17 luglio 2019
Aggiornato 09:00
Proseguono le indagini sulla morte della trans Brenda

Computer, cellulare e chiavi gli elementi del giallo «Brenda»

Dubbi sulla strana rapina dell'8 novembre quando la trans brasiliana fu aggredita da un gruppo di persone dell'Est

ROMA - Un computer all'esame degli inquirenti, e un telefonino Samsung e un mazzo di chiavi del seminterrato di via due Ponti che mancano all'appello. Questi pochi oggetti sono fra i tasselli dell'indagine sulla morte della trans Brenda, trovata cadavere lo scorso 20 novembre. Telefonino e chiavi erano nella borsa rubata a Brenda la sera dell'8 novembre quando la trans brasiliana fu aggredita da un gruppo di persone dell'Est, forse romeni, in via Biroli. Una strana rapina, visto che i rapinatori le restituirono la borsa senza il cellulare e le chiavi di casa.

CELLULARE - Gli investigatori cercano di ricostruire le tracce dei cellulari di Brenda per ricostruire tutti i contatti da lei avuti anche dopo l'esplosione dello scandalo che ha travolto l'ex Governatore del Lazio, Piero Marrazzo.

COMPUTER - C'è poi il pc ritrovato nel lavandino nell'appartamento di via due Ponti, la mattina in cui è stata trovata morta la brasiliana. Brenda negò di possederne uno alla polizia, ma il pc era proprio suo secondo l'amica Veronica che glielo stava acquistando. Le verifiche sul computer sono state affidate oggi al consulente. Alcuni dati, se non la totalità, potrebbero esser recuperati.

NON CI SAREBBERO LESIONI - Sul fronte medico legale, intanto, si attendono nei prossimi giorni gli esiti degli accertamenti tossicologici e istologici sul cadavere. In base ai risultati dell'autopsia Brenda è morta a causa di una asfissia per esalazioni da ossido di carbonio. Dalla tac effettuata sul cadavere di Brenda non sarebbero state riscontrate lesioni.

IL «CASO» CAFASSO - E per un possibile omicidio si indaga anche per la morte di Gianguarino Cafasso, il presunto pusher delle trans: non sarebbe dovuta solo ad una overdose da droga. Cafasso è coinvolto nella vicenda che ha travolto Piero Marrazzo, perché secondo i carabinieri indagati per il ricatto all'ex presidente della Regione Lazio, avrebbe materialmente girato il video nel quale venne ripreso il governatore in casa della trans Natali.
Cafasso contattò due giornaliste del quotidiano Libero per cercare di vendere il filmato.