31 maggio 2020
Aggiornato 04:30
retail

Perchè il 2018 sarà l'anno del Retail 4.0 (alimentare)

Partiamo dall’acquisizione da parte di Amazon di Whoole Food per spiegarvi il motivo per cui, quello che verrà, sarà l’anno del Retail 4.0

Perchè il 2018 sarà l'anno del Retail 4.0 (alimentare)
Perchè il 2018 sarà l'anno del Retail 4.0 (alimentare) Shutterstock

MILANO - L’avvenimento che ha segnato, in modo piuttosto decisivo, il 2017 è stato l’acquisizione da parte di Amazon di Whole Food Market per un valore che ha superato i 13 miliardi di dollari, una delle acquisizioni più importanti del colosso di Jeff Bezos. Dal quel giorno (siamo all’estate 2017), quello che sembrava essere un mercato destinato a crescere esponenzialmente (quello dell’e-commerce), ha visto l’introduzione di un nuovo concetto economico, all’interno dell’acquisto di beni (soprattutto alimentari): l’esperienza. Esperienze che - evidentemente - una sola piattaforma web non è in grado di soddisfare.

Partiamo dall’acquisizione da parte di Amazon di Whoole Food per spiegarvi il motivo per cui, quello che verrà, sarà l’anno del Retail 4.0. A trainare il mercato, ovviamente, restano le Big company. All’inizio di questa estate Alibaba, il colosso cinese dell’e-commerce, ha aperto l’ultimo dei 13 negozi del quartiere di Shangai all’interno dei quali sta sviluppando quello che viene definito New Retail, un modello che utilizza tecnologia e dati per fondere gli acquisti online e offline, offrendo ai consumatori un'esperienza di shopping più efficiente e flessibile. Dal 2015 Alibaba ha aperto 13 mercati Hema. Oltre alle 10 a Shanghai, ce ne sono due a Pechino e una a Ningbo. Ognuno di essi mira a servire una base clienti entro un raggio di tre chilometri per garantire un servizio rapido e di alto livello. I negozi Hema sono completamente mobili e consentono ai clienti di utilizzare Alipay, l’app di Alibaba per i pagamenti digitali. Le vendite dei negozi per unità di area sono tre-cinque volte superiori a quelle di altri supermercati. Hanno anche risolto un problema chiave delle consegne locali, con ogni negozio in grado di soddisfare migliaia di ordini al giorno.

I negozi sembrano dei normali supermercati di quartiere, con una selezione di cibi confezionati, prodotti, bevande e altri beni. Ogni articolo è dotato di un codice a barre scannerizzabile, che fornisce informazioni sul prezzo e sul prodotto, compresa l'origine e qualsiasi altra parte dell'articolo, se presente. I clienti scansionano il codice e completano il loro acquisto elettronico tramite Alipay in un registro di cassa prima di lasciare il negozio. L’esperienza d’acquisto è completamente personalizzata.

Negli ultimi anni infatti, la crescita dell’utilizzo di pc, smartphone, e altri device connessi ad internet (tra cui anche le Smart Television), ha fatto emergere la definizione di Consumatori Perpetuamente Connessi. Sono consumatori che utilizzano almeno tre device connessi nel web, e che accedono ad internet più volte in un giorno da diverse posizioni fisiche ed in mobilità. Una comunità di «multiscreener», che trascorrono la propria giornata di fronte ad uno schermo di un computer, di uno smarphone, di una Tv. E la scelta dello «schermo» da parte dei consumatori è sempre spinta dal contesto di fruizione (dove sono, cosa stanno cercando, quanto tempo hanno a disposizione). Finendo poi, per acquistare offline.

Secondo CB Insights, nel 2016 sono stati investiti circa 5 miliardi di dollari in 315 fasi di avvio della supply chain e della logistica. Questi investimenti hanno permesso di compiere importanti passi avanti tecnologici nell'efficienza dell'ultimo miglio, su cui si basa in modo specifico la spesa alimentare. L’interesse di Amazon e di Alibaba nei confronti del negozio fisico, ha portato i retailer tradizionali ad interessarsi alle tecnologie che migliorano l’esperienza d’acquisto, soprattutto attraverso l’uso delle startup. E questo è confermato dal fatto che le imprese innovative che offrono questi servizi hanno visto - a livello internazionale - una crescita degli investimenti del 20%, arrivando a 32 deals per 229 milioni di dollari, secondo CB Insights. Tra queste specialmente startup che forniscono tecnologia a retailer tradizionali, in particolare sensori per tracciare l’attività interna al punto vendita, software, sistemi di monitoraggio del magazzino e degli scaffali. Il finanziamento più alto? 64 milioni di dollari a Trax, una startup che utilizza sistemi di visione computerizzata per tracciare l’attività in store.

La tendenza si evince anche sul panorama italiano, dove il canale fisico rimane ancora quello predominante e in Italia in maniera ancora maggiore rispetto alla media Europea che è passata dal 76 al 69% (Deloitte). E tra i protagonisti degli acquisti in negozio si riconfermano i prodotti alimentari. Il negozio fisico da solo, però, non basta. Coop Alleanza 3.0, la più grande cooperativa di consumatori italiana, ha aperto sia a Roma che a Bologna EasyCoop, un portale attraverso cui è possibile ordinare i prodotti a marchio Coop e vederseli ricevere a casa in pochissimi minuti. Un’altra mossa vincente di Coop è stata la partnership con Satispay che permette quindi di pagare la spesa effettuata in negozio direttamente dallo smartphone. Il negozio offline, specie di generi alimentari, diventa quindi il punto nevralgico dove sperimentare le tecnologie, per un'esperienza d'acquisto che ci farà sentire unici.

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