24 agosto 2019
Aggiornato 17:30
La crisi siriana

SEL in piazza contro l'intervento militare in Siria

Sinistra ecologia e libertà ha organizzato un sit-in a Roma per dire no alla guerra a Damasco e per sostenere la «diplomazia internazionale. Manca mandato Onu e si rischia di arrecare ulteriore danno alle popolazioni civili»

ROMA - Sinistra ecologia e libertà (Sel) ha organizzato venerdì 30 agosto a Roma un sit-in, «contro l'intervento militare in Siria e a sostegno della diplomazia internazionale». I militanti della formazione politica guidata da Nichi Vendola si sono dati appuntamento nella Capitale, in piazza San Marco.

SOSTENERE I CIVILI - «Chiediamo che il governo italiano si impegni ad intensificare gli sforzi della diplomazia internazionale, hanno scritto da Sel in un comunicato - per un cessate il fuoco immediato, un'indagine accurata da parte degli ispettori Onu sulle effettive responsabilità nell'uso di armi chimiche, un rafforzamento delle attività umanitarie di Onu e Ong in sostegno alle popolazioni civili, e l'accoglienza nel nostro paese di chi fugge dalla guerra».

NO A GUERRA - Per Sel, un intervento militare internazionale quale «quello che si sta preparando con la guida degli Stati Uniti come reazione alluso di armi chimiche contro la popolazione civile in Siria - si sostiene nella nota - rischia di allontanare per sempre le prospettive di una soluzione politica, quella della Conferenza di Ginevra II, ad un conflitto tragico che in due anni ha portato morte e distruzione in tutto il Paese».
L'uso di armi di distruzione di massa è un «crimine contro l'umanità», è specificato da Sel, secondo cui ci si trova davanti a «un conflitto nel quale l'unica soluzione possibile alla contrapposizione tra le forze del regime di Assad e la miriade di gruppi armati di opposizione e qaedisti, è quella politica e negoziale, e non certamente il ricorso ad un intervento armato».
Sel ha ribadito che si tratterebbe di «un intervento al di fuori del mandato Onu e che, per limitato e chirurgico che sia stando alle dichiarazioni ufficiali del momento, rischierebbe di arrecare ulteriore danno alle popolazioni civili ed infiammare una regione già scossa da profonde trasformazioni e violenza, compromettendo gravemente la tenuta del sistema multilaterale, a partire dalle Nazioni Unite». In conclusione Sel ha riaffermato «la netta contrarietà ad un intervento militare internazionale. Facciamo nostro l'appello al dialogo ed al negoziato del Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban-Ki-Moon».