Minzolini a Garimberti: nessuno scandalo su intervista Tg3
«Per gli attacchi al Tg1 il Presidente RAI non ha speso una parola, ci difendiamo da soli. Il pluralismo dell'informazione si garantisce rispettando le diversità»
ROMA - Nessuno scandalo. Il direttore del Tg1 Augusto Minzolini replica, in una nota, alle polemiche suscitate dalla decisione di trasmettere uno spezzone di un'intervista di qualche tempo fa del Tg3 all'allora premier Romano Prodi per rispondere alle critiche sull'intervista di due giorni fa a Berlusconi. A cominciare da quelle del presidente Garimberti.
«Ad essere precisi - afferma Minzolini - i colleghi Francesca Oliva e Mario Prignano, a cui va tutta la mia stima, non hanno attaccato il Tg3, ma solo citato un'intervista dell'ottimo collega Terzulli a Romano Prodi. Non vedo lo scandalo. Semmai lo scandalo è che per il Tg1, da mesi sottoposto ad attacchi concentrici fuori e dentro l'azienda (non solo Parla con me come afferma il Presidente Garimberti, ma anche AnnoZero e altre trasmissioni televisive e radiofoniche di diverso tipo ma della stessa area culturale) il presidente della Rai non abbia mai speso una parola. Poco male. Siamo abbastanza forti per difenderci da soli dalle intimidazioni di chi addirittura ci vorrebbe dettare le domande che dovremmo porre a Berlusconi o a Bonanni (siamo arrivati anche a questo)».
«RISPETTARE LE DIVERSITÀ» - «Il collega Renzulli - prosegue il direttore del Tg1 - ha intervistato il capo del Governo e la validità giornalistica di quell'intervista è dimostrata dal fatto che il giorno dopo è stata ripresa da tutti i giornali. Eppure Renzulli è stato attaccato da più parti senza che nessuno in azienda sentisse il bisogno di difenderlo».
«Tralascio i comunicati del cdr del Tg1 che debbo supporre parli per sè - aggiunge Minzolini - visto che emette comunicati senza convocare da mesi uno straccio di assemblea. Non è mio costume polemizzare con altre testate Rai e anche in questo caso non era questa la nostra intenzione, ma nel contempo, sia chiaro, non sono tipo da subire egemonie culturali tramontate da tempo, nè pressioni di regimi o contro-regimi. Il pluralismo dell'informazione si garantisce rispettando le diversità e non tentando di riportare tutta l'informazione ad un pensiero unico (le dichiarazioni degli On.li Pardi e Vita ne sono una parodia) troppo debole e troppo lontano dalla società per imporsi».