25 aprile 2019
Aggiornato 02:00
Innovazione

Kenya: dove l’innovazione «fintech» esplode

Un torinese ed un bolognese sono stati per due estati alla scoperta dell’ecosistema tra incubatori, startup ed imprese. Qua il loro racconto, con prossime avventure all’orizzonte

Uno dei workshop realizzati a Nairobi da Startup Africa Roadtrip
Uno dei workshop realizzati a Nairobi da Startup Africa Roadtrip ( Ufficio Stampa )

Nairobi, anno 2019: oltre 150.000 boda (ossia moto che fanno da taxi) sfrecciano tra le vie della città, tra nuovi semafori. Questi ultimi una novità per molti, mentre pagare via mobile il servizio SafeBoda (assimilabile ad Uber, ma per affittare un passaggio in moto) è ormai un’abitudine in quanto per oltre 20 milioni di abitanti il servizio M-Pesa permette di farlo ed è la perfetta quotidianità. Contrasti pazzeschi emergono dalla sintesi dell’avventura in cui si sono immersi il 28enne Andrea Censoni, Venture Investment Analyst di dPixel ed il 31enne Lorenzo D’Amelio, Innovation Strategist di BTREES. Si sono letteralmente inventati un format, ora definito «Startup Africa Roadtrip», volto a coinvolgere professionisti, creativi ed imprenditori nello sperimentare l’atmosfera dell’ecosistema dell’innovazione probabilmente meno immaginabile, ossia quello del continente africano. Prima, nel 2017, un viaggio in Uganda insieme anche ad Antonello Bartiromo, CEO di dPixel. Quindi, nell’estate del 2018, il Kenya tra Nairobi, Mombasa e alcuni Safari per unire la passione per l’innovazione alla scoperta di cultura e tradizioni locali. Abbiamo voluto ospitare il loro racconto nella cosiddetta «Digital Savannah» dell’East Africa nelle righe a seguire, con alcune anticipazioni rispetto alle prossime avventure che si prospettano.

Ci spiegate da dove nasce l’idea di questo viaggio?

Andrea C. «L’idea di questo viaggio nasce nel 2017 dai desideri e interessi personali «simili» di due amici, un pò «folli» e curiosi per natura. Lorenzo ed io ci eravamo conosciuti solo da qualche mese: entrambi appassionati di innovazione, digital marketing e imprenditorialità - Lorenzo imprenditore e fondatore di una startup, io da poco investment analyst in una venture capital firm. Senza ancora saperlo però, eravamo giù accomunati anche da un forte desiderio «personale» che entrambi stavamo coltivando da tempo: conoscere «sul campo» il continente africano, un continente troppo spesso vittima di pregiudizi e falsi miti, mettendoci in gioco e dedicando le proprie ferie in attività dove potessimo condividere la nostra curiosità e competenze professionali. La persona che ci ha «instradato» è una persona a cui entrambi dobbiamo molto del nostro successivo percorso alla scoperta di questo incredibile continente: Martino Ghielmi, fondatore di Vadoinafrica.com, la community italiana di riferimento per chi desidera intraprendere relazioni costruttive con il mondo africano».

Una sessione del Tech Meeting realizzato per potenziare le startup
Una sessione del Tech Meeting realizzato per potenziare le startup (Btrees)

Perché il FinTech risulta particolarmente sviluppato?

Lorenzo D.: «Prendete l’età media: in Kenya è di 18 anni rispetto ai 45 dell’Italia. Aggiungeteci che il desktop costa troppo e perciò la maggior parte degli utenti ha uno smartphone tramite cui accede al web. Poi considerate che moltissime persone non hanno il conto bancario, così succede che M-Pesa, la versione kenyana di Satispay per pagare con l’app da cellulare, conta 20 milioni di utenti su una popolazione di 50 milioni. Nata nel 2007, ricordo che una statistica di Forbes parlava già nel 2013 di un impatto addirittura del 43% sul GDP nazionale! In termini di utenti attivi nel digital payments sono almeno 20 volte più avanti di noi. Il contesto è completamente diverso dal nostro, per dire: stanno inserendo il wi-fi in tutti i bus - noi abbiamo conosciuto il progetto Moja di BRCK - ed Uber registra 4 volte gli utenti presenti in Italia: 360mila contro gli 80mila italiani».

L’incontro con il Country Manager di Uber Uganda.
L’incontro con il Country Manager di Uber Uganda. (Btrees)

Qual è il livello di investimenti in startup paragonato con quello europeo?

Andrea C.: «Una piccola e dovuta premessa: la raccolta di investimenti è un’attività chiave per una startup in fase early stage, difficile a qualsiasi latitudine e in molti casi determina la mortalità o meno di un’iniziativa imprenditoriale. Noi italiani per esempio ne sappiamo qualcosa, con un anno 2017 che era stato chiuso con un ammontare totale investito in startup di soli 155 milioni di euro, dato che fa sorridere se confrontato con i 147 milioni di euro raccolti dalle startup in Kenya (uno dei più sviluppati ecosistemi startup africani). In generale il 2018 si è chiuso con 640 milioni di euro raccolti dalle startup del continente africano, in crescita del + 28% rispetto all’anno precedente dove la raccolta si era fermata a 500 milioni di euro; dati che esprimono trend molto positivi ma ancora lontani dai 20 miliardi di euro investiti nel 2018 nelle startup europee. Inoltre i deals sono molto concentrati in 3 principali ecosistemi che fanno da «catalizzatori» di startup e fondi di venture capital: infatti quasi il 70% delle operazioni di investimento è avvenuto in Nigeria, Sud Africa e Kenya. Numeri e dati che indicano grande dinamismo e offerta di innovazione, ma che indicano anche grandi difficoltà nel fare startup al di fuori di questi 3 paesi. L’ecosistema in molti Paesi è ancora molto frammentato, esistono ottimi player ma mancano quelle connessioni che consentono all’innovazione di diventare un «processo sociale». C’è disponibilità di talenti, grazie al buon livello delle Università, ma il problema più grosso è proprio l’accesso al mercato dei capitali. In Uganda, dove siamo stati nel 2017, non sono presenti per esempio fondi di capitale di rischio e,  salvo alcuni Business Angels, il ricorso al credito bancario (con tassi di interesse fino al 25% annuo) rappresenta l’unica forma di finanziamento».

Attività di mentorship sviluppatasi in Outbox, incubatore powered by Google e Deloitte in Kampala, Uganda
Attività di mentorship sviluppatasi in Outbox, incubatore powered by Google e Deloitte in Kampala, Uganda (Btrees)

Ci sono stati incontri con delle startup in particolare?

Lorenzo D.: «Abbiamo avuto il piacere di realizzare dei workshop sia in Uganda che in Kenya per E4Impact, acceleratore e accademia per MBA che già è partner dell’Università Cattolica di Milano, ma al di là delle realtà conosciute in quell’occasione ci sono sicuramente un paio di startup significative. Matibabu, che nel 2017 è stata indicata nella lista delle Top 100 Startup da Google Ventures, nata per risolvere il problema della malaria unendo competenze di computer science con quelle mediche. Un impatto potenziale su circa 200 milioni di persone all’anno secondo l’OMS. Poi un’altra è sicuramente Insurance For All: il 90% della popolazione non ha un’assicurazione nè sanitaria nè sui mezzi di trasporto in proporzione all’Italia, dove solamente il 6% dei veicoli non sono coperti. Un potenziale di mercato enorme per un Paese che vede crescere costantemente il proprio GDP a partire dal +5% che si sta registrando nel 2018, seppur ciò non risparmi la costante presenza di baraccopoli, che abbiamo anche visitato, dove si vive con meno di 50 dollari al mese».

Quali saranno ora i prossimi passi per il futuro?

Andrea C.: «Il progetto #StartupAfricaRoadtrip è nato con la mission di condividere competenze professionali nell’ambito della creazione d’impresa, contribuendo allo sviluppo della nuova classe di aziende ed imprenditori africani, collegando gli stakeholder (startup, università, incubatori, corporate), facendo crescere l'ecosistema dell'innovazione locale e costruendo un ponte tra il tessuto industriale e l’ecosistema di innovazione Italo-Africano. Gli obiettivi per il 2019 di #StartupAfricaRoadtrip sono quelli di costruire un progetto che sia auto-sostenibile nel tempo e che generi un impatto continuativo nei territori di riferimento. Il perseguimento di questi obiettivi passa anche (e soprattutto) attraverso l'ampliamento del team: l’entusiasmo e il grande interesse che si è creato intorno a #StartupAfricaRoadtrip ci ha convinti ad «aprire» il progetto, accogliendo le professionalità eterogenee di ragazzi/e vogliosi di mettersi in gioco e dedicare il proprio  tempo libero in un’esperienza di volontariato non convenzionale e insieme stiamo costruendo il progetto che ci vedrà impegnati per il terzo anno consecutivo nell’ecosistema dell’innovazione dell’East Africa. Continuate quindi a seguirci sui nostri canali e, se volete supportare in qualche modo l’iniziativa, contattateci!».

Rafting nel Nilo: una delle attrattive imperdibili dell’Uganda
Rafting nel Nilo: una delle attrattive imperdibili dell’Uganda (Btrees)

Per gli interessati all’iniziativa, trovate tutte le info su www.startupafricaroadtrip.com.