6 dicembre 2019
Aggiornato 22:00
Attentati Mumbai

India, uno dei terroristi: «Noi contro Israele»

Il ministro dell'Interno si dimette

«La nostra missione specifica era colpire gli israeliani per vendicare le atrocità commesse sui palestinesi»: lo ha rivelato alle autorità indiane Azam Amir Kasab, l'unico terrorista catturato vivo a Mumbai dalle forze speciali indiane, secondo quanto scrive The Times of India.
Per questo il commando terrorista che mercoledì sera ha insanguinato la metropoli indiana ha preso di mira la Nariman House, l'edificio che ospitava il centro ebraico Chabad Lubavitch. Luogo che era stato frequentato da alcuni terroristi, uccisi poi dalle forze speciali indiane, che si erano spacciato per studenti malaysiani.

Mentre la verità, a fatica, cerca di farsi spazio tra i mille interrogativi delle stragi di Mumbai gli unici dati ufficiali provenienti dalle autorità sono quelli relativi alla macabra conta dei cadaveri. Il portavoce del governatore dello Stato del Maharashtra, Bhushan Gagrani, ha affermato che il bilancio delle vittime degli attentati della vecchia Bombay è stato rivisto al ribasso, 174 morti invece di 195, perché alcuni cadaveri sono stati conteggiati due volte. Il numero dei feriti attualmente è 239.
Gagrani, tuttavia, ha affermato che la cifra dei morti potrebbe tornare a crescere perché in alcune aree dell'hotel Taj Mahal, uno dei dieci siti della città colpiti dai terroristi, le ricerche sono ancora in corso.
Negli attacchi terroristici, sono almeno 20 i membri delle forze di sicurezza indiane rimasti uccisi.

Intanto, dopo i tre giorni di sangue che hanno gettato nel caos la città indiana, arrivano anche le prime dimissioni. Shivraj Patil, ministro dell’Interno, ha infatti rimesso l’incarico adducendo come motivazione la personale «responsabilità morale» per gli attentati di Mumbai. Patil sarà sostituito dall'attuale ministro delle Finanze indiano, P. Chidambaran, mentre il dicastero delle Finanze passerà sotto il diretto controllo del premier Manohan Singh.

Fortemente criticato dai media indiani per come le forze di sicurezza hanno risposto agli attacchi di mercoledì sera, Patil ha presentato le dimissioni al premier Singh. Secondo quanto riporta la Bbc, anche il consigliere per la sicurezza nazionale, M. K. Narayanan, ha rassegnato le dimissioni.

Se i nomi di chi ha pagato «politicamente» gli attentati di Mumbai sono già noti, il mistero ancora avvolge l’identità del vero regista degli attacchi dei giorni scorsi. Le autorità di Nuova Delhi sospettano che la mente degli attentati sia Dawood Ibrahim, il miliardario indiano conosciuto un tempo come «l'uomo più pericoloso del mondo», ricercato in India anche per gli attentati di Mumbai del 1993 che fecero oltre 250 morti. Come riferisce il quotidiano israeliano Haaretz, Ibrahim è un musulmano che opera in diversi Paesi, e potrebbe nascondersi in Pakistan.