8 aprile 2020
Aggiornato 17:30
La sentenza di Palermo

Il Pd chiede le dimissioni Dell'Utri

Critici anche i finiani: «No euforia Pdl». Pisanu: «Trattativa '92-93? Qualcosa del genere»

ROMA - Per il diretto interessato le accuse sui legami con i boss sono solo «minchiate», «accuse che cadranno», «solo invenzioni». Marcello Dell'Utri derubica così la condanna a sette anni per concorso in associazione mafiosa. Ma il mondo politico discute della decisione dei giudici, con il Pd che chiede le dimissioni dell'uomo che ha accompagnato il premier Silvio Berlusconi per decenni e sostenuto la sua discesa in campo.

Per Dell'Utri, intervistato dal Giornale, il disegno è chiaro: «Da quando sono entrato in politica hanno tirato fuori la spazzatura contro di me». Ma il Partito democratico non ci sta. Interviene il vicepresidente del gruppo del Pdl al Senato Nicola Latorre, chiedendo in una nota un passo indietro del senatore del Pdl: «Due anni fa dopo un incontro occasionale con Dell'Utri dissi che mi era sembrata una persona pacata e intelligente. Vorrei che questa mia sensazione fosse confermata. Un uomo intelligente dopo una sentenza così grave si dimette». Per Latorre «una sentenza di secondo grado ribadisce che per un lungo periodo fino al 1992 certamente i suoi rapporti con le organizzazioni mafiose sono una realtà. Politicamente mi sembra un'ottima ragione per dimettersi».

Anche dal fronte finiano arrivano alcuni distinguo. Scrive Carmelo Briguglio: da parte di esponenti di vertice del Pdl la sentenza è stata commentata con poca sobrietà, «sul piano politico non c'è niente da festeggiare», anche perché «poco ci manca che festeggino la sentenza di condanna di una delle persone più vicine, anzi certamente la più vicina a Silvio Berlusconi». A difendere Dell'Utri, invece, ci pensa Maria Stella Gelmini, sostenendo che il senatore è vittima di «accuse assurde».

Oggi, intanto, è il giorno della relazione 'I grandi delitti e le stragi di mafia 1992-1993' presentata dal Presidente della commissione Antimafia Beppe Pisanu. Per l'esponente del Pdl, negli anni delle stragi di mafia di quasi vent'anni fa tra governo italiano e Cosa nostra «qualcosa del genere» di una trattativa «ci fu e Cosa Nostra la accompagnò con inaudite ostentazioni di forza».

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