14 novembre 2019
Aggiornato 10:30
impresa

Imprenditori italiani, venite in Sudan e portate la vostra tecnologia

Il ministro del Sudan ha invitato gli imprenditori italiani a sfruttare le opportunità concesse dal Paese africano

Il ministro Ibrahim Ghandour
Il ministro Ibrahim Ghandour ANSA

ROMA – Più industria italiana. E’ quanto auspica oggi il Sudan, tornato sui mercati internazionali dopo la revoca delle sanzioni americane dello scorso ottobre. Ed è stato proprio l’architetto di tale revoca, il ministro degli Esteri sudanese, Ibrahim Ghandour, a invitare gli imprenditori italiani a «venire in Sudan per valutare le opportunità di fare affari», registrando «molto interesse».

Durante la sua tappa a Roma, il ministro ha riferito di due incontri avuti con gli imprenditori italiani: uno a Milano, che ha visto la partecipazione di aziende dei settori agroindustria, tessile, bancario, minerario, alimentare, e uno a Roma, con i vertici di Confindustria Assafrica&Mediterraneo, insieme a una ristretta rappresentanza del mondo imprenditoriale e di attori del Sistema Italia che ne supportano l’internazionalizzazione. Incontri definiti «molto positivi e proficui» dal capo della diplomazia sudanese.

«Oggi il Sudan sta vivendo in pace, non ci sono conflitti, nessuna rivolta. Il Sudan è sicuro – ha rimarcato – e ha grandi potenzialità perché ha terra, acqua, bestiame, minerali, petrolio, mercato, ma anche i mercati dei paesi vicini senza sbocchi sul mare che importano tutto dai porti del Sudan». Negli ultimi anni il Paese ha intensificato i contatti con il mondo imprenditoriale italiano, che si sono tradotti in tre Country presentation tra il 2013 e il 2017. Iniziative che hanno portato alla firma di accordi commerciali tra imprese italiane e sudanesi e di accordi-quadro, tra cui quello tra Assafrica e la Sudanese Business Employers Federation. Ad oggi, la maggiore presenza economica italiana si registra nei settori delle costruzioni, del pompaggio idrico, dell’energia e dell’agricoltura, con esportazioni italiane pari a 130 milioni di euro nel 2016 e importazioni per circa 16 milioni di euro.

Di fatto, dopo l’indipendenza del Sud Sudan nel 2011, che per Khartoum ha significato la perdita di una quota preponderante di introiti petroliferi, il Sudan sta provando a mettere in moto settori che gli permettano maggiore autosostenibilità, soprattutto quello agro-alimentare e dell’estrazione dell’oro. E da parte sudanese c’è grande interesse per i trasferimenti dall’Italia di tecnologia e «know-how», soprattutto nei settori agricolo ed estrattivo.

Da parte sua, il Presidente di Confindustria Assafrica & Mediterraneo, Giovanni Ottati, ha definito ottimi i risultati ottenuti finora, precisando che «questa azione di lungo periodo ha fatto sì che alla Fiera di Khartoum del gennaio scorso, la presenza italiana sia stata quattro volte superiore a quella dell’anno precedente».