31 agosto 2025
Aggiornato 01:00
Il sisma in Emilia

Cardinale Bagnasco: Nessuno in questo momento basta a se stesso

Messa del Presidente della CEI nella Cattedrale di Genova pro terremotati Emilia. Dare con gioia a chi ha meno di noi. Società fragile se non si sostiene l'unicità della famiglia. Anche l'economia è segnata ma non sarà piegata

GENOVA - «Tutti abbiamo bisogno di tutti: nessuno, in nessun momento, basta a se stesso». E' quanto dichiarato dal presidente della Cei e arcivescovo di Genova, cardinale Angelo Bagnasco, durante l'omelia della messa per i terremotati dell'Emilia Romagna celebrata oggi nella cattedrale del capoluogo ligure.
«Dobbiamo forse aspettare l'urto della tragedia, della sofferenza e forse della morte perché la società sia richiamata crudamente a questa elementare verità che una certa cultura tende a far dimenticare o a tacere?», ha aggiunto Bagnasco.

Dare con gioia a chi ha meno di noi - «Anche in mezzo alle difficoltà e alla crisi possiamo dare con gioia a chi oggi ha meno di noi».
«L'avvicinarci gli uni agli altri - ha sottolineato il presidente della Cei - rende visibile la presenza di Gesù e della Chiesa. Per questo - ha concluso Bagnasco - i vescovi italiani hanno stabilito nella prossima domenica una speciale colletta, ricordando le parole della Scrittura 'vi è più gioia nel dare che nel ricevere'».

Anche l'economia è segnata ma non sarà piegata - «Anche l'economia è stata segnata ma, siamo certi, non sarà piegata».
«La giornata di lutto nazionale - ha aggiunto Bagnasco - ci rende più pensosi, oranti e solidali con le vittime e i loro familiari, con quanti sono stati colpiti negli affetti, nelle cose e nel lavoro. Vogliamo stringerci a tutti con la nostra preghiera, con amicizia e generosità, tanto più necessarie e doverose in queste dolorose circostanze».
«Oltre le abitazioni - ha sottolineato il presidente della Cei - il sisma ha colpito anche moltissime chiese, che le comunità sentono come i luoghi della loro identità di fede e di tradizione, e per questo sono vissute come punto di riferimento, come la loro stessa casa».

Società fragile se non si sostiene l'unicità della famiglia - «La primissima scuola di una umanità calda e aperta, generosa e dedita è la famiglia, patrimonio incomparabile dell'umanità e l'Incontro Mondiale a Milano con gioia lo ha ricordato al mondo. Per questo, non custodire, promuovere e sostenere l'unicità della famiglia, significa promuovere una cultura individualistica, rendere le persone insicure e la società fragile, dove ognuno, in nome della propria autonomia, si ritrova solo».