15 dicembre 2019
Aggiornato 10:30
La decisione della Procura di Roma

RAI: uso carte di credito: chiesto il giudizio per Minzolini

Minzolini: Me l'aspettavo ma sono tranquillo. Zavoli: Interpellerò il capigruppo della Vigilanza. Verro: Non ci sono presupposti per la sospensione. Gasparri: Minzolini legittimato a proseguire il suo lavoro. Pardi (Idv): Il Direttore del TG1 lasci per indegnità

ROMA - La procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio del direttore del Tg1 Augusto Minzolini. L'accusa contestata è quella di peculato in relazione all'uso di carte di credito aziendali. La richiesta di rinvio a giudizio del direttore Minzolini è stata firmata dal procuratore aggiunto Alberto Caperna d'intesa con il procuratore capo di Roma, Giovanni Ferrara. Secondo gli accertamenti svolti Minzolini avrebbe speso con la carta di credito aziendale 65 mila euro in 14 mesi. E anche se le somme di denaro oggetto di contestazione sono state restituite, il reato - secondo l'impostazione degli inquirenti - è avvenuto. Nel luglio scorso il direttore del Tg1 era stato interrogato dai magistrati.
Il direttore del telegiornale di Rai1 si era difeso affermando di aver usato la carta di credito per spese di rappresentanza e, comunque, senza che i vertici aziendali avessero mai obiettato qualcosa.
Gli accertamenti rispetto al procedimento che riguarda Minzolini sono stati svolti dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza. Gli inquirenti, nei mesi scorsi, hanno acquisito alla Rai documenti e delibere. Adesso il gup dovrà fissare l'udienza per il vaglio dell'impianto accusatorio a carico del direttore del Tg1, che è difeso dall'avvocato Franco Coppi.

Minzolini: Me l'aspettavo ma sono tranquillo - Si dice «tranquillo» il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, dopo la richiesta della Procura di Roma di chiedere il suo rinvio a giudizio con l'accusa di peculato in relazione all'uso di carte di credito aziendali.
«Tenendo conto come vanno le cose in questo paese e che l'esposto da cui nasce la vicenda porta la firma dell'ex pm Antonio Di Pietro, me lo aspettavo - afferma Minzolini in una nota -. Io comunque sono tranquillo ed ho la coscienza a posto su una vicenda che ho già chiarito con l'azienda».

Zavoli: Interpellerò il capigruppo della Vigilanza - La Vigilanza non può essere estranea alla vicenda Tg1, specie dopo la richiesta di dimissioni di Augusto Minzolini avanzata dal Presidente della Camera, Fini.
«All'auspicio più volte manifestato dal Presidente Napolitano perchè ci si faccia tutti consapevoli - ciascuno nel proprio ambito - dell'esigenza di affrontare con una speciale responsabilità la difficile congiuntura che attraversa il Paese non può restare estranea la sensibilità di una Bicamerale cui spetta, per statuto, di esercitare indirizzo e vigilanza sull'agire del Servizio pubblico radiotelevisivo. In riferimento a ciò interpellerò i Capigruppo della Commissione al fine di corrispondere, e con quali modalità, agli interrogativi di carattere istituzionale che si pongono alla Rai», dice il Presidente della Commissione.

Verro: Non ci sono presupposti per la sospensione - Bisogna «fare quadrato» su Augusto Minzolini perché «non esistono i presupposti di una sua sospensione automatica». Lo dice il consigliere di maggioranza Rai, Antonio Verro.
La sospensione, prosegue, «richiede che ci sia un procedimento disciplinare» interno, «ma sui fatti che risalgono a giugno 2010 non è mai stato approvato alcun provvedimento disciplinare». Inoltre «era stato chiarito che alla base c'era un disguido amministrativo, lui ha restituito la somma, di cosa stiamo parlando? Se vogliamo fare polemica politica è un conto, ma dal punto di vista aziendale le cose stanno così».

Gasparri: Minzolini legittimato a proseguire il suo lavoro - IL direttore del Tg1 «è legittimato a proseguire il suo lavoro e non si lascerà certamente intimidire da nessuno. Neanche da chi, fuori da ogni logica, ne chiede le dimissioni». Lo afferma il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri.
«La posizione del direttore del Tg1 nei confronti della Rai - aggiunge - è stata già chiarita in tutti i sensi. Minzolini ne ha parlato con i membri del cda, che hanno accolto le sue motivazioni. Chi oggi, cavalcando una richiesta tra l'altro prevedibile della Procura di Roma, chiede nei suoi confronti un provvedimento disciplinare è fuori tempo. Il direttore del Tg1 ha la fiducia della maggioranza dei membri del consiglio. E siamo certi che tutto si risolverà anche a livello giudiziario».

Vita: I vertici dell'azienda diano cenni inequivocabili - «E' davvero auspicabile che già nelle prossime ore gli organismi competenti del servizio pubblico diano un cenno chiaro e inequivoco sulla vicenda Minzolini. Non c'è bisogno di aggiungere altro rispetto a quanto è stato così autorevolmente dichiarato. A una situazione già grave si aggiunge il fatto che il direttore del Tg1 sia anche rinviato a giudizio per peculato. La principale testata italiana ha bisogno di ritrovare l'autorevolezza e la credibilità che per troppo tempo le sono mancate». Lo dichiara Vincenzo Vita, senatore Pd e membro della Vigilanza.

Pardi (Idv): Il Direttore del TG1 lasci per indegnità - «Altro che esposto firmato da Di Pietro, Minzolini dovrebbe pensare alla sua di firma sulla montagna di ricevute della carta di credito Rai. Ora che il direttorissimo è stato giustamente rinviato a giudizio, deve lasciare subito l'azienda per manifesta indegnità. Non solo con il suo Tg Regime ha fatto perdere ascolti e credibilità alla Rai, ha anche speso ben 65.000 euro, soldi dei contribuenti, per le sue spese allegre: Minzolini rappresenta un danno vivente e deve essere immediatamente allontanato, Lorenza Lei non può rimanere in silenzio altrimenti diverrà sua complice». Lo afferma in una nota il senatore Pancho Pardi, capogruppo dell'IdV in Commissione di Vigilanza Rai.
«Dopo aver applicato alla lettera gli ordini di Berlusconi emersi dalle intercettazioni della Procura di Trani - prosegue - il berlusconiano Minzolini cerca di addebitare ai suoi avversari politici una richiesta di rinvio a giudizio che, semmai, può avere solo una 'firma': la sua. Infatti il direttorissimo si è cacciato da solo in questo guaio, l'Italia dei Valori ha fatto il suo dovere denunciando che usava la carta di credito dell'azienda per i suoi sfizi invece di lavorare con professionalità. Bisogna cancellare questa macchia, un rinviato a giudizio per peculato non può dirigere il telegiornale della rete ammiraglia Rai. Ora il dg Lorenza Lei venga subito in Commissione di Vigilanza a spiegarci quali azioni intende intraprendere, ma sappia che non ha molta scelta: Minzolini deve essere licenziato subito perché il Tg1 torni a svolgere un servizio pubblico, e non un servizietto privato a favore di Berlusconi».

Milana (Api): Vigilanza e Cda si occupino della vicenda - «Quella del rinvio a giudizio del direttore del Tg1 Minzolini è una vicenda grave e delicata. Se ne occupi la commissione di Vigilanza e il Cda della Rai». Lo afferma in una nota Riccardo Milana di Alleanza per l'Italia, componente della Commissione di Vigilanza.
«Fermo restando che si dovrà attendere che la giustizia faccia il suo corso - prosegue - non possiamo far finta che non sia accaduto nulla. A nostra memoria non si è mai verificato un episodio simile nella storia del servizio pubblico e nemmeno del primo telegiornale della Rai».
«E' una situazione che va quindi valutata e analizzata attentamente - conclude Milana - sia dalla commissione di Vigilanza che dai vertici della Rai perché potrebbe avere gravi implicazioni e conseguenze sull'opinione pubblica, con una pericolosa perdita di credibilità per la prima azienda di cultura del paese e per tutti i professionisti che vi lavorano con grande impegno e serietà. Anche se la cosa che più dovrebbe preoccuparci, non sono tanto le accuse di cui si occuperà la magistratura, ma la bancarotta di ascolti del Tg1».