28 marzo 2020
Aggiornato 18:30
Ambiente | Inchiesta Ilva

Clini: Nessuno scontro con i Magistrati. Vogliamo chiarire i ruoli

Il Ministro dell'Ambiente: Per questo stiamo valutando di sollevare conflitto attribuzione. Incontro con Procura per chiarire voci di stampa su di me. Per il risanamento non ci sarà denaro pubblico

ROMA - Quello dell'Ilva «non è un tema riconducibile a uno scontro tra governo e magistratura, ma riconducibile alla chiarezza di ruoli, responsabilità e competenze che in questo momento è quanto mai urgente». Lo ha detto il ministro dell'Ambiente Corrado Clini, davanti le Commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera.
Clini ha ricordato che nella vicenda si è inserita una «problematica complicata, che riguarda la cosiddetta attribuzione di competenze: la presidenza del Consiglio sta valutando la possibilità di sollevare il conflitto di attribuzione, per chiarire i termini delle responsabilità e dei ruoli, non per aprire un conflitto con la magistratura».
«Nello stesso tempo però proseguiamo con la linea che abbiamo indicato. Mi auguro che la riunione del 17 agosto a Taranto possa risolvere queste problematiche rendendo più semplice l'evoluzione e la gestione successiva delle nostre attività», ha concluso il ministro.
Clini ha poi ribadito che da parte del governo «non c'è nessuna critica nel ruolo della magistratura, che nel caso di Taranto ha svolto un ruolo positivo di accelerazione».
«Nello stesso tempo c'è però bisogno di chiarire i ruoli: l'autorizzazione dell'esercizio dell'impianto non la dà il magistrato che nemmeno decide la tecnologia che deve essere usata. Noi stiamo lavorando nel contesto delle normative attuali, che attribuiscono le competenze in maniera chiara», ha concluso.

Incontro con Procura per chiarire voci di stampa su di me - L'incontro con la Procura di Taranto in programma il prossimo 17 agosto «mi è stato chiesto dal procuratore perchè nel momento in cui il Tribunale del Riesame stava iniziando la discussione sul ricorso di Ilva esce sulla stampa la notizia che nel 2010 due signori parlando al telefono avrebbero detto che io sono un uomo di Ilva e che perciò bisogna fidarsi di me». Lo ha spiegato il ministro dell'Ambiente Corrado Clini davanti le Commissioni riunite Ambiente e Attività produttive della Camera.
«Ho considerato questa - ha raccontato ancora Clini - una mascalzonata del genere che abbiamo già visto in passato e ho chiesto al procuratore che mi confermasse o smentisse: lui ha smentito formalmente e ha detto che non ci sono intercettazioni che mi riguardano negli atti depositati».
«Il procuratore ha chiesto l'incontro per chiarire la situazione e ho gli detto che è utile anche per chiarire qual è il gioco, altrimenti rischiamo che mentre lavoriamo per risolvere i problemi c'è qualcuno che ci mette fra le gambe delle barre di acciaio che ci impediscono poi di lavorare», ha concluso il ministro.

Per il risanamento non ci sarà denaro pubblico - Chiudere gli impianti dell'Ilva «vuol dire non avere più la leva della produzione e cioè dell'interesse per investire: e se non investe l'impresa dimentichiamoci la possibilità, come qualcuno ha suggerito, che il pubblico subentra per fare il risanamento». Lo ha spiegato il ministro dell'Ambiente Corrado Clini, davanti le Commissioni riunite Ambiente e Attività produttive della Camera.
«Chiudere gli impianti vuol dire creare un effetto ambientale difficilmente governabile soprattutto nel ciclo della siderurgia di Taranto La chiusura degli impianti vuol dire l'apertura di una vertenza che non si sa quando possa finire tra l'impresa, le amministrazioni locali, la magistratura».
«Tenere aperte le produzioni dell'Ilva vuol dire invece garantire il programma di risanamento ambientale e mi auguro che su questo si trovi un punto di equilibrio con la magistratura, perchè è evidente che la situazione è difficile e potrebbe crearci delle problematiche che alla fine hanno come risultato molti problemi ambientali oltre a quelli occupazionali ed economici», ha concluso.

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