15 dicembre 2019
Aggiornato 14:00
L'allarme

Privacy: le smart Tv inviano i nostri dati sensibili a Netflix, Google e Facebook

Secondo due ricerche su vasta scala, i televisori collegati a Internet inviano dati sulla loro posizione e il loro utilizzo anche quando non li usiamo

Privacy: le smart Tv inviano i nostri dati sensibili a Netflix, Google e Facebook
Privacy: le smart Tv inviano i nostri dati sensibili a Netflix, Google e Facebook Shutterstock

LONDRA - Altroché grande fratello. Milioni di smart tv, ma anche altoparlanti Wifi e videocamere raccolgono dati sugli utenti e, senza che questi ne sappiano nulla, li trasmettono a giganti digitali come Google, Amazon o Netflix. A far scoppiare il caso sono state due indagini su vasta scala, sui cui il Financial Times apre l'edizione online.

Due ricerche su vasta scala

La prima analisi è stata condotta congiuntamente dalla Northeastern University e dall'Imperial College London. Ha evidenziato che diverse smart Tv di Samsung e Lg, così come gli stick pe la Tv digitale di Roky e di Amazon (FireTv) inviano dati come l'indirizzo IP e la località in cui si trova il telespettatore a Netflix e inserzionisti pubblicitari. Non solo, a effettuare questa silenziosa raccolta e trasmissione dati, secondo lo studio, sono anche dispositivi audio e telecamere collegati mediante sistemi wifi e meccanismi Iot (Internet of Things). Dati che anche in questo caso vengono inviati a decine di società, tra cui Spotify e Microsoft. Un'atra analisi, condotta dalla Princeton University ha a sua volta evidenziato l'invio di dati dalle suddette stick Tv a terze parti, tra cui Google.

Tutto in modalità criptata

Il primo studio ha scoperto che i dati consentono alle imprese che li ricevono di sapere che dispositivo stiano usando gli utenti, dove si trovino e perfino quando stanno interagendo con il sistema. In questo modo terze parti riescono ad avere indicazioni su quando un utente si trovi in casa e quando è fuori. Il tutto peraltro inviato in modalità criptata. In maniera tale che ai ricercatori che hanno condotto le analisi è stato anche difficile ricostruire quali informazioni venissero effettivamente trasmesse, rileva ancora il quotidiano britannico.