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Startup: il difficile accesso ai fondi, ma la grande voglia di farcela

La storia di Ester e della sua startup, la difficoltà di accedere ai fondi, ma la grande soddisfazione di un'azienda

Startup: il difficile accesso ai fondi, ma la grande voglia di farcela
Startup: il difficile accesso ai fondi, ma la grande voglia di farcela (Shutterstock.com)

TORINO - La difficoltà di accedere ai fondi, la necessità di competenze e impegno per raggiungere delle metriche precise, la burocrazia che attende impellente, ancora prima di iniziare davvero, strozzina delle startup italiane, contraddistinte dal loro nanismo. Eppure, per Ester Liquori, vale ancora la pena credere in se stessi e investire nel futuro, nonostante le «regole» che nel nostro Paese hanno dimostrato di essere piuttosto obsolete. Lei, Ester, è co-founder di You Are My Guide (Yamgu), startup innovativa torinese che ha associato l’intelligenza artificiale al viaggio. Una vera e propria guida virtuale che suggerisce itinerari e informazioni di viaggio in linea con le esigenze di chi lo utilizza attraverso algoritmi che comprendo ciò di cui si ha bisogno, con una grande mole di dati sempre disponibile.

Un percorso che è iniziato, come spesso accade, a seguito di un’esperienza personale. «Cercavo un modo per crescere professionalmente - racconta Ester -. Il lavoro da dipendente, pur con i suoi naturali vantaggi, non ti mette davanti a tutto quello che condurre un'azienda comporta. Gestione finanziaria, amministrativa, commerciale, funzionale, di espansione. Gli aspetti che fanno parte del delicato mondo dell'impresa sono innumerevoli e, come in tutto, se non lo provi non lo sai. Ho quindi avviato prima una mia attività da libero professionista nel mondo della comunicazione aziendale. Entrare nel mondo delle startup è stato il passo successivo più naturale, la crescita che stavo cercando». E nel 2014 è nata Yamgu, frutto anche della smisurata passione per i viaggi e il pianeta che ci ospita.

Uno dei nodi dolenti del nostro sistema innovazione italiano, però, è rappresentato dai capitali, o meglio, dalla difficoltà di reperirli. Il 2017 è stato un anno nero per il Venture Capital nel nostro Paese, malgrado l’Europa abbia festeggiato la notte di San Silvestro con 19 miliardi di euro raccolti (nel 2016 ne erano stati investiti 14 milioni). L’Italia ha giocato al ribasso, raccogliendo solo 100 milioni di euro, un risultato pessimo, addirittura diminuito rispetto a quello degli scorsi anni. Ma se mancano soldi, l’ennesimo dramma, per le startup, è accedere ai fondi. «Questi, spesso, non tengono conto di un fatto molto semplice: la necessità di avere un buon flusso di cassa per accedere ai finanziamenti. Una startup che nasce, a meno che non sia uno spin-off di qualche azienda già consolidata, non ha sufficienti flussi di cassa per adempiere alle spese da quietanzare e rendicontare prima di essere finanziati (naturalmente in tempi variabili). In sintesi, per accedere ai fondi bisogna...avere fondi», spiega sarcastica Ester.

Ma l’intera attività di fundraising non va presa con leggerezza, richiede impegno, networking e competenze. «Il consiglio che mi sento di dare è di puntare tutto sul fatturato e la commercializzazione e solo una volta che si hanno dei numeri rivolgersi alla ricerca di capitali - afferma Ester -. Chi vorrà investire avrà allora delle basi su cui valutare l'interesse. Se ci sarà l'interesse allora si potrà procedere con il lavoro di fundrasing».

Ester e la sua startup, tuttavia, di strada ne hanno percorsa, superando anche la critica soglia di mortalità delle imprese innovative che vede il 50% di queste fallire dopo tre anni dalla loro nascita. Una startup che Ester e i suoi soci si sono finanziati da soli, per poi ottenere i fondi di un bando avviato da Finpiemonte, un prestito del Torino Social Innovation e un investimento dal Club Italia Investimenti 2. «Il lavoro deve dare soddisfazione altrimenti è un peso, un tirare avanti, mentre le nuove professioni e le nuove aziende puntano alla risorsa umana, alla persona e alla sua soddisfazione nel raggiungimento di obbiettivi e non di ore di presenza - dice Ester, ancora piena di sogni -. Se ci pensi per una nazione con ancora un'altissima percentuale di aziende basate sul modello verticale di fantozziana memoria, affacciarsi a questi nuovi modelli aziendali è davvero una  una sfida interessante».