6 giugno 2020
Aggiornato 17:00
fintech

Fintech, l'innovazione guidata da Banca Sella: «Punto d'ispirazione anche per altri Paesi»

Il Fintech District promosso da Banca Sella e Copernico è un vero e proprio gioiellino. «Non c'era momento migliore per investire in Italia»

MILANO - Alcuni l’hanno definita a tutti gli effetti una vera e propria rivoluzione culturale. Anche le banche, storici istituti tradizionali, stanno vedendo nel Fintech una vera e propria possibilità di crescita. Appoggiano le startup, le raccolgono sotto la loro ala protettrice, le spingono ad approcciarsi più al mercato di rischio che di debito, in un sistema, quello italiano, che vede le startup strettamente legate agli investimenti di debito, anziché all’equity. Per crescere, però, come afferma lo stesso presidente della Compagnia di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro, le startup «non hanno bisogno di debito, ma di equity». E detto dal presidente di una banca, ha il suo peso.

Secondo il rapporto «Digital disruption – How Fintech is Forcing Banking to a Tipping Point» di Citigroup di marzo 2016, nel mondo gli investimenti in tecnologia connessa alla finanza sono cresciuti in modo esponenziale nell’ultima decade: da 1,8 miliardi di dollari nel 2010 a 19 miliardi nel 2015. Gli investimenti in start-up che operano nel settore sonoinvece triplicati tra il 2013 e il 2014 passando da 4,05 miliardi a 12,2 miliardi di dollari con una crescita del 201% a livello globale nel 2014 (rispetto a una crescita media di tutti gli altri investimenti del 63%) e attestando l'Europa come l’area con la crescita più sostenuta, pari al 215% (1,48 miliardi) guidata da Regno Unito e Irlanda (42% degli investimenti totali).

Ma c’è una città che pullula di innovazione, fatta di grattacieli che bucano lo skyline già dalla periferia. Una città che da sempre è stata crocevia d’interessi nella sua storia e che oggi parla lingua del Fintech: Milano. Una città che rappresenta il traino dell’economia nel nostro Paese, come confermano i dati della Camera di Commercio, secondo cui il Pil della città metropolitana si attesta all'1,1 per cento, superando quello nazionale fermo allo 0,9. Il balzo delle startup, peraltro, è stato notevole: se a novembre 2013 erano solo 180, nello stesso periodo dell'anno scorso sono arrivate a quasi mille, un settimo delle startup innovative presenti nel nostro Paese.

Milano è una scelta. E a sceglierla, è stata, recentemente, anche Finleap, azienda tedesca che si definisce «costruttrice seriale di startup». Loro, quelli di Finleap, scelgono un’idea imprenditoriale e la lanciano sul mercato in poco tempo. Sono tra i primi inquilini del Fintech District, l’hub lanciato da Banca Sella e Copernico per ospitare le startup del settore finanziario. Un mastodontico parallelepipedo che s’innalza al cielo nel cuore pulsante di una Milano che profuma di affari e di futuro. L’obiettivo di Finleap è aprire il mercato italiano alle tredici startup forgiate grazie all’intraprendenza dei suoi fondatori, tutte attive nel mercato finanziario. Per Finleap è il momento perfetto per investire in Italia: «Le banche hanno capito che c’è un problema di trasformazione e un’opportunità nel Fintech, ma non sanno come risolverlo», racconta a Wired Marco Berini, a capo della neonata divisione italiana di Finleap.

Merito è anche del grande passo che ha fatto Banca Sella, mettendosi in gioco in prima linea. Il Fintech District che sorge in via Sassetti 32, nel quartiere Isola di Milano è un vero e proprio gioiellino. Frutto di una concezione completamente aperta dell’istituto bancario che si evince,  prima di tutto, nella volontà di collaborare con Copernico, soggetto leader in Italia nell’ambito della creazione di community business che ruotano attorno agli spazi fisici. Il secondo aspetto è temporale: «Non poteva esserci periodo migliore in cui avremo potuto avviare il progetto - ci racconta Stefano Azzalin, Head of  Fintech District -. E’ il momento in cui la città di Milano ambisce ad essere un hub internazionale di riferimento per il fintech e l’innovazione in generale; è il momento in cui le istituzioni e le autorità di controllo sono interessante a spingere il settore (perché un settore del fintech sviluppato comporta anche un impatto positivo sull’economia del Paese); e poi perché in Italia mancava ad oggi un hub fisico e virtuale dedicato al sostegno del settore, per farlo crescere sviluppando opportunità di business, in un momento in cui, nonostante il calo generale degli investimenti in startup italiane, si sono verificati i più alti investimenti in startup fintech di sempre in Italia (vedi il caso di Satispay che ha visto anche Banca Sella Holding partecipare al suo ultimo aumento di capitale) e per ultimo, ma non meno importante, perché la community fintech e il talento nel settore sono realtà già ben affermate ma che spesso risultano essere ancora molto frammentate».

L’operazione permetterà di accedere ancora di più i riflettori sull’Italia, attirando anche gli interessi di investitori stranieri di cui il nostro Paese ha davvero tanto bisogno, ma che spesso fuggono per mancanza di garanzie. Il venture capital, infatti, è legato a caratteristiche istituzionali dei Paesi che sono poco modificabili da parte del policy marker come la certezza della legge, un sistema politico efficace, la trasparenza negli aspetti regolatori, l’assenza di corruzione. L’unica leva nel breve periodo che può smuovere il mercato dei capitali di rischio in Europa, potrebbe essere una riduzione nella tassazione di capital gains e corporate income. Progetti come il Fintech District, però, possono rappresentare una leva importante per smuovere i capitali di rischio nel nostro Paese. «Il talento in Italia c’è, cosi come ci sono startup interessanti - continua Stefano Azzalin -. Sono solo frammentate per il territorio e l’investitore straniero che vuole entrare in contatto con il fintech italiano si trova a dover comunicare con molti operatori ed interlocutori. Essere l’unico punto di accesso al fintech del nostro Paese vuol dire proprio questo: facilitare l’attrazione di capitali stranieri verso l’Italia e facilitare le connessioni tra i diversi operatori e soggetti».

Un movimento, quello del Fintech, che trova spazio un po’ in tutta Europa, dal quale Banca Sella, ha tratto gli elementi più vantaggiosi: «Hub Fintech  in Europa ce ne sono: a Londra, Bruxelles, Berlino, Parigi, e anche nel mondo come ad esempio a Singapore e gli obiettivi sono tendenzialmente gli stessi del nostro Fintech Distict. Aggregare la community per facilitare le opportunità di business tra i partecipanti e l’attrazione di capitali. Tuttavia molte sono anche le differenze: ad esempio certi hub sono promossi dal governo e quindi di natura pubblica, altri sono iniziative di operatori indipendenti privati o associazioni, alcuni hanno solo la dimensione fisica e altri solo la dimensione virtuale - conclude Stefano Azzanni -. Ci siamo lasciati ispirare, prendendo i vari punti forza e dando la nostra interpretazione sperando che possa diventare a sua volta ispirazione per altri hub in paesi dove oggi non esistono».

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