31 marzo 2020
Aggiornato 05:00
Caso Marrazzo

Simeone ai PM: quel video lo girai io con Tagliente

Confessa in carcere il Carabiniere: «La droga la portò Cafasso. Noi la trovammo lì»

ROMA - «Siamo stati io e Carlo Tagliente a girare il video. Utilizzammo il suo telefonino, con il quale si potevano fare riprese». Ha detto così Luciano Simeone, uno dei carabinieri infedeli accusati di un tentativo di ricatto ai danni dell'ex presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo. Il militare è stato interrogato in carcere, oggi, dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal pm Rodolfo Sabelli. Quel filmato, con Marrazzo e trans Natali, del 3 luglio scorso, della durata di 12 minuti, non è mai stato trovato.

IL VIDEO - Che il video sia stato girato dai carabinieri è ribadita anche dal gip Renato Laviola nel decreto con cui è stata autorizzata la perquisizione dello studio dell'avvocato Marco Cinquegrana, difensore del pusher Gianguerino Cafasso, morto il 12 settembre scorso. Nel documento del giudice si spiega che «il filmato è stato girato dai carabinieri» e che nel film completo, quello scomparso, «sarebbero ritratti gli stessi carabinieri che lo hanno realizzato».

Rispetto al blitz, Simeone ha spiegato che lui e Tagliente andarono nell'appartamento di Natali, in via Gradoli, perché allertati da Cafasso e che nell'abitazione trovarono la droga e non portarono via nè soldi o assegni. E' lo schema che lo stesso Simeone aveva riproposto nei mesi scorsi, prima che cominciasse ad ammettere di aver avuto un ruolo più chiaro nella vicenda. E di togliere Cafasso dalla scena, che in un primo tempo era l'autore del video e l'organizzatore del tutto.

Chi indaga ritiene che Natali chiamò Cafasso, informandolo della presenza di Marrazzo nel suo monolocale e dell'esigenza di avere cocaina. Il pusher avrebbe quindi avvertito Tagliente. Di qui l'incursione dei militari, durante il quale fu girato il video. Sul cellulare di Tagliente non è stato trovato nulla. Forse perché la memoria del telefono è stata sovrascritta. Secondo i militari indagati il video sarebbe poi stato trasferito su un cd, in seguito da loro rotto. Nel corso degli accertamenti gli investigatori del Ros trovarono un dischetto spezzato.

Per la morte di Cafasso è sott'accusa il maresciallo Nicola Testini. Anche lui, ormai libero, finì in carcere come Simeone, insieme a Tagliente (anche lui ancora in cella) e ad Antonio Tamburrino per il ricatto a Marrazzo. Le accuse per quella storia sono di estorsione, rapina, violazione della privacy, violazione di domicilio e spaccio.

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