24 ottobre 2020
Aggiornato 05:00

Solidarietà di Berlusconi a Cesa, ma lui non la vuole

Cesa: «Non frequento festini». Berlusconi: «Offensivo, si ravveda»

ROMA - Alla fine, in una storia di 'pupe' e 'festini', c'è finito coinvolto anche il segretario dell'Udc, Lorenzo Cesa. Ce lo ha tirato dentro un articolo del Giornale, quotidiano della galassia mediatica berlusconiana, nel quale il segretario dell'Udc viene dipinto come socio occulto e «in affari» con una maitresse che «procurava ragazze» per un «giro di influenti personaggi» della politica di fine anni '90. Troppo per il numero due dei centristi, che ha istantaneamente querelato il quotidiano. Ma il nodo è un altro.

Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha inviato tutta la propria solidarietà a Cesa, schizzato dal «fango» che, per il premier, è l'unica componente di questa storia. Cesa, però, ha immediatamente respinto le parole di amicizia del premier. «No, grazie - è il succo del suo ragionamento - io non centro niente, quindi non c'è bisogno di essere solidali».

La cronistoria di tutta la vicenda è piuttosto semplice. Si comincia questa mattina di buon'ora, con il segretario dell'Udc che ha dato incarico ai propri legali di «inoltrare immediatamente una causa civile per diffamazione a mezzo stampa nei confronti del quotidiano 'Il Giornale' e di quanti altri organi di informazione volessero associare il suo nome a vicende da cui è palesemente del tutto estraneo».

Fatto il passo legale, rimane quello politico, che Cesa compie con nettezza. «Questa vicenda non mi riguarda - afferma - e io non c'entro per nulla». Al che, l'intervento diretto del premier.

«Non ho mai condiviso i modi di chi ricorre ai pettegolezzi e alle chiacchiere di vario genere per insinuare dubbi o gettare discredito nei confronti di qualcuno. Esprimo perciò - scrive il presidente del consiglio in una nota - tutta la mia solidarietà a Lorenzo Cesa. Se si leggono gli articoli sul Giornale di oggi si vede che su di lui non c'è nulla di nulla ma basta un titolo che fa un nome per criminalizzare una persona e sconvolgere una famiglia».

«Conosco Cesa, gli sono amico e lo stimo al di là delle differenze politiche. Lo stesso - conclude il premier - voglio dire espressamente nei confronti dell'onorevole Massimo D'Alema, dei suoi collaboratori, della famiglia Agnelli e per quanti siano stati colpiti oggi da questo tipo di polemiche».

Ma Cesa non ci sta e, sempre a mezzo comunicato stampa, rispedisce al mittente solidarietà e appoggio. «Non ho mai partecipato a festini, né ho mai frequentato minorenni o persone che fanno uso di droga. Io - afferma in una nota il segretario dell'Udc - rispetto tutti, ma non accetto solidarietà da nessuno, in particolare dal presidente del Consiglio». - Il che, però, indispettisce Berlusconi, che si dice «dispiaciuto» per le parole di Cesa. «Non ho mai partecipato a cosiddetti festini, non ho mai frequentato minorenni né so a chi si riferisca quando parla di persone che fanno uso di droga. La sua risposta - sancisce Berlusconi - è offensiva e disdice sia la sua immagine, sia la considerazione che nutrivo nei suoi confronti. Spero che torni in sé e che risponda alle provocazioni con la stessa serenità e con lo stesso stile con cui reagisco io».

Sullo sfondo, il Giornale ribadisce che la notizia pubblicata sul segretario dell'Udc Lorenzo Cesa «si fonda su un dato di fatto incontrovertibile: Cesa era socio, nella Global Media Srl, di R.F., la maîtresse che aveva organizzato un giro di squillo per ottenere favori da un gran numero di politici, tra i quali alcuni stretti collaboratori di Massimo D'Alema. In quella società Cesa era intestatario di quote per 11 milioni, R.F per otto.