Se si considera che, secondo le previsioni del ministero dell'Economia, lo sforzo fiscale maggiore si concentrerà nei primi 5 anni, a quanto dovrà ammontare in termini di Pil lo sforzo richiesto all'Italia? E come si concilierà con la regola della spesa e con la proposta di una progressiva riduzione del carico fiscale?».

DISMISSIONE PATRIMONIO IMMOBILIARE DI STATO - Il deputato è quindi passato alle proposte: «Nell'ambito della riduzione della spesa pubblica, un ruolo centrale dovrà giocare la riduzione della spesa per interessi. Un piano credibile di 'attacco al debito' è quello che ci vuole, valorizzando la proposta presentata nell'agosto del 2012 dal Pdl all'allora presidente del Consiglio, Mario Monti, sul cui tracciato si è inserito il cosiddetto 'piano Grilli' di abbattimento del debito pubblico, attraverso la dismissione del patrimonio immobiliare dello Stato, per un punto di Pil, vale a dire 16 miliardi all'anno».

RIFORMARE AMMORTIZZATORI SOCIALI - Brunetta ha proseguito: «Occorre intervenire anche sull'Irap. Il tutto all'interno di una grande riforma degli ammortizzatori sociali, sul modello tedesco. Nonché nell'ambito di una vera riforma delle pensioni e del mercato del lavoro, in chiave europea. Occorre un confronto sereno sulle possibili opzioni da inserire nella legge di stabilità. Un coinvolgimento delle forze sociali in un 'Patto per lo sviluppo', che sappia mobilitare le migliori energie del Paese. Per quanto ci riguarda, siamo pronti».

SERVE CABINA REGIA PERMANENTE - L'ex ministro ha poi chiesto incontri periodici nella maggioranza, per discutere di temi economici: «Insieme a 'Fare futuro' e a 'Italia Futura' consegneremo oggi al presidente del Consiglio il risultato di alcune riflessioni, sfociate in proposte chiare e definite. Abbiamo costituito, pertanto, un think tank, aperto a tutte le forze di buona volontà, che si propone un monitoraggio continuo dell'evoluzione economica e sociale del Paese, rispetto alla quale avanzare proposte e suggerimenti. Se poi questo processo fosse arricchito da riunioni periodiche della 'cabina di regia', si avrebbero delle sinergie straordinarie».

LE DOMANDE SENZA RISPOSTA - Anche perché, ha sottolineato il capogruppo: «Alcune necessarie informazioni sono ancora avvolte nella nebbia. L'Iva è stata, purtroppo, aumentata, ma dell'Imu cosa si vuol fare? Le spese programmate per il triennio 2014 - 2016 si riferiscono solo al bilancio dello Stato. E quelle degli Enti locali? Nei quadri di finanza pubblica per l'anno in corso, sono state conteggiate le spese esigenziali: Cig, missioni militari ed Imu? Oppure no? Ed i dieci miliardi trasferiti agli Enti locali per il pagamento dei debiti contratti per la loro spesa in conto capitale sono stati tutti spesi o hanno finito per costituire un piccolo 'tesoretto', che pesa sul deficit, senza alcun sollievo per le imprese creditrici? Domande, al momento, senza risposta. Vorremmo avere questi chiarimenti indispensabili in una prossima 'cabina di regia'».