31 marzo 2020
Aggiornato 08:00
Inchiesta trans

Indagati altri due Carabinieri per la morte di Cafasso

Oltre al maresciallo Testini accuse anche per Simeone e Tagliente. «Ucciso perchè testimone scomodo»

ROMA - Per la morte del pusher Giaguarino Cafasso sono indagati altri due carabinieri. Oltre al maresciallo Nicola Testini, che è finito in carcere il 29 marzo scorso, gli inquirenti hanno iscritto, per l'accusa di concorso in omicidio volontario, anche i militari Luciano Simeone e Carlo Tagliente. I tre carabinieri sono già coinvolti nella vicenda del presunto ricatto all'ex presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo.

IL PUSHER - Gianguerino Cafasso morì a 36 anni il 12 settembre 2009 in una stanza di un albergo sulla via Salaria in cui viveva, per un infarto provocato da overdose. Il pusher era legato agli ambienti dei transessuali e indicato come il regista del video nel quale è coinvolto l'ex governatore della Regione Lazio Piero Marrazzo. Secondo quanto si contestò nell'ordinanza che portò in carcere Testini «Cafasso dopo l'esito negativo dell'offerta del filmato che ritraeva le scene di via Gradoli con Marrazzo e Natalie, al quotidiano Libero, era diventato una persona che sapeva troppo ed era inaffidabile considerato anche che era un abituale consumatore di droga. Proprio la possibilitá che Cafasso diventasse testimone scomodo si sarebbe deciso per la sua eliminazione». Il filmato in questione come ammise il carabiniere Simeone il 18 marzo scorso durante un interrogatorio fu realizzato utilizzando il telefono cellulare di Tagliente. Fu poi riversato nel computer dello stesso Tagliente e consegnato a Cafasso in una pennetta affinchè lo montasse tagliando le parti in cui comparivano i carabinieri.

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