16 luglio 2019
Aggiornato 14:00
Salta il testo condiviso

Legge elettorale, il Pd non vuole le preferenze, ma l'accordo è vicino

Il risultato è che domani nella Commissione Affari Costituzionali presieduta da Carlo Vizzini arriveranno con molta probabilità due testi identici in tutto tranne che nella tanto dibattuta modalità di restituire ai cittadini la facoltà di scegliere i propri rappresentanti sottrattagli dal famigerato «Porcellum». Parisi: Ora 42% nominati, col Mattarellum 25%

ROMA - Sembrava fatta: gli sherpa del Pd e del Pdl avevano messo a punto un testo condiviso da adottare domani in commissione Affari Costituzionali al Senato per avviare il tanto agognato esame della riforma elettorale. Un sistema proporzionale con premio di maggioranza del 12,5% alla coalizione, sbarramento al 5%, un terzo dei seggi assegnati con le liste bloccate, due terzi con le preferenze. Ma su quest'ultimo punto - le preferenze, su cui i democratici sembravano disposti a cedere in cambio del premio alla coalizione - è mancato l'imprimatur politico del partito di Pierluigi Bersani.
Lo stesso segretario per la verità in pubblico fino a sabato scorso all'assemblea del partito ha criticato duramente le preferenze ma le trattative politiche, si sa, sono un'altra cosa. Presuppongono che si conceda qualcosa per trovare un terreno di incontro. E i democratici avevano ceduto sulle preferenze pur di ottenere il premio alla coalizione invece che al partito. Non tutti nel Pd hanno gradito il do ut des, veltroniani e prodiani per esempio. E a nulla sono serviti i contatti tra il segretario dell'Udc, Lorenzo Cesa, il coordinatore del Pdl Denis Verdini, i Pd Maurizio Migliavacca e Luciano Violante. Alla fine si è deciso di rinunciare al testo unico dei due relatori Lucio Malan ed Enzo Bianco.

VIZZINI OTTIMISTA - Il risultato è che domani, alle 14.30, nella Commissione presieduta da Carlo Vizzini arriveranno con molta probabilità due testi identici in tutto tranne che nella tanto dibattuta modalità di restituire ai cittadini la facoltà di scegliere i propri rappresentanti sottrattagli dal famigerato Porcellum: il testo Pdl prevederà le preferenze, quello del Pd i collegi. «Siamo comunque in dirittura d'arrivo - assicura Vizzini - resta da risolvere l'ultima questione 'preferenze o collegi'. Metterò ai voti i due testi. Quello che otterrà la maggioranza sarà il testo base». Numeri alla mano, però, ammette Vizzini, «rischia di non passare nessuno dei due testi e a quel punto la parola passerebbe all'Aula». Decisiva sarà la decisione della Lega che con i suoi due senatori in Commissione - Roberto Calderoli e Sergio Divina - farebbe ottenere al testo Pdl (che sulla carta ha già 10 voti più uno Udc e uno di Coesione nazionale contro gli 8 del Pd, uno di Idv, uno di Api-Fli, uno di Mpa) la maggioranza: 14 voti su 26. Calderoli fa sapere però che voterà contro entrambe le proposte perché «non stanno in piedi, vanno contro tre pronunce della Corte Costituzionale».
«Non ci sono passaggi che possono compromettere il voto finale della legge», dice a sera l'ottimista Vizzini. «Domani avrò le idee più chiare sulla base dei testi, sentirò i gruppi, parlerò con Schifani, e decideremo». Ma nel Pd c'è già chi, conti alla mano, comincia a pentirsi di aver detto sì al premio alla coalizione al 12,5%, che vuol dire 79 deputati e 39 senatori: per avere la maggioranza alla Camera la coalizione Bersani-Vendola infatti dovrebbe superare il 40% alle elezioni. Il 40% soltanto non sarebbe sufficiente: vorrebbe dire avere solo 300 deputati (220 più il premio) su 630. Troppo pochi per governare.

PARISI: ORA IL 42% E' NOMINATO, COL MATTARELLUM IL 25% - «Prima che gli accordi sotterranei diventino definitivi sento il dovere di avvisare i cittadini sui numeri veri. Un terzo di liste bloccate, più un premio di maggioranza del 12,5% significa che i parlamentari eletti dai cittadini sono solo il 58% e per di più eletti col pericoloso sistema delle preferenze». Lo dichiara in una nota Arturo Parisi, deputato del Pd.
«Se si fosse almeno presa in considerazione la richiesta sottoscritta da 1.200.000 cittadini, che avrebbe ripristinato il Mattarellum gli eletti sarebbero stati il 75%, ogni elettore avrebbe ritrovato il suo candidato di collegio, e i candidati avrebbero avuto la possibilità di incontrare i propri elettori senza andare incontro alle spaventose spese che ora ritornano necessarie».