16 ottobre 2019
Aggiornato 01:00
Per il Premier incontro con Pierluigi Bersani

Monti: Sul lavoro dialogo finchè si può, sulle liberalizzazioni stop

Pronti alla fiducia sul decreto legge. Sulla riforma del mercato del lavoro: No ad accordi al ribasso. Su entrambi il Premier avverte: l'obiettivo «è il bene del Paese», che si può raggiungere «bilanciando i sacrifici» sulle varie categorie sociali

ROMA - Nessun cedimento alla pressione delle lobby sulle liberalizzazioni; dialogo e ricerca di un accordo sul mercato del lavoro, a patto che si resti su standard elevati e che l'obiettivo di modernizzare il Paese sia effettivamente conseguito dalla riforma. Mario Monti affronta i due temi caldi del dibattito politico, il pacchetto liberalizzazioni all'esame del Senato e la riforma cui sta lavorando Elsa Fornero. Su entrambi avverte: l'obiettivo «è il bene del Paese», che si può raggiungere «bilanciando i sacrifici» sulle varie categorie sociali.

Temi che discute per un'ora e mezza nell'incontro con Pierluigi Bersani. Come suo solito in questi colloqui, il premier ha più che altro ascoltato il segretario Pd e preso atto delle sue posizioni. Ribadendo sul mercato del lavoro la linea più volte espressa: Il nostro obiettivo in questa fase è quello di trovare un accordo con le parti sociali, dialogando al tempo stesso anche con le forze politiche. Ascoltando attentamente, riferisce una fonte di governo, il ragionamento del segretario Pd sulla necessità di tenere unito il Paese in un momento in cui le tensioni sociali potrebbero essere acuite dalla recessione.
Questo non toglie, ribadiscono dal governo, che - come detto oggi dal premier nella conferenza stampa con Mariano Rajoy - l'obiettivo è un accordo «alto», senza accettare compromessi al ribasso. Un discorso che Monti ha riferito ad entrambi i cantieri aperti, la riforma di Elsa Fornero e il pacchetto liberalizzazioni. Due cantieri che per ora sono a stadi di realizzazione molto diversi, e che quindi - spiegano da palazzo Chigi - richiedono due atteggiamenti diversi.

Sul mercato del lavoro l'obiettivo è appunto quello di cercare il massimo della condivisione possibile, prima con le forze sociali e poi con quelle politiche. Sapendo bene che un accordo con tutte le organizzazioni di rappresentanza spianerebbe la strada alla riforma in Parlamento. Anche per questo per ora dal governo si mostrano fiduciosi sulla «tenuta» del Pd, facendo notare che l'atteggiamento dei Democratici non è affatto di chiusura a modifiche alla normativa sul mercato del lavoro e che quindi c'è margine per una 'buona riforma', che davvero - come detto oggi - «vada nella direzione di modernizzare il Paese». Sulla quale il governo «è disposto e pronto ad impiegare tutto il credito di cui può disporre affinchè il risultato» sia quello voluto.

Sulle liberalizzazioni, invece, la fase del dialogo è considerata finita da parte del governo. Sul provvedimento in Parlamento il tempo delle modifiche è scaduto, e saranno accettati - viene detto con chiarezza - solo emendamenti «migliorativi» del testo nella direzione dell'apertura dei mercati e delle professioni. Una posizione confortata dal richiamo lanciato oggi da Giorgio Napolitano sulla eterogeneità degli emendamenti. E che sarà tenuta anche se questo rendesse necessario porre la questione di fiducia.