29 agosto 2025
Aggiornato 18:30
Tensione nella maggioranza

Schifani apre all'Udc. Aut aut di Bossi

Il Presidente del Senato da l'ultimatum a Fini: «Accordo strategico o rottura forte subito». Bocchino chiede le dimissioni di Verdini

ROMA - Alta tensione nella maggioranza, dove sembra ormai in corso una verifica sostanziale di tenuta della coalizione. Il Presidente del Senato Renato Schifani, fra gli uomini del Pdl più vicini e fedeli al Premier Silvio Berlusconi, ha spalancato le porte della maggioranza all'Udc di Casini («Pdl e Udc stanno insieme nel Ppe, condividono gli stessi valori, hanno programmi ed elettorati affini...«) del tutto incurante dell'aut aut venuto al Premier e al Pdl dalla Lega, Bossi in testa e, a seguire, i suoi colonnelli: «se entra l'Udc in maggioranza, noi ce ne andiamo: o loro o noi».

SCHIFANI - «O si arriva quanto prima a una pace strategica» nel Pdl fra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini «o sarà rottura», dice Schifani. «E' opportuno - aggiunge - un chiarimento diretto, in modo che le eventuali dissonanze vengano chiarite direttamente e non attraverso i dibattiti pubblici. Senza una pace strategica si andrebbe a una rottura traumatica. Conosco Berlusconi: denuncerebbe il tradimento del patto elettorale». E se alla rottura si dovesse arrivare, avverte Schifani ricordando di «conoscere molto bene» Berlusconi «nulla andrebbe escluso». Anzi, «mi aspetterei da parte del premier una mossa dura e ad effetto».

CASO VERDINI - Ad animare il confronto arrivano anche le parole del vicecapogruppo del Pdl alla Camera, Italo Bocchino: «Dal punto di vista politico c'e un enorme problema di opportunità che il premier non può far finta di non vedere. Il Berlusconi 'ghe pensi mi' come ha risolto il caso Brancher cosi deve risolvere il caso Verdini».
Pronta la replica del capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto: «Francamente non è gradevole vedere che il garantismo vale per taluni solo a correnti alternate e magari chi ne ha usufruito nel passato adesso erge tribunali speciali che emettono sentenze senza neanche la lettura delle carte. Inoltre, abbiamo sempre diffidato, e continuiamo a diffidare - conclude -, nei confronti di chi è garantista o giustizialista solo in funzione degli organigrammi da definire».

CESA - «E' molto chiaro e me lo aspettavo. La Lega ha la golden share di questo governo e non appena vede o crede di vedere una situazione che può mettere in discussione questa sua posizione, si allarma. Questo è un fattore di debolezza intrinseca del governo. E allora, o Berlusconi affronta questa questione e la risolve, oppure sarà sempre più condizionato dalla Lega...». Lo dice il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa, intervistato dal Quotidiano Nazionale.
«Vorrei quindi tranquillizzare Maroni: nessuno nell'Udc pensa ad entrare nel governo, nessuno mira al rimpasto. Assolutamente. Di certo siamo indisponibili a pateracchi». Altra cosa è, sollecita il segretario Udc all'indirizzo di Berlusconi, se si aprisse una crisi formale di governo per dare vita ad una nuova maggioranza e ad un nuovo governo.
Se si prendesse atto che c'è una crisi, che questo governo non ce la fa ad affrontare i veri problemi del Paese, che la maggioranza è profondamente divisa, che serve un nuovo esecutivo, allora - dice Cesa - il discorso sarebbe diverso. Se il presidente del Consiglio lanciasse un appello alle opposizioni allora troverebbe una Udc attenta e dialogante. E mi auguro non solo una Udc. Penso anche al Pd. Nel frattempo, senza ansie, noi proseguiamo nel nostro progetto e lavoriamo per la costituzione del Partito della Nazione».

PD - «Il governo non riesce più a nascondere le lacerazioni interne» ed offre «uno spettacolo indecente, mentre con la manovra si chiede al Paese, e in particolare alle fasce più deboli, un sacrificio pesante fatto di tagli agli enti locali e ai servizi per i cittadini». Lo denuncia in una nota il capo della segreteria politica del segretario del Pd Pierluigi Bersani, Filippo Penati.
«Il presidente Berlusconi - aggiunge - non sembra più in grado di promettere un orizzonte, tra i mal di pancia dei finiani, i veti della Lega che alza il tiro per arginare la perdita di consenso nei territori, dovuta all'appoggio incondizionato a ogni richiesta del premier, e Berlusconi stesso che cerca sostegni fuori dalla maggioranza uscita dalle elezioni».