25 gennaio 2022
Aggiornato 10:00
Stefàno immortalato dai giornali con una pistola alla cintola

Vendola al sindaco di Taranto: Caro Ezio, metti via la pistola

Il leader di SEL: «Non somigli a uno sceriffo. Quel revolver nella cintura del pantalone appare un intruso, una superfetazione, un'immagine taroccata»

BARI - Il leader di Sel Nichi Vendola prende le distanze (anche se in modo affettuoso, con una lettera aperta diffusa dal suo ufficio stampa) dal sindaco di Taranto Ippazio (Ezio) Stefàno, immortalato dai giornali con una pistola alla cintola, e gli chiede di «buttar via» l'arma. Il primo cittadino si è giustificato ricordando le minacce subite e la sua scelta di rifiutare la scorta. «Caro Ezio - scrive Vendola - la cosa che più mi colpisce e mi intriga della tua personalità è quel tratto di ingenuità, talvolta di innocenza infantile, che ti rende un essere umano autentico, non prigioniero dei codici dell'ipocrisia, capace di una straordinaria empatia con la tua gente».

«La tua cifra - continua la lettera - è la generosità, il tuo riferimento costante è la vita popolare, con le sue passioni e le sue disperazioni. Sei il Principe di Taranto, dei suoi splendori e delle sue miserie, non sei l'espressione di una élite giacobina che rimette in ordine la plebe e si insedia al centro della città e del potere. Tu hai portato le periferie urbane e sociali al centro della politica. Tu sei il medico dei bambini che ha cercato, con lo stesso stile e lo stesso cuore di sempre, di curare i mali di un pezzo di Sud spolpato dalla politica del malaffare e assediato dalla povertà, dalle mafie e dall'inquinamento. Sembra curioso che io racconti a te chi sei tu, ma lo faccio perché tu - per come ti conosciamo da tanti anni - non hai nessuna somiglianza col sindaco-sceriffo immortalato da una foto: quel revolver nella cintura del pantalone appare un intruso, una superfetazione, un'immagine taroccata».

«Certo, non è facile - riconosce Vendola sempre rivolgendosi al sindaco di Taranto Stefàno - convivere con le minacce e le aggressioni. Certo, se ti mettono alle calcagna una protezione di polizia i giornali magari poi stigmatizzano il privilegio di un'auto blu. (Sulle stesse pagine su cui invocano il far west e disseminano la paura, oggi storcono il naso su quel fotogramma che ti coglie in armi)».

«Caro Ezio, credo di aver capito - scrive ancora il governatore pugliese - il tuo stato d'animo e la tua scelta, impulsiva e solitaria. Hai pensato che dovevi cavartela da te, non recare disturbo alle istituzioni. Ma in questo caso, scusami la sincerità, la tua generosità è un errore. Perché trasmetti un messaggio negativo, legato all'immagine del farsi giustizia da sé, del trasferire su ogni singolo individuo un compito e un potere che devono appartenere allo Stato Taranto ha la forza e le risorse morali per vincere anche quella sorta di inquinamento acustico prodotto dalle urla scomposte dei violenti, dei boss, dei populisti a buon mercato. La tua mitezza ti difende e ci difende dalle parole che sibilano come proiettili».

Secondo Vendola «non sono le armi che ci proteggeranno, è il disarmo che ci proietterà in una nuova epoca: quella in cui potremo uscire dalla infinita preistoria delle piccole e grandi guerre. Per questo - conclude - ti chiedo di deporre quella stupida cosa inanimata, di buttar via quella pistola, perché tu possa sentirti pienamente protetto solo dal nostro affetto e dalla nostra stima».