14 dicembre 2019
Aggiornato 01:00
Governo & PdL

Feltri: Fini ha tentato il «ribaltone» ma è fallito

Secondo il Direttore del Giornale «ieri il Presidente della Camera ha riunito i suoi fedelissimi ma sono troppo pochi»

ROMA - «Mentre Silvio Berlusconi giaceva all'ospedale col volto sfigurato qualcuno a Roma brigava, eccome se brigava». Vittorio Feltri in un editoriale sul Giornale oggi rivendica la validità dei suoi attacchi al Presidente della Camera, Gianfranco Fini e racconta dell'incontro di ieri insieme a un gruppo di parlamentari ex An, «per un pranzo cosiddetto degli auguri di Natale» durante il quale «gli amici si sono dannati a far di conto come bambini alle elementari».

Secondo il direttore del Giornale infatti durante il pranzo di ieri si è ragionato sui numeri che servirebbero per far cadere il governo guidato da Silvio Berlusconi e realizzare un'altra maggioranza: «Quanti deputati di An dovrebbero abbandonare l'attuale coalizione per sotterrare il governo - scrive nell'editoriale - Ne basterebbero 23? Sarebbe pareggio, con 24 invece sarebbe ribaltone sicuro. Il demiurgo Fini ha cominciato a sondare e ad annotare e si è accorto che i suoi fedelissimi, quelli disposti a seguirlo nella buona e nella cattiva sorte sono meno di venti, per ora. Insufficienti allo scopo di tumulare la salma sotto una bella pietra tombale».

Il «piano» di costruire una maggioranza antiberlusconiana con Pd, Udc e Idv e una parte del Pdl «è fallito - scrive Feltri - ma dimostra che le ripetute denunce del Giornale in proposito (battiamo sul chiodo da tre mesi) non erano infondate. E che Gianfranco Fini non è un matto isolato dedito a intralciare gratis il cammino del governo, bensì un signore freddo e capace di fare calcoli in accordo con altri», l'obiettivo del Presidente della Camera, insiste il direttore «è distruggere la maggioranza dopo averla spaccata in due e con un troncone ai suoi ordini allearsi con l'armata Brancaleone» ma il progetto è fallito così «il pover'uomo è rimasto spiazzato e non sa a quale santo rivolgersi».