29 agosto 2025
Aggiornato 08:30
Dichiarazione di Guglielmo Loy – Segretario Confederale UIL

Federalismo fiscale: no ad aumenti per lavoratori dipendenti e pensionati

Già oggi i tributi regionali pesano per 2.927 euro per contribuente

L’approvazione, in Consiglio dei Ministri, del Disegno di Legge Delega al Governo per l’attuazione del federalismo fiscale è senz’altro un fatto positivo, ma ciò non si deve tramutare in una delega in «bianco» alle Istituzioni sia statali che locali, e, soprattutto, non si deve tradurre in aumenti della pressione fiscale per i lavoratori dipendenti e pensionati.

Tra l’altro, l’attuazione del federalismo fiscale dovrà essere coerente con l’attribuzione delle funzioni al sistema delle Autonomie Locali, in modo di evitare duplicazioni, sprechi ed inefficienze del «sistema».
Le Regioni già oggi tra tributi propri e compartecipazioni ai tributi dello Stato amministrano oltre 125 Miliardi di euro, equivalenti al 60% del totale dei propri bilanci, pesando mediamente sulle tasche dei contribuenti per 2.927 euro pro capite.

Nel testo approvato dal Governo emergono luci, ma anche molte ombre. E’ condivisibile il principio della responsabilizzazione degli Amministratori Locali, non come il caso «Catania», e, la solidarietà verso le aree più deboli del Paese a patto, però, che la perequazione venga affidata allo Stato.
Ci lasciano perplessi alcuni aspetti legati ai tributi, laddove si parla di Addizionali Regionali e Comunali IRPEF, sulla cui applicazione le Amministrazioni regionali e locali hanno autonoma facoltà di manovrabilità. Non convince l’istituzione di nuove imposte locali di scopo e l’individuazione di nuovi tributi per le costituende Città metropolitane.

Non è, quindi, infondato il timore di un aumento della pressione fiscale soprattutto per i lavoratori dipendenti e pensionati per l’effetto di nuove Addizionali e nuovi tributi. Infatti, nonostante il blocco delle aliquote per il 2008, il 24% dei Comuni ha aumentato quest’anno l’Addizionale Comunale IRPEF. Chiediamo, pertanto al Governo di aprire un confronto con le forze economiche e sociali a partire dai «numeri» che la riforma comporta, perché non deve dimenticare che in Italia il gettito IRPEF proviene per l’80% dai redditi fissi.