10 luglio 2020
Aggiornato 21:00
Intervista ad Avvenire

Balduzzi: Il gioco d'azzardo è una malattia

Il Ministro della Salute al giornale dei Vescovi: La ludopatia inserita nell'elenco delle malattie Asl. La strada maestra è regolamentare la materia e l'Esecutivo è pronto a muoversi

ROMA - Il governo intende porre un argine al gioco d'azzardo, diventato per molti cittadini una vera e propria malattia. Il ministro della sanità Renato Balduzzi in un'intervista all'Avvenire che dedica all'argomento l'apertura della prima pagina. «Se seguissi l'istinto - dichiara Balduzzi nell'intervista al giornale dei vescovi - direi proibiamo. Ma proibire non è mai la soluzione. Nemmeno quando si tratta di dire basta al gioco d'azzardo. La strada maestra è regolamentare la materia e l'esecutivo è pronto a muoversi. Ho parlato a lungo con il ministro dell'Interno, con quello dello Sviluppo economico, ho sentito anche il presidente del Consiglio. Beh, in tutti c'è la stessa determinazione, la stessa volontà di correggere certe storture, certe anomalie. Certo, serve equilibrio, serve cautela, ma la volontà di intervenire per dare un assetto sano al settore del gioco è fuori discussione».

La ludopatia sarà considerata una malattia - Il Ministro dichiara nell'intervista che la ludopatia sarà presto, prestissimo considerata a tutti gli effetti una malattia: «Negli Stati Uniti è così da trent'anni, in Italia ancora no». Ma la vera svolta si avrà nella pubblicità: «I tecnici del ministero dell'Economia - spiega Balduzzi - stanno già lavorando. Perché certe cose non ci sono piaciute, perché non vogliamo più vedere uno spot dove si dice che chi non gioca è un bacchettone. Perché proibire no, ma nemmeno spingere al gioco in questo modo».
A rischiare di più sono «i nostri ragazzi. Bisogna dire loro che giocare è pericoloso, che il gioco rischia di diventare una malattia, che così ci si rovina, ci si massacra. La persona sarà rispettata e i minori protetti non 'sfregiati' con spot che raccontano che una 'vincita può cambiarti la vita'. Questi non ci dovranno essere più. E chi non si adeguerà perderà la concessione».