D’Alema: si a larghe intese, no a Berlusconi
E a Bossi: «Ci vuole un compromesso federalista fra nord e sud». Sarcastico Bondi: «L’unica soluzione è un governo presieduto da D’Alema stesso»
ROMA - Dal tunnel dove si è infilata la maggioranza, e «dalla crisi ormai certa» non si esce con una soluzione giudiziaria come spera qualcuno dell’opposizione o con un campagna moralista o giustizialista: ci vuole un salto di qualità politico, ma a guidarlo non può essere Berlusconi.
Massimo D’Alema in una intervista al Corriere della Sera, di fronte «alla crisi morale e di credibilità dello Stato alle quali non viene data risposta»offre la disponibilità del Pd ad una prospettiva di larghe intese ma lancia un appello agli esponenti del Pdl affinché guardino agli interessi del Paese «al di là delle leadership che possono cambiare».
« Se lì dentro ci sono persone preoccupate del Paese e non solo cortigiani, e credo che sia così, questa prospettiva è attuabile», afferma l’ex presidente del Consiglio.
Per Massimo D’Alema, l’unica strada possibile resta un governo di larghe intese :«ma su presupposti precisi. Se invece si tratta solo di una operazione di ceto politico intorno a Berlusconi come quella tentata con Casini non serve a nulla»
Per l’esponente del Pd il governo di transizione, nato da un appello al senso di responsabilità, «ovviamente, in una democrazia bipolare, non può che essere una soluzione temporanea legata a obiettivi precisi, come la riforma elettorale e un compromesso fra nord e sud sul federalismo».
A giudizio dell'esponente Democratico, «Berlusconi sta cercando di trovare una via d'uscita per costruire un equilibrio politico che lo tuteli di più, e perciò si lancia nel tentativo maldestro di riassorbire nella maggioranza Casini. Ma la questione vera non è come puntellare l'attuale equilibrio: è come uscirne».
D’Alema dà per scontata una crisi neanche troppo lontana: «La prospettiva delle elezioni obiettivamente c'è. Ma tornare a votare con l'attuale legge elettorale - ragiona D'Alema - per una sorta di referendum su Berlusconi, non sarebbe utile».
BONDI - Sarcastica risposta del coordinatore del Pdl: «L’unica soluzione è un governo presieduto da D’Alema stesso», ha ironizzato.
Poi però la replica del coordinatore del Pdl si è fatta dura:» Quando sono alle porte i barbari la democrazia diventa un inutile peso», ha commentato Bondi, rispetto all’ipotesi di un governo dei filosofi e degli onesti invocato dai «barbari della democrazia»
««Come si può dare torto a D'Alema quando ritiene indispensabile un governo di emergenza per rimediare all'insipienza e alla mancanza di credibilità del presidente del Consiglio? L'unica soluzione possibile – ha detto sarcasticamente Bondi - è un governo presieduto dallo stesso D'Alema, la cui autorevolezza è universalmente riconosciuta, con una squadra di governo finalmente competente onesta e politicamente illuminata, composta da personalità di indiscusso valore quali ad esempio Montezemolo, Rodotà, Eco, ecc. Fa niente se tutti costoro non hanno ricevuto alcun mandato elettorale».
CAPEZZONE - D’Alema dimentica che Berlusconi è stato scelto dagli italiani. Il portavoce del Pdl respinge al mittente la proposta dell’esponente del Pd D’Alema propone giochi di palazzo contrari alla volontà popolare. E’ una severa bocciatura quella pronunciata da Daniele Capezzone, portavoce del Pdl, nei confronti della proposta, avanzata dalle colonne del Corriere della Sera, da Massimo D’Alema per un governo di transizione.
«Massimo D'Alema mette in campo una proposta politica inaccettabile, che va immediatamente rispedita al mittente». E' stata la replica di Capezzone.
«Gli italiani hanno votato Silvio Berlusconi due anni fa, e poi ancora un anno fa, e poi ancora due mesi fa. Come si può pensare di prescindere da questo dato di fatto - si chiede Capezzone - per immaginare giochi di palazzo contrari alla volontà popolare?».
DI PIETRO - Di Pietro respinge la proposta di D’Alema: no a larghe intese, meglio le elezioni anticipate.
Ci vorrebbe piuttosto un governo istituzionale per risolvere il problema della legge elettorale e il conflitto di interessi, ma di questo Parlamento non mi fido.
«Idv starà fuori da un eventuale governo di larghe intese per rispetto dei propri elettori, se questo governo non è in grado di governare si vada alle elezioni».
Antonio Di Pietro ospite di Repubblica.tv commenta così la proposta di Massimo D'Alema che oggi in un'intervista ha parlato di un governo di larghe intese non guidato da Berlusconi per uscire dall'attuale crisi della maggioranza.
«Non puoi dare all'assassino il bisturi - aggiunge il leader di Idv -, perciò affidare a Berlusconi un altro governo è una presa in giro, ma anche un governo di larghe intese vuol dire fare una maggioranza in Parlamento con quelle persone che votano la fiducia a questa manovra, che votano le intercettazioni e le leggi ad personam e io dovrei sedermi con queste persone? Lo dovrei fare per andare al governo, ma non per fare l'interesse del paese». Di Pietro ammette però che prima di tornare al voto servirebbe «risolvere due problemi: una nuova legge elettorale e il conflitto di interessi» ecco perchè la soluzione a suo avviso dovrebbe essere un «governo istituzionale, che è una cosa diversa, ma purtroppo non ho alcuna fiducia che si realizzi un governo istituzionale finalizzato solo a fare queste due leggi, perchè ci sarebbero comunque questi parlamentari e io non mi fido che vogliano fare norme così fondamentali».
MONACO (PD) - No a larghe intese, si all’alternativa. «Condivido la diagnosi allarmata di D'Alema, non la sua proposta. L'impasse della maggioranza e la vocazione politica del Pd dovrebbero suggerire ai Democratici di puntare dritto e alto all'alternativa, senza smarrirsi nelle subordinate». Lo dice Franco Monaco, del Coordinamento nazionale del Pd al quale «non pare una buona idea quella di aprire a soluzioni di governo non meglio precisate alla sola condizione che Berlusconi rinunci alla premiership: sia perchè è condizione che non si darà, sia perchè il problema non è solo la persona di Berlusconi».
«Se ogni giorno, giustamente, denunciamo il contrasto radicale con la destra al governo, come possiamo proporre poi un governo imsieme? Chi rinuncia a convincere e a vincere è condannato a perdere, anzi ha già perso», conclude Monaco.
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