12 luglio 2020
Aggiornato 02:30
Conflitto sui tempi di prescrizione del reato

Mills, Berlusconi ricusa i Giudici. Il Pdl «attacca» Vietti

Il Vicepresidente Csm difende i tempi della Sentenza, ma «parla in generale». Gasparri: Da Vietti parole incompatibili con la sua funzione. Di Pietro (Idv): Da Berlusconi atto offensivo e immorale. Contento (Pdl): Di Pietro emblema dell'inutilità della laurea

ROMA - Silvio Berlusconi ha ricusato i giudici di Milano del processo Mills per un conflitto sui tempi di prescrizione del reato. Secondo i legali dell'ex premier infatti i giudici avrebbero gestito il calendario delle udienze e tagliato i loro testimoni proprio per evitare che intervenisse la prescrizione. La vicenda è ancora una volta entrata nel dibattito politico rompendo quel clima di dialogo sul tema della giustizia maturato sotto il governo Monti e che si era manifestato in parte ieri in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario.

Pdl all'attacco di Vietti - Ad alimentare lo scontro e soprattutto le dure reazioni del partito del Cavaliere sono state in serata le parole del vicepresidente del Csm, Michele Vietti, in difesa della accelerazione dei tempi per arrivare alla sentenza. «Il processo per sua natura deve arrivare a decisione nel merito» ha detto Vietti secondo il quale occorrerebbe intervenire per congelare la prescrizione, proprio per evitare che il processo non arrivi alla sua conclusione. «Non può essere un incentivo premiale per l'imputato più bravo a sfruttare le pieghe dei riti processuali, per evitare che si arrivi alla decisione. Questo determina l'abuso del processo», ha sottolineato.
Per il Pdl queste affermazioni «politiche» mettono in discussione lo stesso ruolo di Vietti al Csm. «L'intervento del vicepresidente del Csm, Michele Vietti, riguardo la prescrizione nel processo Mills, è contemporaneamente malaccorto, intempestivo e impreciso», ha detto il segretario del Pdl che lo accusa anche di aver commesso «un grave scivolone politico perché ha parlato da politico che auspica platealmente uno specifico risultato processuale e non la piena osservanza delle regole del processo».
Il capogruppo del Pdl al Senato si spinge oltre e parla di «parole incompatibili con la sua funzione». Per Fabrizio Cicchitto, capogruppo alla Camera inoltre «la ripresa dell'uso politico della giustizia e la copertura di ciò da parte di personalità responsabili può solo deteriorare il quadro politico».

La precisazione del vicepresidente del CSM - Il vicepresidente del Csm non è rimasto insensibile alle critiche e con una nota ha voluto precisare che «sono state impropriamente collegate sue considerazioni generali di politica giudiziaria in materia di prescrizione (di cui, peraltro, si è ampiamente parlato in occasione dell'inaugurazione dell'Anno Giudiziario) con un singolo processo, in relazione al quale ogni determinazione è invece ovviamente rimessa solo alle parti e al giudice».

LA CRONISTORIA DELLA GIORNATA - Vietti: Giusto accelerare per arrivare alla sentenza - «Il processo per sua natura deve arrivare a decisione nel merito». Il vicepresidente del Csm, Michele Vietti, intervistato per «A Ciascuno il Suo» di Radio 24, definisce «giusto» accelerare un processo, per arrivare a sentenza, tema dell'ultimo scontro all'interno del processo Mills.
«Finché la legge non è cambiata - prosegue - le difese approfittano della normativa esistente, ma bisogna evitare situazioni paradossali in cui prescrizioni così ridotte esasperano strategie processuali, tutte volte solo ad allungare i tempi, in modo da riuscire ad acchiappare la prescrizione».
Nell'intervista, Vietti ricorda come nel «processo vanno equilibrati in modo saggio e accorto tutti gli interessi, non solo quello dell'imputato». Il vicepresidente del Csm ritorna sulla sua proposta di congelare la prescrizione, che «non può essere un incentivo premiale per l'imputato più bravo a sfruttare le pieghe dei riti processuali, per evitare che si arrivi alla decisione. Questo determina l'abuso del processo».

Gasparri: Da Vietti parole incompatibili con la sua funzione - «Le parole di Vietti sono sconcertanti e certamente non sono compatibili con la delicata funzione che dovrebbe svolgere. Dimostrano un atteggiamento da militante in linea con coloro che fanno un uso politico della giustizia. Nel passato usai espressioni molto dure verso altri vice presidenti del Csm. Non le ripeto ma Vietti ora svetta nella affollata classifica negativa di palazzo dei Marescialli». Lo ha affermato il presidente del gruppo Pdl al Senato Maurizio Gasparri.

Gelmini: La sortita di Vietti è di una gravità inaudita - «La sortita del vicepresidente del Csm, Michele Vietti, è di una gravità senza precedenti, perché, per la prima volta, un vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura prende una posizione specifica in un processo in corso, volendo arrivare a una sentenza di condanna politica, evidentemente auspicata dallo stesso Vietti». Lo ha dichiarato l'ex ministro Pdl Mariastella Gelmini, sul commento del Vicepresidente del Csm alla richiesta di ricusazione dei giudici presentata dalla difesa di Silvio Berlusconi al processo Mills.

Di Pietro (Idv): Da Berlusconi atto offensivo e immorale - La decisione di Silvio Berlusconi di ricusare i giudici del processo Mills è «un atto offensivo e immorale». Lo dice il leader di Idv Antonio Di Pietro: «E' indegno e immorale che un uomo politico, che ha ricoperto incarichi di governo, faccia di tutto e di più per impedire ai giudici di accertare la verità in merito a reati gravissimi come la corruzione in atti giudiziari».
Per Di Pietro: «Ricorrere a eccezioni strumentali, al solo fine di perder tempo in modo da assicurarsi la prescrizione, è un atto altamente offensivo e oltraggioso per la giustizia. Un comportamento inammissibile in uno Stato di diritto».

Ferranti (Pd): Ricusazione colpo di coda di chi non vuole giudizio - «E' il colpo di coda di chi non vuole sottoporsi ad un giudizio di merito e per questo tenta tutte le strade, anche le più improbabili, per sottrarsi ai propri giudici». Così la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti risponde a chi le chiede un commento sulla decisione della difesa Berlusconi di ricusare i giudici del processo Mills.

Contento (Pdl): Di Pietro emblema dell'inutilità della laurea - «Le dichiarazioni di Di Pietro circa l'indegnità di un'istanza consentita ad un imputato dalle norme del codice processuale vigente, rappresentano una pietra miliare per coloro che sostengono la necessità di abolire i titoli di studio, a cominciare, ovviamente, dalla laurea in giurisprudenza». La ha affermato il deputato del Pdl Manlio Contento, membro della commissione giustizia alla Camera.

D'Alessandro (Pdl): Da Di Pietro e Ferranti frasi indegne - «Per usare le parole di Antonio Di Pietro, è indegno e immorale che esponenti della sinistra, tra l'altro provenienti dalla magistratura quali gli onorevoli Di Pietro e Ferranti, facciano finta di ignorare che Silvio Berlusconi oltre a essere un uomo politico è un cittadino italiano e in quanto tale ha il sacrosanto diritto di difendersi in un processo con gli stessi strumenti forniti a tutti quanti». E' quanto afferma in una nota il parlamentare del Pdl, Luca D'Alessandro, componente della Commissione Giustizia della Camera.
«Ci viene da pensare - aggiunge - che chi ha vestito la toga e oggi porta questo genere di attacchi a Berlusconi, durante il precedente lavoro, trampolino di lancio per il mandato parlamentare, abbia usato lo stesso metro di giudizio che oggi pretende osservi Berlusconi: il leader del centrodestra ha meno diritti di tutti gli altri cittadini».