19 agosto 2019
Aggiornato 15:30
criptomonete

La Svizzera pubblica nuove linee guida (pro) ICO

La Svizzera pubblica linee guida per destreggiarsi nel mondo delle ICO

La Svizzera pubblica nuove linee guida (pro) ICO
La Svizzera pubblica nuove linee guida (pro) ICO Shutterstock

ZURIGO - Braccia aperte alle ICO. A stabilirlo è la Finma (l’Autorità federale elvetica di vigilanza sui mercati finanziari) in Svizzera, uno dei Paesi diventati leader - in questi mesi - nella raccolta di capitali tramite Initial Coin Offering. L’obiettivo della nazione, in controtendenza rispetto a buona parte del globo, è quello di sostenere le criptomonete, annunciando linee guida che dovrebbero aiutare le offerte iniziali di moneta a livello locale, favorendo - soprattutto - lo sviluppo della Blockchain. Come? Chiarendo quando gli imprenditori dovranno applicare le leggi antiriciclaggio e in materia di valori mobiliari.

Del resto, la Svizzera è stato un Paese pioniere in questo settore. Secondo PwC, quattro delle 10 principali offerte iniziali di monete proposte hanno utilizzato come base la Svizzera: e la Finma ha ricevuto oltre 100 richieste di orientamento. Ad attrarre startup nella nazione alpina, un vasto gruppo di investitori e specialisti della tecnologia, oltre a vantaggi fiscali e normativi.

Il diritto dei mercati finanziari non è applicabile a tutte le ICO e vi è un obbligo di controllo, perché le ICO hanno strutture molto diverse. Le circostanze devono essere prese in considerazione in ogni singolo caso.  Finora, tuttavia, non esistono disposizioni normative specifiche per le OCI. Non vi è stata inoltre alcuna giurisprudenza pertinente né una dottrina giuridica coerente. I principi della Finma si concentrano sulla funzionalità e la trasferibilità dei token. Nella sua valutazione regolamentare delle ICO, la Finma segue un approccio incentrato sulla funzione e sullo scopo economico dei token. Attualmente non esiste una classificazione dei gettoni generalmente accettata né in Svizzera né a livello internazionale.

Le linee guida della Finma individuano tre categorie di ICO. Le prime sono ICO di pagamento, sono trasferibili e possono fungere da mezzo di pagamento. L'autorità di regolamentazione ha affermato che tali misure avrebbero dovuto essere conformi alle norme antiriciclaggio, ma non sarebbero state trattate come titoli finanziari. Le seconde sono ICO di «utilità», non possono essere considerate titoli se il loro unico scopo è conferire diritti di accesso digitale a un'applicazione o servizio. Le terze sono ICO attive, sono trattate come azioni o obbligazioni se, ad esempio, pagano dividendi o interessi o danno diritto a flussi di utili. Queste saranno soggette a severi requisiti di legge in materia di valori mobiliari.

Mark Branson, amministratore delegato di Finma, ha detto venerdì che l’«approccio equilibrato» dell'autorità di regolamentazione ai progetti ICO permetterebbe agli «innovatori legittimi di navigare nel panorama normativo e quindi di lanciare i loro progetti in modo coerente con le nostre leggi a tutela degli investitori e dell' integrità del sistema finanziario». E’ chiaro che il fine ultimo è quello di aiutare il settore, in rapida crescita: «se si rimuove l’incertezza, si attira più business».

Un rischio? Forse. Del resto le ICO si basano sulla tecnologia Blockchain che sta dietro Bitcoin. Oltre a incoraggiare gli investitori speculativi, esse minacciano di perturbare il settore del venture capital riducendo i costi della raccolta di fondi e aprendo la possibilità di investire in startup a chiunque abbia uno smartphone.

A livello mondiale le autorità di regolamentazione sono preoccupate per l’uso di criptomonete da parte di criminali e per il riciclaggio di denaro, oltre ai rischi per gli investitori. E le banche tradizionali stanno cercando di impedire alle criptomonte di infiltrarsi all’interno del sistema finanziario convenzionale. La People's Bank of China (Pboc) ha fatto sapere che metterà al bando tutte le piattaforme domestiche e straniere per lo scambio di criptovalute e i siti per le ICO, stando a quanto riportato dal South China Morning Post. Benchè la Cina, infatti, avesse già messo al bando gli exchange locali di criptomonete e ICO, l’attività dei cinesi non si era mai veramente placata, anche grazie alle piattaforme estere. L’agenzia ufficiale cinese Xinhua ha spiegato che la Banca centrale stringerà i controlli sugli investitori domestici che si imbarchino in transazioni estere di valute virtuali e di ICO.