31 gennaio 2023
Aggiornato 17:30
Bologna 2011

La Lega tenta il colpo e il Pd sfida la sfortuna

Merola dopo il caso-Delbono, tra una gaffe e un altra, è favorito

BOLOGNA - La Lega Nord si gioca tutto e prova a macchiare di verde quella che un tempo era considerata la città «rossa» per eccellenza. Il Partito democratico a Bologna tenta la fortuna, o meglio cerca di sconfiggere la sfortuna che lo accompagna da troppo tempo. I «grillini» vogliono replicare l'exploit del 2009 al Comune, mentre i «civici», con un po' di nostalgia e invidia, sperano almeno di dare una lezione al centrodestra colpevole di essere arrivato tardi al rush finale. Così si presenta a un mese dalle elezioni amministrative la città commissariata dopo le dimissioni di Flavio Delbono il 17 febbraio 2010, a neanche un anno dalla sua elezione, per l'accusa di peculato, truffa aggravata e abuso d'ufficio dopo le rivelazioni di Cinzia Cracchi, la compagna-segretaria quando era assessore in Regione che, ironia della sorte, ora si candida per il Consiglio comunale.

Manes Bernardini, avvocato, classe 1972, è la vera novità: in realtà il suo nome nella politica locale è noto da tempo avendo ricoperto diversi incarichi nel suo movimento ed essendo tuttora consigliere regionale; ma in poche altre città italiane la Lega Nord è riuscita ad imporre al Pdl un proprio candidato. Tra mugugni all'interno del Pdl, alla fine ha vinto l'accordo tra Umberto Bossi e Silvio Berlusconi una ventina di giorni fa, annunciato dalla vicepresidente del Senato Rosy Mauro che ha ormai trasferito la sua residenza in Emilia per affiancare Bernardini nella campagna elettorale. Il suo motto è «Finalmente Bologna«? sicura, bella, giovane, digitale e soprattutto degli italiani. A fare il tifo per lui dovrebbero arrivare tutti i vertici della Lega che in caso di vittoria (difficile secondo tutti i sondaggi) o di ballottaggio (più probabile) considererebbero sempre più realistica la possibilità di traghettare la «rossa» Emilia-Romagna verso le altre due locomotive economiche d'Italia - Veneto e Lombardia - con conseguenze dirompenti a livello nazionale.

Il Pd a Bologna corre con Virginio Merola, ex assessore comunale nella giunta di Sergio Cofferati, ex presidente del Consiglio provinciale. E' stato scelto dai votanti alle primarie di gennaio, ma per arrivare al suo nome il percorso è stato tutt'altro che semplice. Il più noto Maurizio Cevenini avrebbe dovuto rimediare il «pasticcio» di Delbono, ma a pochi giorni dalle primarie (alle quali si sono sfidati anche l'ex direttrice della Caritas Amelia Frascaroli e l'ex componente dello staff di Cofferati Benedetto Zacchiroli) un'ischemia l'ha convinto a fare un passo indietro. I vertici del partito hanno optato per Merola (il suo slogan è «Se vi va tutto bene, io non vado bene«) che ha cominciato a collezionare già dai primi giorni una serie di gaffes, tra tutte - quella più grave per un bolognese - quella nel corso di un'intervista radiofonica: «Del nuovo stadio se ne parlerà quando il Bologna tornerà in serie A«? peccato che i rossoblu giocano nella massima serie da diversi anni. Da tutti i sondaggi, Merola risulterebbe comunque il favorito.