9 agosto 2020
Aggiornato 20:00
Inchiesta trans

Testini al gip: non ho ucciso Cafasso

Il maresciallo dei Carabinieri: «Mai alcuna discussione o litigio con Gianguarino»

ROMA - «Non l'ho ucciso e non gli ho mai dato droga». Il maresciallo dei carabinieri Nicola Testini ha risposto al gip di Bari in modo chiaro, spiegando di non aver provocato la morte del pusher legato ad ambienti delle trans Gianguarino Cafasso, già coinvolto nell'inchiesta sul presunto ricatto ai danni dell'ex presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo.

Testini, secondo quanto si è appreso, ha sostenuto di aver avuto sempre buoni rapporti con il «Rino» e di non aver mai avuto con lui alcuna discussione o litigio. Rispetto al «blitz» del 3 luglio nel monolocale di via Gradoli ai danni di Marrazzo, il sottufficiale ha ribadito che quel giorno si trovava a Bari e non a Roma e che quindi, se fosse stato lui la «mente» dell'irruzione vi avrebbe preso parte.

A suo discarico, Testini avrebbe anche riferito di non aver avuto alcun contatto con Cafasso prima o dopo il 3 luglio. Nell'ambito di questa vicenda, il militare avrebbe ammesso di aver solo fatto vedere il video incriminato a fine agosto ad una persona. Testini, che è da tempo domiciliato ad Adelfia, in provincia di Bari, dopo il trasferimento in Puglia per motivi di servizio, quando era a Roma aveva un alloggio di servizio, all'interno della sede Rai di Saxa Rubra.