7 dicembre 2019
Aggiornato 07:00

Ucraina, crolla maggioranza filo-occidentale

Dalla «Rivoluzione arancione» alla crisi del Caucaso

Choc annunciato in Ucraina. La coalizione filo-occidentale che sostiene il governo è crollata. «Annuncio ufficialmente la fine della coalizione che raggruppa le forze democratiche». Con queste parole è stato il presidente del Parlamento Arseny Yatsenyuk a confermare la notizia ufficiale. I partiti hanno da adesso trenta giorni di tempo per dare vita a un nuovo governo, trascorsi i quali il presidente Viktor Yushchenko, potrà indire nuove elezioni. «Non è un’apocalisse - ha continuato Yatsenyuk – è una sfida per la democrazia, e spero che la supereremo insieme».

In realtà, solo poche ore dopo l’annuncio, i partiti d’opposizione hanno preso di mira il presidente. Per i comunisti ucraini è immediatamente necessario lanciare la procedura di impeachment contro il presidente Viktor Yushchenko. Lo ha chiesto il leader del partito, Petro Symonenko, nel corso della seduta della Rada, il Parlamento ucraino, durante il dibattito seguito all'annuncio formale della fine della coalizione filo-occidentale guidata da Yulia Tymoshenko.

Symonenko aveva avanzato questa ipotesi anche in precedenza. «E' fuori da qualsiasi dubbio che debba essere fatto, perché Yushchenko ha causato troppi danni all'economia e al potenziale politico dell'Ucraina negli ultimi tre anni», ha dichiarato il leader del Partito comunista ucraino.

Ma tant’è. La coalizione filo-occidentale non esiste più. A determinare la spaccatura nel governo era stata la crisi nel Caucaso. «Nostra Ucraina» di Yushchenko aveva ritirato la delegazione dal governo presieduto da Yulia Tymoshenko, che si era schierata su posizioni filo-russe con il preciso obiettivo di restringere i poteri del presidente. I due erano saliti al potere sull'onda della «Rivoluzione arancione» del 2004. La Tymoschenko, che a suo tempo aveva raccolto la fiducia dell'Occidente, è oggi orientata a stringere un'alleanza elettorale con il filo-russo partito delle Regioni.

Ora si tratta di capire che cosa succederà. Due le opzioni in ballo: elezioni anticipate o la
creazione di una nuova alleanza a supporto di una maggioranza governativa. E proprio quest'ultima ipotesi – che sa tanto di ultima spiaggia - sembra prendere corpo nelle ultime ore, con la «benedizione» del presidente Viktor Yushchenko sulla nascita di un nuovo esecutivo a guida Tymoshenko, Nostra Ucraina e Blocco Lytvyn.

«Il presidente ucraino ha detto in molte occasioni che sostiene la presenza di una maggioranza democratica in parlamento», dice Andriy Kyslynsky, vice capo dello staff del presidente. «Yushchenko - continua - è convinto che l'unione tra Nostra Ucraina, il Blocco Yulia Tymoshenko e quello di Lytvyn potrebbe portare avanti l'integrazione europea e lo sviluppo democratico dell'Ucraina». L'ipotesi è stata avanzata da esponenti vicino alla Tymoshenko, annunciando l'intesa raggiunta tra lo stesso premier e Lytvyn.

Rimane il nodo delle leggi approvate dal Blocco Tymoshenko con il determinante aiuto dei filo-russi del Partito delle Regioni che limitano i poteri del presidente a favore di quelli del premier. Yushchenko è arrivato a parlare di «golpe anticostituzionale», accusando il premier di cospirare con Mosca in vista delle presidenziali. Nel parlamento ucraino - 450 seggi - sono presenti cinque partiti: il Partito delle regioni con 175 membri, il Blocco Yulia Tymoshenko con 156, Nostra Ucarina con 72, i comunisti con 27 e il Blocco Lytvyn con 20.

Ecco le tappe che negli ultimi quattro anni hanno portato dal trionfo della «Rivoluzione arancione» fino alla definitva rottura dei suoi due principali protagonisti.

- 21 nov. 2004: i sostenitori del candidato filo-occidentale Viktor Yushchenko scendono in piazza dopo i risultati delle elezioni presidenziali, denunciando brogli in favore del primo ministro filorusso Viktor Yanukovich. E' il primo passo della «rivoluzione arancione».
- 26 dic. 2004: si ripetono le elezioni presidenziali che segnano la vittoria di Yushchenko.
- 23 gen. 2005: Yushchenko entra in carica; Yulia Tymoschenko, la «pasionaria» della rivoluzione arancione, diventa primo ministro. L'Ucraina si avvicina agli Stati Uniti e all'Unione Europea.
- 26 mar. 2006: la coalizione «arancione» esce ridimensionata dalle elezioni parlamentari. Ad agosto il leader dell'opposizione Viktor Yanukovich diventa il nuovo premier, ma la linea del Paese resta filo-occidentale
- 30 set. 2007: nuove elezioni e strettissima maggioranza per la coalizione «arancione«
- 18 dic. 2007: Yulia Tymoschenko viene eletta premier dal parlamento ucraino con 226 voti favorevoli su 450, il minimo richiesto dalla Costituzione; la sua maggioranza è molto debole
- 18 ago. 2008: la presidenza ucraina punta il dito contro Yulia Tymoschenko, accusata di non aver condannato l'intervento russo in Georgia, al fine di assicurarsi l'appoggio della potenza alle elezioni presidenziali del 2009.
- 3 set. 2008: il presidente minaccia di indire elezioni anticipate dopo l'approvazione di alcune misure che riducono i poteri presidenziali a vantaggio di quelli del primo ministro
- 16 set. 2008: si scioglie la coalizione filo-occidentale al governo.

Stefano Cagelli