16 settembre 2019
Aggiornato 00:30
Informazione & Giornalismo

Diffamazione: Berselli, è un voto contro la stampa

La riforma della diffamazione a mezzo stampa è «su un binario morto». Se ne è detto convinto il relatore del provvedimento, Filippo Berselli (Pdl), dopo il voto segreto dell'aula del Senato che ha approvato un emendamento della Lega che reintroduce la pena del carcere per i giornalisti

ROMA - La riforma della diffamazione a mezzo stampa è «su un binario morto». Se ne è detto convinto il relatore del provvedimento, Filippo Berselli (Pdl), dopo il voto segreto dell'aula del Senato che ha approvato un emendamento della Lega che reintroduce la pena del carcere per i giornalisti. Si tratta di una soluzione che, pur essendo diversa dall'attuale normativa, «non sarebbe utile ad evitare il carcere» al direttore del Giornale Alessandro Sallusti, condannato in via definitiva a 14 mesi di reclusione, il caso che ha motivato l'impegno del Parlamento sul tema.
«La capigruppo non può certo rimandare il testo in commissione per un nuovo esame», ha osservato Berselli. L'esponente azzurro si è detto sorpreso della rottura dell'accordo politico fra i principali gruppi raggiunto «non solo sul nuovo testo, ma sugli emendamenti per l'aula: avevo dato parere favorevole a sei su trentaquattro, consultando Pdl e Pd». A suo giudizio «sono esplose le tensioni latenti nell'aula, si è trattato - ha commentato Berselli - di un voto trasversale contro la stampa» ma, ha aggiunto, «un voto di pancia e non di cervello, perché a questo punto rimarrà la norma attuale che non tutela il diffamato, mentre nel mio testo la rettifica era centrale».

Gasparri: Discutibile nascondersi dietro voto segreto - «Il voto segreto è previsto dai regolamenti parlamentari ed ovviamente il suo uso è legittimo. È però discutibile nascondersi dietro il voto segreto per mantenere la possibilità della detenzione per i giornalisti». Lo dice il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri.
«L'intento che ha mosso me e molti altri parlamentari era quello di modificare le leggi vigenti eliminando la detenzione per i giornalisti e sostituendola con sanzioni di tipo pecuniario, oltretutto inserendo anche norme nuove per quanto riguarda le rettifiche. Bisogna prendere atto del voto, ma francamente ritengo sbagliata una decisione che mantiene il carcere. Si rischia così di far rimanere in vigore le leggi vigenti invece di introdurre quelle giuste innovazioni che a parole molti hanno condiviso e che nei fatti, invece, evidentemente in pochi abbiamo sinceramente sostenuto».