29 agosto 2025
Aggiornato 08:30
Federalismo

Dal Governo il DDL sul federalismo fiscale

Fontanelli: «Non una riforma ma il solito annuncio»

Approvato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri il disegno di legge di delega in materia di federalismo fiscale con uno specifico emendamento per Roma Capitale, che sarà presentato alle Camere. Il ministro Tremonti annuncia intanto che per la riforma vera e propria ci vorranno almeno due anni.
Il testo, nella presentazione data alla stampa, prevede la compartecipazione ai tributi erariali per Regioni, Comuni e Province e maggiore autonomia impositiva; perequazione «integrale» per gli enti locali con minore capacità fiscale; ruolo specifico per Roma Capitale; coordinamento tra i diversi livelli di governo; passaggio graduale dalla spesa storica ai costi standard con garanzia di «sostenibilità» per tutti i soggetti istituzionali; e soprattutto «nessun aggravio per i cittadini» che anzi vedranno «ridursi la pressione fiscale».

Da palazzo Chigi fanno sapere che lo scopo del ddl è «dare attuazione all'articolo 119 della Costituzione, con cui è stata in particolare stabilita l'autonomia di entrata e di spesa di Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni, con l'attribuzione a tali enti di tributi propri e di compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibili al loro territorio, oltre ad un fondo perequativo statale, senza vincoli di destinazione, per i territori con minore capacità fiscale per abitante».

Il PD aspetta di vedere nel merito il testo del ddl, ma c’è già chi nel partito storce la bocca e nutre diverse perplessità dicendosi pronto a dare battaglia vista l’importanza dell’attesa riforma. Sergio Chiamparino, ministro per le Riforme per il federalismo del Governo ombra del PD, durante un convegno a Milano alla Bocconi, invitava il governo a condividere il testo con tutti, opposizione compresa, mentre Vasco Errani, presidente della Regione Emilia Romagna, invitava la maggioranza ad abbandonare i toni propagandistici anche perché «il varo del disegno di legge delega sul federalismo fiscale è solo il primo passo di un cammino lungo e impegnativo

«Esamineremo il Ddl Calderoli – incalza Marina Sereni vice presidente dei deputati PD - quando arriverà in Parlamento e porteremo lì la posizione del Partito Democratico a partire da alcuni punti imprescindibili». La Sereni ripete che senz’altro «il federalismo fiscale può rappresentare una grande opportunità per rendere più efficiente il sistema pubblico e avvicinare le scelte delle istituzioni e dei cittadini», ma è chiaro che si tratta anche di «una riforma complessa che richiede rigore e chiarezza sui conti e sui tempi che si potrà realizzare davvero soltanto con il confronto e il concorso di tutte le Regioni e del sistema degli Enti locali». «Non si può fare propaganda sul federalismo fiscale, ammonisce ancora la deputata e per questo annuncia che una volta in Parlamento il PD si riserverà di «presentare proposte e indicare con precisione su quali punti il Ddl Calderoli che presenta errori, ambiguità e rischi non accettabili, deve essere cambiato».

Ancora più scettico Paolo Fontanelli, responsabile Enti locali del PD, secondo il quale «il disegno di legge approvato è un testo generico e ancora lontano dalla effettiva realizzazione del federalismo fiscale», un dato già riconosciuto dallo stesso Roberto Formigioni, presidente della Regione Lombardia, il quale osserva come il testo vada «riempito di numeri e che occorrerà molto tempo per attuarlo». Non c’è dubbio per Fontanelli che si tratti del solito «annuncio più che di una vera riforma» da parte del governo e a questo punto ritiene evidente che «in questo contesto non è possibile sostenere una delega in bianco al governo e, così come chiedono anche i Comuni e le Regioni, bisogna dar via ad una commissione speciale in Parlamento per verificare concretamente i meccanismi e le cifre, coinvolgendo anche le organizzazioni degli Enti territoriali».

Per Anna Finoccharo, presidente dei senatori PD, il disegno di legge del governo «è più che altro una bandiera, un testo contraddittorio e pasticciato di cui non si capiscono i tempi di attuazione e soprattutto i costi. E', con tutta evidenza, soprattutto lo strumento di scambio politico tra il Pdl e la Lega». Finocchiaro, pur ribadendo la necessità «di una riforma in senso federalista dello Stato come strumento per migliorare l'efficienza della Pubblica amministrazione, per diminuire il divario tra il Nord e il Sud, per aumentare la responsabilità oltre che l'autonomia delle Regioni e degli Enti locali e per costruire un sistema di servizi più capillare e più vicino ai bisogni dei cittadini», è convinta che questo ddl non sia altro che «uno strumento di scambio politico all'interno della maggioranza, dai tempi incerti e soprattutto dai costi incerti». Per questo la Finocchiaro annuncia di dare presto battaglia non appena il testo approderà in Parlamento, soprattutto per capire «quanto costerà quest'operazione agli italiani e quali saranno i tempi di attuazione, perché il sospetto è che in realtà l'Esecutivo si fermerà agli annunci come per molte altre questioni». Il PD, dunque, ripete la presidente dei senatori PD, è pronto a «confrontarsi sui contenuti, come sempre», ma è anche pronto ad avanzare «proposte improntate a un federalismo solidale ed equo» di cui è un forte sostenitore.

AdO