29 agosto 2025
Aggiornato 07:00
La riforma della legge elettorale

Casini: Non ci inchiniamo a Bersani

«Non siamo stati sudditi di Berlusconi, non siamo disposti ad esserlo di Bersani». Lo ha detto il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, a proposito del dibattito sulla legge elettorale, parlando a un'iniziativa del partito a Roma

ROMA - «Non siamo stati sudditi di Berlusconi, non siamo disposti ad esserlo di Bersani». Lo ha detto il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, a proposito del dibattito sulla legge elettorale, parlando a un'iniziativa del partito a Roma.
«Bersani non dica che Casini morirà di tatticismo - ha aggiunto -, il Pd si deve abituare a guardare con rispetto a chi sta in Parlamento. Abbiamo tenuto la schiena dritta, non ci inchiniamo a Bersani. Non credo che sia lesa maestà dire che non si può prendere il 55% avendo solo il 30% dei voti».
«Certamente Casini non è mio suddito, dico solo che arrivano dei momenti in cui uno deve decidere. Adesso, ad esempio, abbiamo un passaggio su questa legge elettorale e bisogna decidere». Bersani dice di voler «credere che alla fine Casini e l'Udc rifletteranno e decideranno per il meglio. Non per il meglio del Pd ma per il meglio dell'Italia. Nessuno è suddito di nessun altro, ma tutti siamo italiani e abbiamo bisogno di meccanismi che garantiscano una governabilità».

Bersani a Casini: Non chiedo maggioranze a sbafo - «Non sto affatto chiedendo, come dice Casini, che con il 30% dei voti ottenga il 55% dei seggi: questo è il Porcellum che hanno fatto loro e io non sto affatto chiedendo questo». Lo ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, a margine del suo intervento all'iniziativa organizzata dal Psi di Riccardo Nencini.
«Sto dicendo - ha proseguito Bersani - che serve un ragionevole premio di governabilità al partito o alla coalizione che arrivano primi chiunque sia, affinchè si possa avere la sera delle elezioni almeno un presidio di governabilità. Non sto chiedendo maggioranze assolute a sbafo».
Il segretario del Pd ribadisce la richiesta di un premio netto al 10%: «Al di sotto di questo - ha osservato - il rischio di frammentazione del Parlamento è altissimo, può venire fuori solo la palude e il voto dopo sei mesi».