19 settembre 2019
Aggiornato 16:30
gig economy

La nuova assicurazione per i rider di Deliveroo. Tutela o escamotage?

La nuova polizza garantirà massimali più elevati, nonché un rimborso in caso di inattività temporanea del rider a seguito di sinistro

La nuova assicurazione per i rider di Deliveroo. Tutela o escamotage?
La nuova assicurazione per i rider di Deliveroo. Tutela o escamotage? Shutterstock

MILANO - Nella giungla dell’economia dei lavoretti, a pochi giorni dalla sentenza del tribunale di Torino che ha fatto strabuzzare gli occhi ai sindacati sancendo la posizione dei rider di Foodora come «lavoratori autonomi», arriva un’importante novità per chi «trasporta pasti» nelle città connesse di oggi. Deliveroo ha, infatti, deciso di lanciare una nuova copertura assicurativa gratuita che sarà estesa ai 35mila rider presenti nei 12 paesi dove opera la piattaforma.

Un passo avanti importante e - dice Deliveroo - un vero e proprio «balzo in avanti rispetto a quanto finora attuato dalle altre aziende della gig economy». Soprattutto in un contesto piuttosto frastagliato che vede il fattorino in una posizione in alcun modo comparabile a quella di un lavoratore dipendente, senza obblighi di effettuare consegne e, soprattutto, nessuna esclusione pilotata da turni (che sono poi le motivazioni che hanno spinto il tribunale di Torino a emettere la sentenza nei confronti dei rider di Foodora, ndr.). Al netto delle agitazioni, Deliveroo ha deciso di agire in contrattacco.

La nuova polizza, stipulata con Qover (compagnia leader del settore), oltre a garantire - come in passato - la copertura in caso di infortuni e danni a terzi durante l’attività, garantirà massimali più elevati, nonché un rimborso in caso di inattività temporanea del rider a seguito di sinistro, a prescindere dal veicolo utilizzato per svolgere le consegne. La polizza coprirà tutti i rider loggati all’applicazione, inclusa l’ora successiva al log-off, tutelando così anche il rientro verso casa.

Per quanto concerne i massimali sugli infortuni, la nuova assicurazione garantirà fino al 75% delle entrate medie giornaliere per temporanea inattività fino a un massimo di 30 giorni; e ancora fino a 7.500 euro di spese mediche, 50 euro per ogni notte trascorsa in ospedale (fino a 60 giorni) e fino a 2mila euro di spese dentistiche. Saranno altresì coperti eventuali danni provvisori o permanenti a seguito di incidenti (udito, vista, parola o attività motoria anche parziale). Rientra, infine, nel pacchetto anche la copertura per eventuali danni verso terzi, con un aumento del massimale fino a 5 milioni di euro, e la responsabilità civile per tutti i ciclisti, i motociclisti non alla guida (essendo durante la guida già dotati di RCA obbligatoria per legge) e i rider che consegnano a piedi.

Obiettivo? Proteggere la flessibilità richiesta dai rider e garantire loro maggiore sicurezza durante l’attività di consegna. «Questa nuova copertura assicurativa - dichiara Matteo Sarzana, General Manager di Deliveroo Italia - è un'innovazione fondamentale per tutti i rider che collaborano con noi. Sappiamo che i rider apprezzano la flessibilità offerta da questo lavoro e la possibilità di coniugare al meglio questa attività con la loro vita privata. Tutti i rider meritano la massima sicurezza mentre sono in strada per le consegne. Questa nuova polizza aumenta le garanzie per i rider in caso d’infortunio, mantenendo il livello di flessibilità che chiedono e dando a tutti loro una copertura in caso di impossibilità di lavorare».

C’è da dire, però, che la compagnia continua a considerare i suoi «lavoratori» come autonomi. Deliveroo ha detto che stava spendendo una somma iniziale di 13 milioni di dollari per coprire i driver per le spese mediche fino a 10mila dollari, senza alcun costo per i suoi lavoratori, affermando di voler introdurre ulteriori benefici. In questo modo, però, la startup rischia di considerare i suoi rider come personale a contratto piuttosto che come lavoratori autonomi, come attualmente sostiene. L’azienda, in ogni caso, dice di sentirsi molto limitata dalla legge, anche nell’apporre nuovi benefici per il suo non-personale.

Attualmente, la maggior parte delle persone che lavorano per aziende come Uber e Deliveroo sono classificate nella documentazione contrattuale come lavoratori autonomi. Come risultato, non ricevono nessuno dei diritti che i lavoratori ottengono. Essere classificati come lavoratori autonomi, significa vedersi negati alcuni dei diritti fondamentali come le ferie pagate, indennità di malattia, e il salario minimo. Inoltre, non devono pagare i contributi previdenziali nazionali, così come non pagano i datori di lavoro, quindi c'è un ulteriore sforzo per la forza lavoro rimanente per finanziare la rete di sicurezza dei benefici universali.

Il lavoro autonomo offre potenziali benefici di flessibilità, ma avere uno status di lavoratore autonomo non è l'unico modo per avere flessibilità. Un relazione del governo britannico, lo scorso anno, ha criticato questo concetto come «finzione», affermando che i datori di lavoro che utilizzano questo modello sono motivati dal «profitto, non dalla flessibilità», in quanto il ricorso al lavoro autonomo significa che i datori di lavoro non sono tenuti a proteggerli dallo sfruttamento e dalle cattive condizioni di lavoro.

Nel mercato della gig economy luci e ombre si intersecano all’interno di un quadro normativo lacunoso e che stenta a trovare una soluzione. Deliveroo si dice pronto a estendere ulteriori benefici ai suoi lavoratori. Ma in nome di cosa? Profitto o flessibilità?