5 giugno 2020
Aggiornato 08:00
Una «via italiana» alle liberalizzazioni è possibile

Liberalizzazioni: Monti, l'Italia cambierà, basta corporazioni

Il Premier a Radio Vaticana: Ciò che va sotto il nome di liberalizzazioni è in realtà un insieme di misure per introdurre nell'economia e nella società italiana, con una più sana concorrenza, maggiori spazi per il merito. Bersani: Troppe bozze, prima il governo decida

ROMA - Una «via italiana» alle liberalizzazioni, secondo il premier Mario Monti, è possibile: «Penso proprio di sì - dice rispondendo a Radio vaticana - anzi ci può essere una via che valorizza e rende più solide e più genuine quelle tradizioni, senza addossarle ad altri nella vita sociale. Ciò che va sotto il nome di liberalizzazioni è in realtà un insieme di misure per introdurre nell'economia e nella società italiana, con una più sana concorrenza, maggiori spazi per il merito, soprattutto a beneficio dei giovani, degli esclusi».

Garantire i giusti diritti - «Le tradizioni qualche volta - dobbiamo riconoscerlo - sono diventate corporazioni, sono diventate chiusure corporative e non sempre sono state vissute come un bene di cui essere orgogliosi, ma da far circolare - per così dire - con altri beni in una società composita, che sempre più deve cambiare, si spera in armonia, perché il Paese abbia un ruolo significativo nella comunità internazionale, sia anche competitivo: questo è un termine economico, che denota un atteggiamento di coraggio, di desiderio - anche qui - di non fuggire di fronte ai lupi della competizione internazionale. Ebbene - sostiene il presidente del Consiglio - per me liberalizzare significa - in questo senso che ho cercato di descrivere - offrire benefici, risparmi e benessere a un numero più elevato di cittadini, senza per questo compromettere l'esistenza di nessuno. Anche se in Italia forse è più difficile che altrove, ciascuno può contribuire all'interno del proprio settore ad una operazione di trasparenza contro privilegi eccessivi, per meglio garantire i giusti diritti».
«Ognuno di noi è produttore di qualche cosa, offre il suo tempo, le sue energie, il suo lavoro nell'ambito di un'impresa, di un'amministrazione, pensa alle tutele che vorrebbe sempre di più avere nel proprio ambito lavorativo, ma è contemporaneamente anche consumatore, è contemporaneamente anche risparmiatore e noi dobbiamo cercare di ricomporre in unità le tutele dei singoli aspetti per avere una società più aperta, più dinamica e - non ricuso il termine - più competitiva», conclude.

Bersani: Troppe bozze, prima il governo decida - «Avrei dato un consiglio preventivo al premier Mario Monti, far circolare meno bozze: prima le decisioni, poi le discussioni e gli aggiustamenti». Lo ha dichiarato il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, in un'intervista a Panorama, da domani in edicola, parlando del dibattito sulle liberalizzazioni.

Damiano: L'eliminazione della norma sull'articolo 18 è un fatto molto positivo - «Se fosse confermata la notizia di agenzia sull'eliminazione della modifica all'articolo 18 dello statuto dei lavoratori dalla bozza del governo sulle liberalizzazioni si tratterebbe di un fatto molto positivo». Lo dice il capogruppo del Pd nella commissione lavoro della camera, Cesare Damiano.
«Non abbiamo mai condiviso l'opinione di chi addebita all'art. 18 un freno all'aumento dell'occupazione o alla crescita della dimensione delle imprese - ricorda Damiano -. Liberalizzazioni a vantaggio degli utenti e ammortizzatori sociali capaci di tutelare i disoccupati in questo momento di crisi, sono la vera priorità del paese. Sulla scelta del governo ha sicuramente pesato la determinazione e la ritrovata unità del sindacato su questi argomenti».

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