15 dicembre 2019
Aggiornato 12:26
La Commissione rinvia

Legge elettorale, effetto Sicilia sulla riforma

Il boom del Movimento 5 Stelle, primo partito nell'isola, e l'alta percentuale di astensionismo, oltre il 50%, ha riportato un «clima tendente a recuperare una collaborazione», per usare le parole del presidente della Commissione Carlo Vizzini, tra una parte del Pdl e una parte del Pd

ROMA - I risultati delle elezioni siciliane si abbattono sulla riforma elettorale che la commissione Affari Costituzionali del Senato sta faticosamente portando avanti e ne rendono ancora più complicato l'esame: il boom del Movimento 5 Stelle, primo partito nell'isola, e l'alta percentuale di astensionismo, oltre il 50%, ha riportato un «clima tendente a recuperare una collaborazione», per usare le parole del presidente della Commissione Carlo Vizzini, tra una parte del Pdl e una parte del Pd.

Tuttavia, le chances che si arrivi a un'intesa più larga di quella registrata in occasione dell'adozione del testo base (Pdl, Lega, Udc e Fli) in nome della difesa dai grillini e dal non voto non sono molte. Le colombe ci proveranno in questa settimana di ponte di Ognissanti ma hanno davanti un vero e proprio rompicapo: il ddl Malan è un proporzionale corretto con il premio di maggioranza alla coalizione vincente del 12,5%. Tutti i partiti, tranne il Pd, l'unico partito a non aver presentato emendamenti in questo senso, vogliono inserire una soglia minima di consensi da ottenere per accedere al premio.

Nonostante la modifica avrebbe già i voti per passare in Commissione, la soglia proposta del 40% da Idv e Lega ieri è stata bocciata. A dimostrazione che la questione è delicata ed è oggetto di trattative tra Pd e Pdl. Perché proprio quella norma potrebbe costituire un argine a un risultato 'siciliano' in occasione delle prossime elezioni politiche. Vizzini non lo nasconde: «E' successo un fatto domenica, non in un condominio, ma in una regione di oltre 5 milioni di abitanti...». Quindi il Pdl ha chiesto un rinvio a martedì prossimo che tutti hanno accolto tranne la Lega. «Abbiamo accettato - ha spiegato il senatore Idv Pancho Pardi - per una questione di trasparenza. Perché è inutile votare mentre stanno trattando...».

Il tema non è solo la soglia minima, soglia che il Porcellum non prevede ma dovrebbe, come ha rilevato la Consulta in più di una occasione. Il tema è anche cosa succede se quella soglia non la raggiunge nessuno, come è probabile. Un punto di incontro tra Pdl e Pd, viene spiegato, potrebbe essere un emendamento firmato dal senatore Udc Gianpiero D'Alia che assegna il premio del 12,5%, cioè 76 deputati, alla coalizione che abbia ottenuto almeno il 42%. Se nessuno raggiunge la soglia minima il premio viene assegnato al primo partito nella misura di 31 seggi. L'idea piace a Quagliariello e trova l'apertura dei democratici. Ma in Sicilia il primo partito è stato quello di Grillo. E questo complica le cose.

Si vedrà. Resta il fatto che, anche se si trovasse un'intesa su questo punto, il voto del Pd complessivo al Senato sarebbe contrario perché il ddl Malan contiene le preferenze. L'ufficialità delle telecamere e dei comunicati stampa comunque oggi consegna un clima di scintille tra Pd e Pdl. Maurizio Gasparri risponde a Luigi Zanda che aveva parlato di «marasma» del centrodestra. Anna Finocchiaro replica al presidente dei senatori pidiellini definendolo «arrogante» e ricordandogli «le liti tra Berlusconi e Alfano e la settantina di suoi senatori ormai vota contro le indicazioni del gruppo e contro il governo». Quagliariello a fine giornata ribadisce «il responsabile tentativo di non rompere il filo di collaborazione stabilito col Pd». Ma avverte: «Se ciò dovesse rivelarsi impossibile, andremo avanti assumendoci le nostre responsabilità».